Opinione della Settimana

Generali, faro Ivass sulle attività argentine

L’istituto ha chiesto alla compagnia chiarimenti sulla gestione passata di Caja de Ahorro y Seguro e sul metodo di consolidamento. Sotto la lente alcuni finanziamenti concessi alla controllata

Generali - Caja de Ahorro y Seguro - Sede di Buenos Aires ImcL‘Ivass accende un faro su come in passato sono state gestite le attività in Argentina delle Generali. Lo scorso giugno quando l’Autorità di vigilanza del settore assicurativo e Consob hanno chiesto alla compagnia approfondimenti e spiegazioni rispetto alle operazioni con parti correlate, gli uomini di Salvatore Rossi avrebbero mandato alla compagnia una missiva aggiuntiva nella quale l’Istituto avrebbe chiesto di dar conto di alcuni aspetti legati alla controllata argentina Caja de Ahorro y Seguro (nella foto, la sede di Buenos Aires). In particolare, l’Ivass avrebbe sollecitato informazioni precise rispetto al tema del consolidamento della compagnia sudamericana e, stante quanto è riportato nel verbale del consiglio di amministrazione del Leone di Trieste del 5 luglio scorso, avrebbe anche chiesto spiegazioni riguardo il «processo decisionale relativo i finanziamenti concessi in relazione all’anzidetta controllata». Finanziamenti che sarebbero stati concessi nel periodo 2000-2002 e successivamente tra il 2003-2005.

Quanto al consolidamento, stando a quanto si legge nel bilancio 2012 il gruppo Caja de Ahorro viene consolidato con il metodo dell’integrazione globale. La decisione di iscrivere integralmente a bilancio la partecipata sarebbe legata al fatto che vengono soddisfatti tutti e tre i criteri contabili previsti dalla normativa. Generali ha il 47,5% delle azioni con diritto di voto ma possiede il 90% delle interessenze economiche. La Caja de Ahorro y Seguro è la seconda compagnia assicurativa dell’Argentina, con una quota di mercato del 6,4% nel settore danni e del 13,2% nel comparto vita. Generali condivide parte dell’avventura nell’attività assicurativa in Argentina con la famiglia Werthein che nella Caja ha diritti di voto pari al 42,5%. Un rapporto costruito parecchi anni addietro ma che recentemente è finito sotto la lente del management e delle Autorità. In particolare, come dato conto da questo giornale, i primi prestiti al gruppo Werthein risalgono al 1999 e nel corso dei dieci anni successivi alla dinastia sudamericana sono arrivati, dalla compagnia italiana, circa 800 milioni. Una fetta di questi finanziamenti sarebbe stata rimborsata ma una buona parte, quasi la metà, sarebbe stata iscritta a bilancio come crediti inesigibili. Se non bastasse, Consob si è mossa sui rapporti tra Trieste e i Werthein a valle della decisione di Telecom di cedere Telecom Argentina. Questo perché, come noto, Generali è socio della compagnia telefonica e i Werthein sono azionisti rilevanti del gruppo tlc sudamericano. Intreccio che la società avrebbe rappresentato in due consigli Telecom. Va però aggiunto, come riportato ieri da Il Sole 24 Ore, che Generali vanta nei confronti dei Werthein una call sul 32% di Sofora, opzione attraverso la quale la compagnia potrebbe rientrare nel capitale di Telecom Argentina. Tutto nasce da un credito di 175 milioni di dollari che i Werthein non hanno onorato.

Il quadro, dunque, è in generale piuttosto complesso. L’Ivass ha chiesto maggiori dettagli a giugno scorso. Richiesta in parte soddisfatta. Nel consiglio di amministrazione del 5 luglio Generali decise di affrontare la questione in una riunione successiva, quella del 30 luglio, e così avvenne. Tuttavia, complice la recente richiesta di Ivass di rivedere il dossier sulle operazioni con parti correlate, la questione sarebbe tornata d’attualità.

Autori: Laura Galvagni e Marigia Mangano – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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