Opinione della Settimana

Pensioni, una giungla da disboscare e rivedere

Previdenza complementare - Domande ImcNell’Europarlamento è trapelato informalmente che il premier Matteo Renzi avrebbe garantito all’interno del suo Pd di non annunciare tagli sulla previdenza durante la campagna elettorale per le europee del maggio prossimo.

Ma, subito dopo, i vincoli di bilancio concordati con Bruxelles dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, dovrebbero costringere la maggioranza di governo a eliminare almeno i privilegi più costosi e ingiusti di alcune categorie, che nella Prima e Seconda Repubblica hanno ottenuto di poter incassare «pensioni d’oro» in cambio di contributi più bassi (o molto più bassi) rispetto ai livelli del sistema Inps. Renzi potrebbe giustificare l’intervento con le sollecitazioni ricevute da cittadini nell’ambito delle sue richieste di segnalargli dove tagliare costi eccessivi, sprechi e privilegi.

Già nel 1997 una serie di inchieste del Corriere sui mega-stipendi e sulle «pensioni d’oro» di parlamentari, boiardi delle imprese pubbliche, dipendenti degli organi costituzionali e di Bankitalia, magistrati, professionisti vari (tra cui la parte dei giornalisti iscritta al fondo Inpgi 1) aveva rivelato una forzatura dell’articolo 38 della Costituzione. Questo garantisce a tutti gli anziani «mezzi adeguati» per una vita dignitosa e non ricche rendite a chi ha già incassato redditi ingenti per molti anni. La contribuzione previdenziale dovrebbe essere un po’ come quella fiscale, cioè orientata a far pagare chi ha di più a vantaggio di chi ha di meno. Ma decenni di «inciuci» tra politici e corporazioni più influenti hanno invece generato un sistema pensionistico simile a un «Robin Hood al rovescio», che toglie ai poveri per dare ai ricchi.

Il Consiglio d’Europa ha richiamato l’Italia perché le pensioni minime (circa 500 euro mensili) non consentono una vita dignitosa. Il Corriere ha segnalato che sette milioni di pensionati prendono meno di mille euro al mese. Mentre ex governanti, parlamentari, politici regionali e altre categorie privilegiate incassano «pensioni d’oro» nonostante contributi spesso più bassi rispetto ai livelli Inps. In genere queste corporazioni vengono anche esentate (in parte o del tutto) proprio dal contribuire a garantire una vita dignitosa agli anziani meno abbienti, ai disoccupati e ai disabili, che restano a carico dei comuni cittadini. A volte i privilegiati incassano la «pensione d’oro» molto prima rispetto all’età delle regole generali. Alcuni governi hanno regalato «leggine» (e perfino molti milioni) a casse di categoria per mantenere i loro privilegi.

Esistono poi possibilità di cumulo incredibili. Sui giornali è citato frequentemente il caso dell’ex premier e ministro del Tesoro craxiano, Giuliano Amato, considerato tra i principali responsabili politici dell’esplosione del debito pubblico e del crollo della lira nel ‘92. Amato ha cumulato «pensioni d’oro» per ben 31 mila euro mensili e si è difeso dichiarando al Corriere di versarne un parte in beneficenza (ma senza specificare a chi e da quando).

Il dilagare della disoccupazione e del precariato sta estendendo a molti milioni di cittadini il rischio futuro della vecchiaia in povertà. La coalizione di governo potrebbe così varare «regole uguali per tutti», alzare le pensioni minime, fissare un «tetto» massimo alle rendite alte e delegare alle casse di categoria solo la previdenza integrativa.

Autore: Ivo Caizzi – CorrierEconomia

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