Opinione della Settimana

Le mosse per pianificare al meglio il risparmio previdenziale

Risparmio a lungo termine ImcI risultati finanziari del 2013 sono stati molto incoraggianti con una performance dell’indice Ftse Mib del 16,5%. Anche i rendimenti dei fondi pensione sono stati positivi. Il primo bilancio ufficiale arriverà tra qualche tempo, ma già i dati sui nove mesi fotografano un trend positivo: secondo le ultime rilevazioni ufficiali della Covip aggiornate al 30 settembre i fondi pensione negoziali hanno reso mediamente il 3,2% (le linee azionarie l’8,2%), i fondi pensione aperti il 5,1% (le linee azionarie il 10,4%), i pip nella componente unit linked il 9% contro una rivalutazione del tfr dell’1,4%. C’è da brindare? Sicuramente c’è da nutrire una moderata soddisfazione, ma occorre comunque essere cauti, ricordandosi che si tratta di un recupero dopo le perdite consistenti del 2009 e del 2010 e che la bontà di una valutazione può essere espressa solo considerando un intervallo di giudizio sufficientemente congruo, particolarmente in ambito previdenziale dove l’orizzonte di proiezione è per definizione di lungo periodo. La domanda più generale diventa allora: come investire per integrare la propria pensione? Muovendosi infatti il percorso previdenziale in ottica di capitalizzazione dei contributi versati, diventa essenziale impostare efficacemente dal punto di vista finanziario il proprio portafoglio. La finalità finanziaria sembra dover essere quella, in un orizzonte temporale di medio-lungo periodo, di una crescita protetta e costante dei versamenti. È importante allora prima di tutto acquistare la necessaria consapevolezza che non è un rendimento annuale che determina la bravura di un gestore ma una serie periodica di performance. Non a caso la legislazione consente il trasferimento in neutralità fiscale da uno strumento previdenziale a un altro dopo due anni.

Secondo le recente ricerca Acri-Ipsos pubblicata in occasione della Giornata mondiale del risparmio gli italiani si confermano almeno dal punto di vista percettivo come un popolo di formiche. È maggioritario nel Paese l’atteggiamento di chi non vive tranquillo se non mette da parte risparmi. La crisi ha però scalfito le riserve accantonate. Andando alle scelte concrete, come investono gli italiani? La preferenza per la liquidità è stabilmente elevata: due risparmiatori su tre manifestano un atteggiamento di investimento nel breve termine con orizzonte temporale non superiore ai 18 mesi. Inoltre chi investe lo fa solo con una parte minore dei propri risparmi. Come evidenzia però l’Osservatorio Unicredit Pioneer, se da un lato una strategia basata su investimenti conservativi ha consentito di limitare la volatilità durante la crisi, dall’altro lato con la graduale normalizzazione dei mercati occorrerà puntare su una maggiore esposizione al rischio anche sfruttando i benefici della diversificazione, incrementando la componente di investimento verso strumenti professionali di gestione del risparmio in modo da ottenere una maggiore crescita del valore su un orizzonte temporale di medio-lungo periodo.

Nella costruzione di un percorso di previdenza integrativa deve essere bene chiaro che si tratta di un percorso di vita, per definizione di lungo periodo. Conseguentemente ogni tipo di valutazione di metodo e di merito dovrà essere proiettata in una prospettiva ampia sia con riferimento al quanto versare (la modalità di investimento è rateale), anche con riferimento all’ottimizzazione fiscale attraverso la deducibilità fiscale dei contributi entro il limite annuo dei 5.164, 57 euro, sia alla ricerca del rendimento da considerare adeguatamente sia ex ante che ex post. Come metodo il suggerimento è, in proiezione previdenziale, diversificare adeguatamente il proprio portafoglio come scudo efficace soprattutto nel medio-lungo periodo. E dal punto di vista pratico come muoversi? La possibilità è duplice. La prima via è quella della diversificazione in senso orizzontale, ripartendo cioè il proprio contributo/premio tra più linee. Vi è però anche una seconda opportunità, legata al concetto di tempo.

Il primo effetto è rappresentato dalla circostanza per cui un orizzonte temporale più ampio consente di mettere da parte una consistenza maggiore. Da non sottovalutare poi la possibilità di ripartire lo sforzo finanziario senza concentrarlo in singoli momenti (è il tema della sostenibilità finanziaria del risparmio previdenziale). La considerazione da condurre è poi rappresentata dalla necessità di valutare con attenzione il concetto di rischio finanziario in ambito previdenziale. All’allungarsi del periodo di riferimento la variabilità dei rendimenti medi annui tende a ridursi, sia per le azioni sia per le obbligazioni;. Ciò dipende dalla compensazione tra rendimenti negativi e positivi in un arco temporale sempre più ampio. Come tradurre queste considerazioni in scelte da parte dell’iscritto ad un fondo pensione? Il suggerimento è quello di adottare metodi di investimento quasi automatici. Come osserva il Mefop nel suo Midterm sulla gestione finanziaria dei fondi pensione, tali modelli, legati al ciclo di vita lavorativa dell’aderente, si possono declinare in due diverse modalità: i profili life cycle e i comparti target date. Nel primo caso l’allocazione viene modificata nel tempo accompagnando l’evoluzione del ciclo di vita dell’iscritto, nel secondo si sceglie un fondo in base alla propria data attesa di pensionamento e anche in questo caso spetta al gestore modificare l’allocazione del fondo.

Nei primi anni i versamenti destinati al fondo pensione andranno nel comparto azionario e, successivamente, i fondi verranno spostati in comparti bilanciati e in genere più tranquilli, a scadenze predeterminate, in relazione agli anni mancanti alla data di pensionamento. Sia nel life cycle che nel data target quello che va in ogni però attentamente valutato da parte del risparmiatore è l’orizzonte temporale della propria esigenza. Nel caso in cui si avesse intenzione di chiedere anticipazioni, un eventuale impiego di tipo life cycle ad esempio esporrebbe al rischio che il disinvestimento prima della scadenza potrebbe portare a consolidare perdite che altrimenti sarebbero ammortizzate nel periodo successivo. La soluzione potrebbe essere allora quella di ripartire il proprio contributo in relazione all’orizzonte temporale potenziale di permanenza su linee diverse.

Autore: Carlo Giuro – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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