Opinione della Settimana

Capitali, rimpatrio all’italiana

Entro fine giugno la nuova legge sull’emersione dei patrimoni all’estero dovrebbe essere approvata. Ecco come cambierà la vecchia norma e come si pone rispetto alle scelte degli altri Paesi Ue

Voluntary Disclosure - Capitali esteri ImcL’obiettivo è avere  una nuova voluntary disclosure entro la fine del prossimo  giugno. Dopo che il vecchio provvedimento è stato stralciato dal decreto che ne portava il nome, la palla è passata alla Camera dei Deputati, dove un apposito comitato ristretto è al lavoro sul nuovo testo. «I passaggi più significativi avverranno subito dopo le elezioni europee, quando contiamo di chiudere i lavori del comitato e fissare i l termine per presentare gli emendamenti in commissione», dice a MF-Milano Finanza Daniele Capezzone (Fi), presidente della commissione Finanze. «Stiamo studiando gli emendamenti che possano essere migliorativi del testo base su cui si è avviata la discussione», gli fa eco Giovanni Sanga, deputato del Pd e relatore della proposta di legge. Insomma, sebbene nei prossimi giorni tra elezioni e decreti in conversione i deputati saranno impegnati su altri fronti, la road map per arrivare entro l’estate a una nuova norma sul rientro dei capitali rimane valida. D’altronde i maggiori Paesi europei già dispongono di norme volte a favorire l’emersione dell’evasione fiscale, introdotte più o meno di recente.

La prima a partire è stata la Germania, che ha introdotto l’autodenuncia già nel 2011. Il sistema tedesco non prevede sanzioni penali né amministrative ma questa corsia preferenziale non si può utilizzare se è già in atto una verifica fiscale. Se le imposte evase superano 50 mila euro oltre alle tasse dovute si paga anche una sanzione amministrativa del 5%. In Spagna, invece, una tax amnesty è stata lanciata nel 2012 e, anche se al momento quella disciplina non è più valida nel Paese, è ancora possibile sanare situazioni irregolari, sempre che non vi sia un’indagine del fisco già in atto, pagando le imposte e una sovrattassa dal 5 al 20%. Regolarizzando in tal modo la propria posizione si è salvi da sanzioni penali e amministrative.

In Francia le norme per l’emersione dei capitali sono tra le più rigide del Continente. Parigi pretende non solo il pagamento di tasse e addizionali, ma anche di interessi e sanzioni, e non dà garanzie ai contribuenti su futuri procedimenti penali e amministrativi.

Decisamente diversa è invece l’impostazione del Regno Unito, dove la materia del rientro dei capitali è regolata da accordi bilaterali tra Londra e gli Stati dove si annidano molti patrimoni in fuga dal fisco britannico. In particolare Londra ha siglato un memorandum of understanding (che vale per il periodo 2013-2016) con il Liechtenstein e uno con l’Isola di Man, Jersey e Guernsey. In generale questi accordi non prevedono la possibilità, o la prevedono solo in maniera limitata, di avvalersi della norme sul rientro per chi sia già incappato nei controlli. Per quanto riguarda il secondo memorandum, in particolare, il periodo di riferimento è il 1999-2013 e non sono previsti pagamenti per gli anni precedenti il ’99. Le sanzioni massime per gli anni cui si applica l’accordo vanno però dal 10 al 40% e l’immunità penale non è automatica.

In questo quadro è interessante capire come si muoverà l’Italia. «Nel solco delle linee Ocse», assicura il relatore Sanga. Ma secondo Capezzone è importante modificare la vecchia voluntary in modo da «renderla semplice e conveniente. Senza cedere a derive condonizie ma con una precisa volontà di incoraggiare i contribuenti a tornare in Italia. Altrimenti semplicemente questo non accadrà e si perderà un’occasione».

Di certo «un tratto caratteristico delle voluntary estere è la depenalizzazione e questo dovrebbe essere un elemento da prendere in considerazione in Italia senza se e senza ma», sottolinea Fabrizio Vedana, vicedirettore di Unione Fiduciaria. E guardando all’esperienza europea il riferimento dovrebbe essere la Germania, dove «non si prevedono sanzioni penali e al pagamento delle imposte non si aggiungono né interessi né sanzioni».

Al di là degli auspici e delle prese di posizione, però, anche se un nuovo testo ancora non c’è, sono ormai piuttosto chiari i punti deboli della vecchia normativa e quindi si possono immaginare i contorni della nuova legge. Innanzi tutto dovrà essere affrontata la tematica dell’autoriciclaggio. L’introduzione nell’ordinamento italiano di questo reato è allo studio dell’esecutivo e il provvedimento che lo sancirà, ha spiegato nei giorni scorsi il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, dovrebbe essere abbinato proprio al testo sull’emersione dei capitali. Ma la materia andrà trattata con le pinze: «È importante che l’introduzione dell’autoriciclaggio avvenga tenendo conto della necessità di fare salva la finestra della voluntary», sottolinea Vedana. Se così non fosse chi aderisse alla operazione di rientro rischierebbe poi di essere incriminato per autoriciclaggio.

Le altre novità che saranno introdotte nel nuovo testo sull’emersione dei capitali vanno dalla semplificazione delle procedure (a partire dalle modalità di calcolo dei guadagni da tassare) alla copertura penale degli intermediari. Ma la vera sorpresa dovrebbe essere l’estensione della procedura anche ai capitali non dichiarati che si trovano in Italia. La questione, assicura il relatore Sanga, è già stata sollevata e avrebbe buone probabilità di raccogliere i consensi necessari a passare. D’altronde, «sarebbe una scelta improntata a equità, per non penalizzare chi aveva fatto evasione mantenendo i beni in Italia rispetto a chi lo aveva fatto portandoli all’estero», conclude Vedana. Secondo il vicedirettore di Unione fiduciaria, però, nel caso in cui questo allargamento ai capitali in Italia passasse, «sarà molto importante l’opera di formazione e informazione nei confronti del personale delle banche». Finora infatti chi lavora agli sportelli bancari ha avuto il compito di effettuare molti controlli su chi si presenta a versare ingenti somme di denaro liquido, il che potrebbe complicare la regolarizzazione.

Autore: Luisa Leone – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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