Opinione della Settimana

Le insolvenze non cresceranno più

La stima di Euler Hermes: nel 2013 sarà record ma il peggio è passato

Michele Pignotti (4) ImcLa Tekfor di Avigliana, in provincia di Torino, che produce componenti auto meccaniche e ingegneristiche. La Vinyls Italia, di Marghera (Venezia), che lavora nel settore chimico. Per non parlare della storica acciaieria Leali, in liquidazione da mesi. La recessione che ha colpito l’Italia ha messo in ginocchio tante imprese, provocando un’esplosione delle insolvenze a livelli che non si registravano da metà degli anni 90. A pochi giorni dalla fine dell’anno le attese sono di 13.700 casi per il 2013, che rappresenterebbero una crescita di oltre il 10% delle insolvenze rispetto al 2012.

Ma c’è un dato positivo: il peggio sembra essere passato e, secondo le previsioni di Euler Hermes, società del gruppo Allianz che lavora nell’assicurazione del credito, per l’anno prossimo è attesa una stabilizzazione. La crescita inarrestabile degli ultimi anni insomma si fermerà. «Il 2013 rappresenterà il sesto anno consecutivo di incremento dei livelli di insolvenza in Italia», dice Michele Pignotti (nella foto), capo della regione Paesi mediterranei, Medio Oriente e Africa di Euler Hermes, «mentre nel 2014 i primi sintomi di ripresa dovrebbero fornire un maggior accesso al credito e favorire lo sviluppo di nuove realtà imprenditoriali, più innovative e orientate ai mercati esteri».

Le previsioni di Euler Hermes sono per una crescita delle insolvenze pari a zero, il che vorrebbe comunque dire una stabilizzazione, per il prossimo anno, su livelli da record, anche se non mancano spunti di ottimismo. «Segnali di parziale ripresa rispetto ai livelli pre-crisi in termini di riduzione dei mancati pagamenti emergono dal tessile e dalla moda», continua Pignotti. A fare meglio degli altri sono in particolare le produzioni di fascia alta, come le eccellenze della concia e della pelletteria destinati a committenti esteri. Le prospettive sono buone, in particolare per le aziende maggiormente votate all’export, in settori come il farmaceutico, gli articoli in pelle, ma anche l’oreficeria e le bevande. «L’alimentare ha saputo poi razionalizzare, almeno in parte, la distribuzione all’ingrosso, migliorando la gestione dei flussi finanziari», dice il manager di Euler Hermes. Mentre nel commercio a soffrire sono soprattutto i più piccoli, come testimonia del resto la chiusura di molti negozi sostituiti dalla grande distribuzione. Anche se pure quest’ultima per la prima volta registra una diminuzione delle superfici, mentre si fanno spazio i discount.

Più debole appare infine il settore delle costruzioni, che è stato fortemente colpito dai ritardi nei pagamenti della pubblica amministrazione e dal blocco e dal rallentamento della spesa per opere pubbliche. «Non a caso le aziende del settore delle costruzioni che operano sull’estero sono in salute e in alcuni casi presentano bilanci soddisfacenti», dice Pignotti. Dalle costruzioni si scende poi verso settori a valle che soffrono per la scarsa domanda del mercato interno. Come quello degli accessori per l’edilizia, il cemento, i mobili o gli elettrodomestici. Solo questi ultimi due comparti negli ultimi mesi hanno usufruito di una boccata d’ossigeno grazie alle agevolazioni fiscali legate alle ristrutturazioni, l’unico fenomeno dell’edilizia che riesce a muoversi in controtendenza, ma che non è abbastanza forte per risollevare il settore nel suo complesso. Per i mesi a venire la bussola per orientarsi sul mercato sarà puntare alle imprese che operano con l’estero perché la crescita del pil italiano attesa per il 2014 (+0,3%) sarà trainata proprio dalla domanda estera, «l’unica componente che si prevede positiva», conclude Pignotti, «e che contribuirà a stabilizzare le insolvenze».

Autore: Anna Messia – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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