Opinione della Settimana

Ora potrebbero rifilarci la «Rc cicli»

Con la riforma del codice della strada in vista anche un’assicurazione per le due ruote

Biciclette ImcIl progetto di ridurre il numero di articoli del Codice della Strada potrebbe subire ben presto una battuta di arresto, visto che entro l’estate potrebbero essere inserite le nuove norme che regolano la circolazione contromano per le biciclette in città. Non si tratta di una novità assoluta, visto che già l’opportunità era stata introdotta nel 2012 nelle zone urbane con velocità limitata a 30 km/h, sulla base di quanto già accade in vari Paesi europei. Una soluzione già applicata da alcuni comuni italiani, da Bolzano a Ferrara, da Lodi a Pesaro, che prossimamente potrebbe essere estesa a tutto il territorio nazionale. Non dovrebbe trattarsi di una deregolamentazione, ma di una possibilità offerta a determinate condizioni: che la strada sia larga almeno 4 metri al netto dei veicoli in sosta, che la velocità sia limitata a 30 km/h e che non sia consentito il traffico ai veicoli pesanti.

Il provvedimento ha un po’ il sapore di quanto avvenuto qualche anno fa con i ciclomotori. Visto che non si riusciva ad arginare il fenomeno del trasporto di un passeggero sui «cinquantini», il divieto è stato cancellato e regolamentato. Oggi che le biciclette hanno ormai superato le auto nelle vendite e la guida contromano è ormai una consuetudine nelle città prive di piste ciclabili, si usa lo stesso metodo. Ma attenzione, non dobbiamo dimenticare che siamo in Italia, e nessuna operazione su una determinata categoria è fine a se stessa. Spesso c’è un rovescio della medaglia, con effetto boomerang sui portafogli dei cittadini.

La notevole diffusione delle due ruote a pedali rappresenta lo spunto per aggiungere nuove spese, sfruttando l’alibi del conseguente incremento di sinistri che vedono coinvolti i ciclisti. Già si parla della possibilità di introdurre un’assicurazione obbligatoria, che potrebbe passare anche attraverso una sorta di contrassegno di immatricolazione. L’idea viene da quanto avveniva in Svizzera dal 1960, dove ogni bicicletta era inizialmente dotata di una piccola targa, rimpiazzata in tempi più recenti da una «vignetta» autoadesiva. Se ne parla al passato, poiché l’obbligo è decaduto nel 2012, quando il contrassegno è andato in pensione. lasciando il posto alle polizze private. Visto che se ne parla e che l’operazione potrebbe fruttare svariati milioni di euro, è difficile credere che l’idea di classificare e tassare anche i mezzi di trasporto più economici possa cadere nel nulla. Resta l’incognita di quanto possa pesare l’assicurazione obbligatoria, che in Svizzera aveva un costo poco più che simbolico: 5 franchi, vale a dire meno di 3 euro l’anno. Non bisogna dimenticare che non dovrebbe essere necessaria una polizza esclusiva, dato che il rischio di responsabilità civile sui pedali è già compreso nella maggior parte delle polizze per il capo famiglia, che coprono eventuali danni causati da ogni componente del nucleo.

Autore: Valerio Boni – Il Giornale

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