Opinione della Settimana

I lavoratori italiani, la previdenza complementare e l’analfabetismo finanziario

Secondo la Covip ineludibile una campagna di alfabetizzazione: “I big player scendano in campo”

Previdenza complementare questa sconosciuta? Sembrerebbe proprio di sì per una buona fetta di italiani, giovani e meno giovani (16 milioni per la precisione) che ha dimostrato di sapere poco o niente delle forme alternative di previdenza, mentre per ben 11 milioni si può parlare di vero e proprio analfabetismo finanziario.

Previdenza complementare - Domande ImcAd accendere i riflettori sulla sostanziale ‘ignoranza‘ degli italiani ci ha pensato il rapporto Covip-Censis che, fotografando conoscenza, competenza finanziaria e aspettative di 2400 lavoratori (800 dipendenti pubblici, 800 dipendenti privati, 800 lavoratori autonomi), definisce come ‘ineludibile’ una campagna volta a colmare questa grande voragine informativa.

La pensione, emerge dall’analisi, rappresenta per gli italiani un traguardo catalizzatore di una serie di paure: di sistema, verso l’eccessiva mutevolezza delle regole (per l’80% degli intervistati) e individuali. Il 34,1% teme di perdere il lavoro e restare senza pensione, il 24,9% ha paura di avere una fase di precarietà del lavoro con una contribuzione troppo intermittente, il 18,8% di avere difficoltà a finanziarsi (oltre la pensione pubblica, con fonti integrative complementari), l’8,3%, infine, teme di dover cambiare lavoro con il rischio di una contribuzione più bassa e contributi inferiori.

Il 45,8 % degli intervistati, in modo trasversale alle tre tipologie di lavoratori analizzati, si aspetta dunque una vecchiaia di ristrettezze. Solo il 24,5% è più ottimista affermando che avrà comunque abbastanza per togliersi qualche sfizio, mentre solo per l’8,2% la pensione coinciderà con un periodo di serenità anche grazie ai buoni redditi.

Ma se ci si aspetta pensioni pubbliche basse perché la previdenza complementare non decolla? Principalmente perché non è considerata come il secondo pilastro della previdenza, collocandosi infatti con il 16,5% solo al terzo posto nella classifica delle principali fonti di reddito durante il periodo di pensionamento. A precederla infatti sono i risparmi e titoli immobiliari per il 39,9% e i patrimoni immobiliari per il 18,7%.

I motivi della non adesione alla previdenza complementare sono molteplici: per il 41,4% degli intervistati è troppo costoso, il 28,4% non si fida, il 19,1% si considera troppo giovane per pensarci, l’8,8% preferisce lasciare il Tfr al datore di lavoro perché “garantisce rendimento più sicuro di un fondo pensione”, l’8,4% non vuole fare scelte che considera irreversibili, il 4% si ritiene infine soddisfatto della pensione pubblica per coprire le proprie esigenze.

L’ignoranza degli italiani in tema di previdenza complementare va dal funzionamento dell’interesse composto su un conto corrente, (il 47% non lo sa), al come varia il potere d’acquisto al variare di reddito e prezzi, (non lo sa il 49,1% degli intervistati). Il 43,7% dei lavoratori intervistati, infine, non sa che l’acquisto delle azioni di una singola azienda è più rischioso dell’acquisto di una quota di un fondo azionario.

Nonostante l’indagine abbia rilevato diversità anche significative, tra i dipendenti pubblici, quelli privati e gli autonomi nel rapporto con la previdenza, resta indubbio il dato chiave emerso dall’indagine: la difficoltà della previdenza complementare a imporsi agli occhi di tutti i lavoratori come lo strumento integrativo principe della pensione pubblica.

È necessario intervenire, sottolinea il rapporto, soprattutto “per creare nei lavoratori la consapevolezza del ruolo della previdenza complementare quale strumento di integrazione della pensione pubblica, soprattutto tra coloro che, pur nelle difficoltà della crisi, riescono a risparmiare e, impauriti dal taglio delle pensioni pubbliche, vogliono costruire un pilastro integrativo“.

Cosa fare? Prima di tutto intervenire sui fattori soggettivi, colmando i buchi nella conoscenza basic della previdenza complementare attraverso l’utilizzo di una pluralità di canali e il coinvolgimento dei big player informativi (sindacato, assicurazioni, banche, società di risparmio gestito). Il primo passo per una corretta alfabetizzazione finanziaria, conclude l’indagine, è veicolare e promuovere il concetto di fiducia e affidabilità dei soggetti della previdenza complementare che devono essere percepiti come “dalla parte dei lavoratori“.

Fonte: Newsletter del Salone del Risparmio (Articolo originale)

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