Opinione della Settimana

«Generali, Finint uscirà non appena possibile»

Marchi: «Una richiesta danni dal Leone? Siamo tranquilli»

Enrico Marchi Imc«Intendo vendere le azioni Generali il prima possibile». Enrico Marchi (nella foto) guida con Andrea De Vido la Finint, finanziaria che del Leone è azionista attraverso Ferak con l’1,02% ed Effeti (Ferak-Crt) con il 2,15%. Tre operazioni effettuate con Trieste quando ai vertici c’era Giovanni Perissinotto sono entrate nel mirino del group ceo Mario Greco. E la compagnia sta valutando una richiesta di danni verso la società veneta. «Siamo tranquilli perché abbiamo operato in trasparenza. Disponiamo di tutte le carte che possono provarlo, ma nessuno ce le ha chieste».

Sulle tre operazioni Marchi dà la sua versione. Il bond da 50 milioni sottoscritto da Generali nell’autunno 2004 «è stato rimborsato puntualmente» dopo che, aggiunge, «una nostra proposta di parziale riscadenzamento è stata considerata come un’ammissione di illiquidità». E su un fido da 28 milioni di Banca Generali «hanno tentato di metterci in difficoltà ritirandolo improvvisamente». Più complessa l’operazione Telit che nel 2000 ha visto Marchi e De Vido «in veste di advisor». Generali «era socio al 31% di Telit in gravi difficolta. E c’erano pressioni perché intervenisse per salvare 3.500 posti di lavoro. Abbiamo suggerito una sorta di cartolarizzazione: una società ha acquistato immobili Telit per una cinquantina di milioni, finanziata indirettamente (attraverso una scatola off shore) da Generali. A Trieste sono rimasti 15 milioni, fra rimborsi e cash, con una minusvalenza di 35». Una perdita secca. «Col senno di poi è facile dirlo. Tuttavia se avessero investito in equity Telit avrebbero perso tutto». I soci di Finint nel 2008 sono entrati nella società degli immobili. C’è poi il dossier Sipi, «nata come contenitore di equity, in prospettiva da quotare», nel 2008 Generali è entrata nell’operazione sottoscrivendo carta commerciale per 40 milioni, rinnovata più volte. La crisi ha fatto perdere valore alle azioni acquisite da Sipi. «Se a fine 2015 le quotazioni saranno tornate alla normalità, la carta sarà rimborsata. Nella peggiore delle ipotesi il 50% è garantito da una fideiussione Finint».

Autore: Sergio Bocconi – Corriere della Sera

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