Opinione della Settimana

Maurizio Agazzi (Cometa): «Ecco perché si può rinunciare a una pizza per aderire»

Salvadanaio 2E’ il fondo pensione negoziale più grande di tutti: oltre 8 miliardi di euro di patrimonio in gestione. Cometa è il veicolo di previdenza integrativa dei metalmeccanici. Il direttore generale è Maurizio Agazzi e qui spiega perché un operaio dovrebbe rinunciare a una pizza al mese per aderire (e contribuire) al fondo pensione di categoria. «Innanzitutto perché costa meno di una pizza e di una birra. Ovvero 15 euro a cui vi sono da sommare altri 15 euro versati dal datore di lavoro. Stiamo parlando del contributo minimo pari all’i,6% come prevede lo statuto di Cometa».

Rinunciare dunque a una pizza al mese. E poi?

Poi ci sono altri vantaggi.

Li può elencare?

Per il Tfr da versare nel fondo, ci sono le stesse regole in caso di anticipo e poi è tassato in maniera agevolata, con l’aliquota del 15% a scalare per ogni anno di permanenza nel fondo oltre il quindicesimo anno. Se invece il Tfr resta in azienda verrà tassato almeno al 23 per cento.

Altri vantaggi fiscali?

Si possono dedurre dal reddito complessivo i contributi versati fino al limite dei vecchi 10 milioni di lire ovvero 5.164 euro. Viene dunque abbattuto l’imponibile fiscale.

Sul versante della gestione?

Anche in tal caso vi sono dei vantaggi. Costi ridotti per una gestione finanziaria che costa 16 euro annui. Una gestione che altrimenti il lavoratore non avrebbe mai.

A un giovane dipendente privato sembra convenire. E a un 45-50enne?

Anche, visto che abbatte l’imponibile fiscale.

Lei è ovviamente positivo sui fondi pensione negoziali. Eppure non c’è coda per iscriversi. Poca cultura previdenziale in Italia?

Certo, c’è carenza di informazione. È stata fatta tanta propaganda nel 2007 in occasione del silenzio-assenso. Poi più nulla.

La “busta arancione” (le stime sulla pensione futura da comunicare ogni anno ai lavoratori, ndr) può essere una soluzione?

Premetto che non sono per fare del terrorismo. Eppure, una comunicazione puntuale sulla futura pensione obbligatoria, di certo farebbe prendere coscienza sulla questione previdenziale.

Anche perché prima si comincia a riempire il salvadanaio previdenziale, meglio è. Giusto?

Sì, e avere davanti agli occhi il dato sulla futura pensione, genera consapevolezza.

Stiamo parlando dei dipendenti privati. E sul versante del pubblico impiego?

Lì c’è un grande problema visto che non viene applicata la 252 (dlgs 252/2005 – ndIMC), nota come “Riforma Maroni“. C’è da fare una riflessione seria sul tema.

Ci sono poi autonomi, precari e altri che non hanno un fondo di categoria o no?

I lavoratori con i contratti a tempo determinato possono iscriversi al fondo di categoria di riferimento.

Non ci sono troppi piccoli fondi pensione negoziali? In questo modo non si fanno economie di scala.

Ci sono oggettivamente fondi che rappresentano categorie con pochissimi lavoratori. Ma vi sono poi fondi con pochi iscritti rispetto all’ampia platea di riferimento. Per esempio nel commercio, a fronte di 2oomila aderenti, vi è una potenziale platea di 2 milioni di lavoratori.

Resta la questione dimensione dei fondi. Vero?

Sì. Noi con oltre 8 miliardi di euro di patrimonio possiamo avere una gestione più efficiente degli attivi. Se un fondo ha 20-30 milioni di euro non potrà fare lo stesso.

Lei a titolo personale è molto attivo su twitter. I social network potrebbero avvicinare di più i giovani ai fondi pensione e in genere alla previdenza integrativa?

Credo proprio di sì e alcuni fondi, compresi noi, ci stiamo muovendo in tal senso.

E la finanza sostenibile potrebbe creare più passione tra i potenziali aderenti?

Sì, senza perdere di vista l’obiettivo che è quello di far rendere i contributi versati dagli aderenti.

Autore: Vitaliano D’Angerio – Il Sole 24 Ore

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