Opinione della Settimana

Promotori e incentivi: Assosim contro il tetto di Bankitalia

Promotori finanziari - Remunerazione - Incentivi ImcL’associazione contesta l’estensione delle nuove regole sugli incentivi alle società di investimento

Il tetto che Bankitalia vuole mettere alle remunerazioni dei promotori non piace alle SIM che puntano il dito contro l’estensione anche alle imprese di investimento di logiche più simili al mondo dei dipendenti bancari (fisso e variabile) che al mondo dei consulenti e promotori.

In particolare nella risposta alla consultazione pubblica relativa alle modifiche al Provvedimento Banca d’Italia del 30 marzo 2011 (“Disposizioni in materia di politiche e prassi di remunerazione e incentivazione nelle banche e nei gruppi bancari”), Assosim – Associazione Italiana Intermediari Mobiliari – chiede che le forme di retribuzione incentivante adottate dalle SIM non appartenenti a gruppi bancari e dai gruppi di SIM non debbano tenere conto di determinati presidi prudenziali, quali il risk appetite framework, ossia il livello di rischio che una banca intende assumere per il perseguimento dei suoi obiettivi strategici.

Stando alle nuove disposizioni di Via Nazionale, infatti, le forme di retribuzione incentivante basate su strumenti finanziari (come le stock option) o collegate alla performance aziendale “devono essere coerenti con il quadro di riferimento per la determinazione della propensione al rischio (risk appetite framework) e con le politiche di governo e di gestione dei rischi”. I sistemi di remunerazione, inoltre, “devono tenere conto del capitale e della liquidità necessari a fronteggiare le attività intraprese ed essere strutturate in modo da evitare il prodursi di incentivi in conflitto con l’interesse della società in un’ottica di lungo periodo”.

Per quanto riguarda i promotori finanziari, Assosim chiede che la sola “componente non ricorrente della remunerazione sia assoggettabile a meccanismi di correzione ex post considerato che la componente ricorrente è sostanzialmente parificata alla quota fissa della remunerazione per i soggetti extra rete, la quale a sua volta non è soggetta a predetti correttivi”. Stando a Bankitalia, che vorrebbe introdurre uno stipendio composto da un “fisso” e una quota variabile anche per i promotori, la “remunerazione variabile maturata può ridursi in relazione alla dinamica dei risultati corretti per i rischi, ai livelli di capitale, a obiettivi di compliance ecc., e tali meccanismi devono prevedere la restituzione di un compenso già pagato al personale”. E secondo Via Nazionale resta ovviamente ferma la possibilità per la banca di applicare tali presidi anche alla parte considerata ricorrente.

Autore: Massimo Morici – Advisor Online (Articolo originale)

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