Opinione della Settimana

Pescara: «Noi, abbandonati dalle assicurazioni»

Pescara ImcTra l’incudine delle assicurazioni e il martello delle alluvioni. Sono i commercianti della zona di Porta Nuova i quali, se da un lato devono subire gli allagamenti, come in questo periodo anche a distanza di pochi giorni, dall’altro, pur volendolo, non possono neanche stipulare una polizza che li risarcisca per i danni patiti. E non solo per via della crisi, che non favorisce in tal senso, ma per il fatto che non ci sia alcuna compagnia che abbia voglia di addossarsi il rischio.

«È scontato», alcuni si sono sentiti rispondere, «che prima o poi da voi arrivi dell’acqua». E ora è tempo, a distanza di tre giorni, dopo esser stati alle prese con scope, secchi e palette, per chi non si è potuto permettere di chiamare un’impresa di pulizia, di ripartire. Ma anche della conta dei danni. È sconsolata, Elisabetta Tenerelli, dell’omonimo negozio di viale Marconi. «Sono entrati trenta centimetri di acqua», riferisce a proposito dell’inondazione di lunedì, «e ho dovuto buttare maglie, camicie e calze. Sono quarantadue anni che mi trovo qui e una cosa del genere non era mai accaduta. Ho chiamato poi un architetto», racconta rassegnata. «E più o meno stimerei che i danni subìti ammontino a diecimila euro. Ma l’assicurazione non l’ho contratta e ho dovuto anche pagare l’impresa per pulire il negozio. Le assicuro», si sfoga, «che ieri ho pianto».

Dall’altro lato della strada, molti meno danni, ma l’indignazione non latita. «Lunedì l’acqua è arrivata fino al ginocchio», esordisce Stefania Di Cola, dalla lavanderia Puerta del Sol. «E noi, all’incirca, abbiamo sopportato cinquecento euro di danni. Ma l’aspetto più grave è che siamo stati lasciati all’abbandono».

Poco più a sud, a leccarsi le ferite, con un negozio ancora in via di ripresa è Francesca Sisofo, dell’omonimo negozio di macchine per ufficio. «Un finimondo: in dieci giorni, due alluvioni», un knock out che stenderebbe chiunque.

«E nessuno ci ha avvertiti», sottolinea. «Noi adesso siamo in causa col Comune sia per i disagi del 28 luglio, sia per quelli del 14 settembre. E per adesso abbiamo accumulato un centinaio di migliaia di euro di danni, con le assicurazioni che non ci concedono una polizza. L’unica soluzione sarebbe quella di andarsene».

Sull’eccezionalità dell’evento ritorna Giovanni Tarantelli, alla guida del “T shirt. Express”, in via Tommaso da Celano. «In 15 anni non mi era mai capitato», precisa. «Tanto che 15 giorni fa l’acqua era entrata, ma non aveva arrecato danni. Invece, adesso ho dovuto buttare tante maglie, cuscini eccetera. Per questo non potrò neanche aprire il negozio a Bari, previsto per domani». I danni? Più o meno tremila euro. E senza assicurazione, perché non ce la fanno.

«Dal 1992 abbiamo subìti 120 allagamenti», evidenzia da via Pepe Carlo Cipollone, di Cipollone sport. «Stavolta i danni sono di decine e decine di migliaia di euro: lunedì siamo entrati e nonostante le paratie, le scarpe e altri prodotti galleggiavano, per non parlare del parquet. Siamo stufi e nessuno dell’amministrazione s’è fatto vedere», rimarca il commerciante. «Ho chiamato sette compagnie per assicurarmi, ma tutte mi hanno detto no», fa notare Guerino Francescone, del “3 A Sport specialist” di via Elettra. «E con l’acqua che è entrata, ho ricevuto 700 euro di danni». Una cifra analoga se n’è andata al “Pensavo peggio” di viale Pindaro, un locale di Angelo Di Iannicelli e 500 euro in libri, sulla stessa via, sono andati in fumo alla libreria universitaria, dove lavora Laura Silinskaite.

Autore: Vito de Luca – Il Centro Pescara (Articolo originale)

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