Opinione della Settimana

Inchiesta Generali, Marchi sentito dal pm di Trieste

Enrico Marchi ImcAlla fine è uscito dicendo di aver fornito al pm tutte le informazioni chieste: «Non ho nulla da nascondere». Le parole sono di Enrico Marchi (nella foto), presidente di Save e presidente e consigliere delegato del suo azionista di controllo, Finanziaria Internazionale, all’uscita, l’altro giorno, dalla procura di Trieste. Dov’è stato interrogato, insieme ad Andrea De Vido, l’altro consigliere delegato di Finint, come persona informata sui fatti nell’ambito dell’inchiesta avviata dalla procura di Trieste (ad oggi senza indagati) sulle operazioni di investimento condotte dalle Generali durante la gestione di Giovanni Perissinotto.

L’inchiesta è quella che riguarda i cosiddetti rapporti tra Perissinotto e i soci veneti delle Generali riuniti nel veicolo Ferak (come la famiglia industriale degli Amenduni e Palladio Finanziaria), ed era stata aperta dalla procura di Trieste dopo la documentazione inviata dalla Consob e dall’Ivass, le autorità di controllo sulla Borsa e le società assicurative. Rapporti e investimenti su cui il successore di Perissinotto nel ruolo di amministratore delegato di Generali, Mario Greco, aveva concluso di non poter aprire azioni di responsabilità nei confronti della gestione precedente. Una linea contestata dall’Ivass, che aveva chiesto alle Generali di riconsiderare le conclusioni. Le due autorità avevano poi trasferito documenti alla procura di Trieste, dopo i controlli sugli investimenti in private equity e fondi alternativi.

Marchi ha detto di aver parlato con grande tranquillità al pubblico ministero. Ribadendo la linea già più volte sostenuta: con Generali i rapporti sono stati solo d’affari; rapporti, per altro, – è la tesi di Marchi – che per il colosso assicurativo triestino si sono per la maggior parte rivelati capaci di creare guadagni.

Con un’ulteriore sottolineatura, da parte del presidente di Finint, di fronte alle prime notizie che davano conto dell’apertura dell’inchiesta triestina: «Si punta il dito contro di noi per coprire dell’altro». Un modo per dire, probabilmente, che i rapporti tra le Generali di Perissinotto, Finint e i soci Veneti tornano a riemergere per coprire risultati meno brillanti di quanto atteso da parte della nuova gestione delle Generali di Greco. Gestione all’insegna dell’uscita dagli investimenti non core, tra cui quelle dalle scatole di controllo di Save proprio a fianco di Finint, che avevano impegnato il Leone e la Finanziaria in una lunga trattativa lo scorso anno, aprendo, per Marchi, una difficile partita per difendere l’assalto alla quota di controllo di Save. E che avrà ora la sua coda finale nella liquidazione, entro fine mese, di Finint a Generali degli ultimi 50 milioni del bond in cui la società assicurativa aveva investito.

Fonte: Corriere di Verona

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