Rassegna Stampa

Marchi: "Generali con Finint non ha perso un euro"

«Non abbiamo nulla da nascondere, ci riserviamo ogni azione a nostra tutela»

Enrico Marchi Imc«Noi non abbiamo nulla da nascondere. Siamo leader in Italia nelle cartolarizzazioni, abbiamo più di 500 dipendenti e siamo l’unica banca d’affari in Italia cresciuta anche negli anni della Grande Crisi 2008-2009. Le Generali non hanno mai perso un euro dalle operazioni con Finint»: Enrico Marchi (nella foto), presidente di Save e fondatore con Andrea de Vido di Finanziaria Internazionale, parte lancia in resta. E replica al rappresentante di Talete Consulting, Arturo Albano, che nell’ultima assemblea del gruppo triestino ha invocato più chiarezza sulla gestione passata chiedendo (in una intervista di sabato 3 maggio a Il Piccolo) di avviare «azioni di risarcimento» per recuperare «le perdite subite dalle Generali in investimenti alternativi e nei finanziamenti concessi a Finint, Palladio, Veneto Banca e altri». Marchi proprio non ci sta e ribadisce che fra Finint e il gruppo triestino, a parte le partecipazioni azionarie incrociate, non c’è alcuna esposizione. Poi spiega di percepire un clima di pressione sulla finanza veneta da Venezia a Trieste. E ricorda, non senza dietrologie, che «il rappresentante di Talete è stato candidato a rappresentare gli azionisti di risparmio nell’assemblea Danieli di gennaio di quest’anno per conto di Amber». Il fondo Amber è titolare di quasi il 20% dell’aeroporto di Venezia, tenace avversario della gestione Marchi anche nell’ultima assemblea di Save.

Presidente Marchi, si sente accusato ingiustamente?

Sono pronto a confrontarmi con tutti gli azionisti di Generali, in tutte le sedi necessarie per spiegare che non c’è stato alcun danno alla compagnia ma, anzi, Finint è stato un partner profittevole. Qual è il senso di questo accanimento terapeutico nei confronti della passata gestione dell’ex ad delle Generali Perissinotto? Noi non abbiamo nulla da nascondere.

Il nuovo corso di Greco ha incassato il plauso degli investitori istituzionali, in particolare sul fronte della governance…

Mi chiedo da dove provenga tutta questa soddisfazione considerato che l’indice Mib negli ultimi sei mesi è cresciuto del 13,66% mentre le Generali nello stesso periodo hanno perso il 2%. Mi sembra che il titolo abbia un andamento deludente anche considerato che non ha beneficiato di questo miglioramento dell’outlook a livello Paese visto che ha alleggerito i suoi investimenti in titoli di stato.

Lei ha smentito quanto riferito dal Ceo in assemblea che Generali ha 200 milioni di esposizione verso Finint, ridotta per circa la metà.

Ribadisco che ad oggi non c’è alcun rapporto con Generali, oltre alle partecipazioni azionarie incrociate (Generali è azionista di Finint con il 10%, gli azionisti veneti di Ferak hanno l’1,1% del Leone, ndr). È una dichiarazione che ci ha stupito e ci riserviamo qualsiasi azione a nostra tutela. Il gruppo triestino non ha perso un euro dai finanziamenti con Finint. Nel marzo 2013 ci è stato improvvisamente revocato un fido da Banca Generali che abbiamo estinto. A gennaio 2014 scadeva un bond da 50 milioni che abbiamo regolarmente pagato. Ci sono poi due fondi di investimento gestiti da Finint nei quali il Leone ha investito che si sono comportati bene: il primo, Nordest Investiment Partners (Neip 1), ha avuto un rendimento del 18%. E anche il secondo è in utile. La stessa operazione con Capital Appreciation è una operazione di cartolarizzazione strutturata che è stata stipulata da Finanziaria Internazionale ma che non ci riguarda.

Ma lei delle operazioni di Greco quali elementi fattuali contesta? Ad esempio con Banca Generali è stata realizzata una buona plusvalenza…

Banca Generali è stato un buon investimento della precedente gestione Perissinotto. Non mi sembra però che la vendita del 20%, quando il titolo valeva 13 euro (oggi ne vale 22), sia avvenuta al momento giusto. E poi che senso ha disinvestire in Banca Generali e poi puntare 50 milioni su un hedge fund inglese come Algebris? E poi Generali ha ricomprato le quote di Kellner nell’Est Europa. Anche qui riconoscendo il valore di quella operazione che tante discussioni aveva provocato.

Autore: Piercarlo Fiumanò – Il Piccolo

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