Opinione della Settimana

Sicurezza, medici attivi

Un interpello del ministero del lavoro sul ruolo dei professionisti. Sanitari in prima linea nella valutazione rischi

Medici in prima linea nella valutazione dei rischi. Infatti, la collaborazione da dare al datore di lavoro è obbligatoria e da intendersi attiva. Il medico, in altre parole, prima di redigere il suo protocollo sanitario, deve attivarsi per avere una conoscenza dei rischi (con sopralluoghi negli ambienti del lavoro, per esempio) e non limitarsi alle informazioni del datore di lavoro. Se non da collaborazione il medico rischia l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda da 438,40 a 1.753,60 euro. Lo precisa la commissione per gli interpelli sulla sicurezza del lavoro nella nota n. 5/2014 a risposta di un quesito della Federazione medici chirurghi e odontoiatri.

Medico ImcLa «collaborazione» del medico. La Federazione ha chiesto di sapere che cosa debba intendersi con il termine «collabora» previsto dall’art. 25, comma 1, lett. a) del T.u. sicurezza (dlgs n. 81/2008). La predetta norma stabilisce che il medico competente «collabori» con datore di lavoro e Spp, il servizio di prevenzione e di protezione, alla valutazione dei rischi anche ai fini della programmazione della sorveglianza sanitaria, alla predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela, nonché all’attività di formazione e informazione dei lavoratori e all’organizzazione di primo soccorso.

Il ruolo del medico. Secondo la commissione, il T.u. sicurezza ha dato al medico un ruolo di maggiore rilevanza nel sistema di organizzazione della prevenzione aziendale rispetto al passato.

L’attività di «collaborazione» era già prevista dalle precedenti norme (digs n. 626/1994), ma limitata «sulla base della specifica conoscenza dell’organizzazione dell’azienda o dell’unità produttiva e delle situazioni di rischio, alla predisposizione dell’attuazione delle misure per la tutela della salute e dell’integrità psicofisica di lavoratori». Con il T.u. è stata invece ampliata, con estensione alla programmazione della sorveglianza sanitaria, all’attività di formazione e informazione dei lavoratori, all’organizzazione del primo soccorso, prevedendo una sanzione penale per la violazione di tale obbligo di «collaborazione» (per la sola valutazione dei rischi la pena è l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda da 438,49 a 1.753,60 Euro).

Il medico competente, precisa ancora la commissione, è tenuto a collaborare all’effettuazione della valutazione dei rischi non solo sulla base delle informazioni ricevute dallo stesso datore di lavoro, ma acquisendole anche di sua iniziativa attraverso, per esempio, le seguenti attività:

a) visita degli ambienti di lavoro: nel corso del sopralluogo, il medico competente prende visione del ciclo produttivo, verifica le condizioni correlate ai possibili rischi per la salute presenti nelle specifiche aree, interagisce con il datore di lavoro e/o con l’Rspp, dialoga con i lavoratori e i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, laddove presenti;

b) sorveglianza sanitaria: elementi utili allo scopo sono forniti dalla cartella sanitaria.

Nuova valutazione rischi con il subentro. In conclusione, per la commissione «l’obbligo di collaborazione va inteso in maniera attiva». In sintesi, prima di redigere il suo protocollo sanitario, il medico deve avere una conoscenza dei rischi presenti e quindi collaborare alla valutazione dei rischi. Ancora, la commissione precisa che qualora il medico sia nominato dopo la redazione della valutazione dei rischi subentrando ad altro medico, egli deve provvedere a una rivisitazione della valutazione per gli aspetti di competenza.

Medico multabile dall’ispettore. Infine, l’eventuale mancata collaborazione del medico può essere oggetto di accertamento da parte degli organi di vigilanza.

Autore: Daniele Cirioli – ItaliaOggi

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