Rassegna Stampa

Cure all’estero, ora si può

Assicurazione viaggi ImcVarato il decreto legislativo che recepisce la direttiva sull’assistenza transfrontaliera. Esclusione per i trapianti d’organo e i servizi «long term care»

L’Italia fissa le regole per entrare a far parte della “Schengen sanitaria“. Con il via libera di ieri in Consiglio dei ministri al decreto legislativo di recepimento della direttiva 2011/24/Ue sulle cure transfrontaliere, i pazienti comunitari potranno ricevere oltreconfine un’assistenza di qualità o usufruire della telemedicina. Con paletti e regole ben precise, che sono in gran parte ancora da fissare. Anche perché il testo varato dall’esecutivo Letta – in ritardo rispetto all’entrata in vigore della direttiva, il 25 ottobre – mette in piedi un’articolata architettura basata su autorizzazioni preventive, tariffe, rimborsi. Con tre premesse: accessibilità limitata alle cure inserite nei Livelli essenziali di assistenza, salvo deroghe regionali; possibilità di ricevere solo un rimborso indiretto, dopo aver pagato di tasca propria; obbligatorietà del rimborso limitata all’assistenza fruita in ambito pubblico.

Restano escluse dal campo di applicazione tre categorie: i servizi long term care, i trapianti d’organo e i programmi pubblici di vaccinazione.

«La direttiva rappresenta una grande opportunità per il nostro sistema – spiega il ministro della Salute, Beatrice Lorenzinperché ci consentirà di rilanciare le eccellenze all’estero. Sarà l’occasione per incrementare la nostra capacità di attrazione dei cittadini Ue». Appeal che fino a oggi è stato piuttosto scarso: a leggere i dati sulla mobilità sanitaria internazionale, l’Italia registra una saldo negativo pari a 25 milioni di euro, a partire da un debito di 75 milioni. E, soprattutto nel campo delle cure di alta specializzazione, esporta molti più pazienti di quanti ne arrivino. Numeri che in ogni caso non fotografano flussi consistenti, soprattutto a fronte dei dati della mobilità interregionale in Italia, che vale 3,7 miliardi. La direttiva, oltre ad ampliare il diritto di scelta del paziente, è quindi una chance per pareggiare i conti e migliorare in qualità.

Ma la prima condizione necessaria perché la Schengen sanitaria funzioni anche in Italia è che si riempia di contenuti la cornice approvata ieri. A partire da quel Punto di contatto nazionale, che sarà accessibile dal sito del ministero della Salute: qui cittadini e operatori troveranno le informazioni su strutture, criteri e modalità dei rimborsi, tariffe, procedure di denuncia in caso di malpractice, indicazioni su ricette mediche ed eventuali autorizzazioni preventive. Il decreto prevede infatti che per ottenere il rimborso di una serie di prestazioni sia necessario prima chiedere il “permesso” alla propria Asl, che dovrà rispondere entro 30 giorni o entro 15 nei casi più urgenti.

Il Punto di contatto nazionale, cui potranno affiancarsi sportelli regionali, partirà con l’entrata in vigore del provvedimento, dopo il parere della Conferenza Stato-Regioni e delle commissioni parlamentari. Ma il portale che conterrà tutte le informazioni richieste dall’Ue necessiterà di tempi più lunghi: «Perché diventi pienamente operativo – sottolinea Giovanni Bissoni, presidente dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che dovrà realizzare l’infrastruttura informatica – sarà necessario tutto il prossimo anno». Ciò la dice lunga sui tempi reali di applicazione della direttiva.

Ma la partita resta in alto mare anche sotto altri profili. Innanzitutto, il decreto pur elencando le fattispecie in cui il rimborso è soggetto ad autorizzazione preventiva – ricoveri di almeno una notte, cure che comportino un rischio particolare per il paziente, offerta erogata da strutture di cui sia incerto il livello di qualità e sicurezza, alte previsioni di spesa, eccezionali esigenze di pianificazione – rinvia per i dettagli a un successivo provvedimento attuativo. Idem per il sistema di monitoraggio della qualità e sicurezza delle cure ospedaliere, che il ministero della Salute dovrà mettere in piedi per conformare i propri standard alle indicazioni dell’Unione europea. E sempre un decreto interministeriale dovrà definire caratteristiche e contenuti delle ricette farmaceutiche rilasciate a pazienti che intendano utilizzarle in un altro Stato membro.

Sui criteri di rimborso la strada è più definita. I costi relativi all’assistenza transfrontaliera sono rimborsati sulla base delle tariffe regionali e le Regioni potranno sempre decidere di risarcire agli assicurati in Italia altre spese, come viaggio, alloggio e costi in più per i disabili. Ma proprio i costi sono, soprattutto in tempi di spending review, un tasto decisamente sensibile: per questo il decreto prevede la possibilità che i ministeri della Salute e dell’Economia – anche a prescindere da richieste delle stesse Regioni – limitino in casi eccezionali le possibilità di rimborso. Come dire che la libertà di cura rischia di infrangersi contro lo scoglio dei bilanci in rosso.

Autori: Barbara Gobbi e Rosaria Magnano – Il Sole 24 Ore

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