Rassegna Stampa

Poste accelera sul piano industriale

La società anticipa da luglio a maggio la presentazione del business plan che supporterà la quotazione in Borsa. La crescita arriverà dall’estero. Le polizze spingono i ricavi 2013: +8% a 26 miliardi

Massimo Sarmi (2) ImcPoste Italiane accelera sul piano industriale in vista della quotazione a piazza Affari. Il gruppo guidato da Massimo Sarmi (nella foto), d’intesa con l’azionista ministero dell’Economia con il quale sta predisponendo il nuovo documento in queste settimane, ha stabilito di anticipare la presentazione del piano 2015-17 alla seconda metà di maggio, rispetto a una scadenza inizialmente indicata a luglio. Il documento sarà fondamentale per illustrare a nuovi potenziali azionisti – investitori istituzionali e risparmiatori – i settori sui quali il gruppo intende puntare per garantire la crescita e la redditività che daranno un ritorno appetibile a chi comprerà le azioni della società. I numeri 2013 di Poste Italiane, approvati ieri dal consiglio di amministrazione, sono infatti all’insegna della stabilità e della sostanziale tenuta: i ricavi salgono dell’8 per cento, a 26 miliardi, mentre l’utile è in lieve flessione, pari a 1 miliardo (contro 1,032 miliardi del 2012) principalmente per effetti fiscali. Per convincere il mercato, e soprattutto i fondi internazionali a entrare nel capitale, bisognerà raccontare una storia di sviluppo.

L’ad Sarmi ha messo in cantiere tutta una serie di iniziative, molte anche all’estero, finalizzate proprio a questo scopo. Tra queste il commercio elettronico, la fatturazione elettronica per le imprese, la novità del cloud computing. All’estero si punta alla commercializzazione delle carte prepagate in Spagna, alla telefonia mobile in Brasile, alla posta ibrida e ai servizi finanziari in Russia in collaborazione con l’operatore dei recapiti locale, per citare qualche esempio.

A giorni, intanto, è attesa la scelta del consorzio di banche, una ventina in tutto tra global coordinator e book runner, che dovranno curare il collocamento. L’Ipo è ipotizzata – salvo slittamenti – tra ottobre e novembre di quest’anno.

Nel frattempo è stata fissata per il 29 (e 30 aprile in seconda convocazione) l’assemblea per l’approvazione del bilancio che dovrà anche procedere a nominare il vertice di Poste, visto che l’attuale è in scadenza. Il gruppo dei recapiti sarà dunque la prima – o comunque tra le prime – società controllata dallo Stato ad avviare il valzer delle nomine. Nel caso delle società quotate – le cui assemblee si tengono nella gran parte dei casi a maggio – il Tesoro deve presentare la propria lista almeno tre settimane prima del meeting dei soci. Nel caso di Poste, invece, controllata al 100% dal Tesoro e non quotata, l’azionista può arrivare con la decisione direttamente in assemblea.

Tornando ai dati di bilancio, questi confermano il trend ormai in atto da alcuni anni. Continua il lento declino del comparto postale, che erode ogni anno circa 200 milioni di euro di ricavi: questi sono scesi da 4,6 a 4,4 miliardi. Mantiene una moderata crescita il comparto dei servizi finanziari, raccolti nel Bancoposta. I ricavi salgono dell’1,5%, da 5,31 a 5,39 miliardi sulla spinta della crescita della raccolta, passata da 41,5 a 43,9 miliardi. L’utile netto del settore passa a 371 milioni contro 342 milioni del 2012. In linea con quanto raccomandato da Banca d’Italia negli esercizi 2011 e 2012, anche nel 2013 buona parte dell’utile netto (per 200 milioni circa) è stato destinato a patrimonio del Bancoposta per rafforzare le coperture del gruppo a fronte del rischio leva e del rischio tasso (Poste non ha rischio credito perchè, a differenza delle banche, non può erogare prestiti). Il patrimonio netto dell’intero gruppo – sul quale incide ogni anno la valutazione a fair value dei titoli di Stato in cui la società deve investire la raccolta dei conti correnti e dei premi assicurativi – è salito da 5,6 miliardi del 2012 a 7,1 miliardi.

Il comparto assicurativo si conferma il vero driver dell’attuale crescita del gruppo: i premi di Poste Vita sono passati da 10,5 a 13,2 miliardi (+25%). Eppure se il comparto tira la crescita, al contempo contribuisce ad appesantire i costi totali del gruppo che sono saliti da 22,6 miliardi del 2012 a 24,8 miliardi perchè in questa voce vengono incluse anche le variazioni delle riserve tecniche assicurative, che nel 2012 hanno pesato per 12,9 miliardi. Le riserve tecniche complessive del settore assicurativo ammontano a circa 67 miliardi.

L’indebitamento si mantiene costante a 1,2 miliardi, che includono bond per 800 milioni e due linee di credito erogate dalla Bei. La cassa a fine anno si attestava a 540 milioni.

Autore: Laura Serafini – Il Sole 24 Ore

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