Opinione della Settimana

Rc Auto, è la città a fare la differenza

La sottoscrizione della sola Rc auto per chi abita a Napoli risulta più costosa del 70 per cento rispetto a chi risiede a Milano

Rc Auto - Tariffe (4) ImcComparare le offerte a caccia del prezzo migliore può essere un esercizio frustrante se sul certificato di residenza è segnato il Cap sbagliato. Questo perché le offerte delle compagnie possono variare anche in misura consistente da città a città e da zona a zona. Facendo qualche preventivo sui siti delle compagnie assicurative, in media risulta che la sottoscrizione della sola Rc auto per chi abita a Napoli, per esempio, costa il 70% in più rispetto a chi risiede a Milano. La differenza tra le diverse zone è tale da neutralizzare, in alcuni casi, il vantaggio di prezzo per chi sceglie le polizze online, che in media costano il 20-30% in meno rispetto a quelle vendute sui canali tradizionali, secondo le stime del Politecnico di Milano. A Napoli, a parità di parametri una polizza tradizionale Allianz può arrivare a costare meno dello stesso contratto comprato da Genialloyd, compagnia diretta dello stesso gruppo. Questo esempio in particolare potrebbe indurre a ritenere ci sia una differenza di trattamento tra Nord e Sud, ma in realtà gli addetti ai lavori spiegano che il gap è legato fondamentalmente ad alcune differenze tra le diverse zone, in termini di abitudini di guida e frequenza degli incidenti. «L’incidenza della sinistrosità è l’aspetto che spiega le differenze tra i costi dell’Rc auto in diverse aree del Paese», spiega Vittorio Verdone, direttore centrale auto, consumatori e distribuzione Ania. Sul punto, l’Italia evidenzia una situazione a macchia di leopardo: «Non è un fenomeno di polarizzazione Nord-Sud, i prezzi variano da città a città in virtù del maggior numero di incidenti: ci sono aree in cui i dati sulle frequenze dei sinistri sono superiori alla media del 50-60%».

Dal punto di vista tecnico, sono diversi i parametri che determinano una banda di prezzo ampia tra diverse zone del Paese, spiega Pietro Bianchi, direttore commerciale di Direct Line. «Il nostro prodotto, per esempio, si compone di oltre 20 parametri tariffari che combinati fra loro vanno a determinare il reale profilo di rischio e di conseguenza la reale tariffa». I parametri sono poi monitorati dalla compagnia per verificare la possibilità di offrire sconti e promozioni. «Tra questi parametri – prosegue – le abitudini di guida, il tipo di auto, le coperture acquistate, l’area in cui si circola, le abitudini di acquisto. Per poter fare una comparazione reale infatti bisognerebbe confrontare le tariffe di ogni città e non solo procedere a una comparazione di macroregioni. Per fare un semplice esempio, il prodotto Direct Line è estremamente competitivo in Sicilia, regione ovviamente meridionale». Infatti, in media dalle simulazioni emerge che sottoscrivere una polizza a Palermo costa molto meno che a Napoli, anche se è più oneroso rispetto a Milano o Torino.

In ogni caso, le ampie oscillazioni di prezzo tra le diverse zone fanno parte degli stessi meccanismi distorsivi che costringono gli italiani a pagare molto di più per l’Rc auto rispetto a tedeschi, francesi, inglesi e spagnoli. Cioè l’elevata percentuale di incidenti e di frodi non rilevate. «I fenomeni speculativi – interviene ancora Verdone dell’Ania – si riverberano anche su altri aspetti, come il massiccio contenzioso»: in Italia il 45% degli incidenti finisce in causa, secondo i dati di uno studio di Boston Consulting Group, contro una media del 15% negli altri Paesi europei. Quindi non è solo un problema di costi: «È tutto un sistema che, se non bonificato, può creare notevoli problemi». Secondo l’esperto ci sono delle possibili soluzioni. Per esempio, «si potrebbero rivedere le disposizioni sulla procedura di liquidazione dei danni, che attualmente prevedono che le compagnie dopo la richiesta di risarcimento abbiano l’obbligo di presentare l’offerta entro termini stringenti, con pochissimo tempo a disposizione per reagire contro i sinistri che appaiono speculativi. Nel decreto Destinazione Italia – continua – c’erano alcune disposizioni poi stralciate che miravano a colpire i comportamenti speculativi, per esempio riducendo i termini di richiesta di risarcimento, che adesso si possono presentare entro due anni. O per arginare altri fenomeni distorsivi, come la cessione del credito al risarcimento, che non è neppure vantaggioso per i danneggiati ma solo lucroso per i professionisti. Queste disposizioni sono state stralciate e convertite in disegno di leggere ordinario. Che però in questo momento è fermo: non è stato assegnato ad alcuna commissione», conclude Verdone.

Autore: Gaia Giorgio Fedi – Il Sole 24 Ore

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