Opinione della Settimana

Tronconi, Marè, Vallacqua: a che punto è la previdenza

Nell’ambito delle Giornate abbiamo rivolto qualche domanda ad alcuni dei protagonisti: Michele Tronconi, presidente Assofondipensione; Mauro Marè, presidente Mefop; Francesco Vallacqua, docente alla Bocconi e Consigliere del Fondo Scuola Espero

  • Assofondipensione: un soggetto propositivo che deve emergere – Domande a Michele Tronconi

Quali sono i temi su cui Assofondipensione è attualmente impegnata?

Come abbiamo detto nel corso dell’ultima Assemblea, in occasione del decennale di Assofondipensione, stiamo ragionando su come far tornare una piccola parte del risparmio previdenziale verso l’economia reale per innescare un circolo virtuoso. Se si riuscirà a costruire una strada di successo si potrà poi vedere come percorrerla sempre di più.

Previdenza complementare - Domande (2) ImcAltri fronti aperti riguardano il modo in cui sollecitare una maggiore adesione ai Fondi pensione negoziali in una fase in cui le adesioni sono ferme, mentre crescono quelle verso le forme assicurative.

In che modo si pensa di favorire maggiori adesioni?

Lavorando di più sulle prestazioni complementari nell’ottica del Welfare integrato e rafforzando la comunicazione, sia quella diretta ai potenziali sottoscrittori che quella che riguarda in prima persona Assofondipensione. Abbiamo bisogno di far parlare di noi il mondo del risparmio e quello politico, facendo noi delle proposte, senza trovarci a giocare in difesa perché qualcuno all’improvviso ha deciso di fare una qualche riforma.

La questione Covip è un esempio. Togliendomi per un momento il cappello dell’Associazione dei Fondi e calzando quello di Confindustria, non ci strappiamo le vesti se il governo si pone l’obiettivo di migliorare la struttura delle Authority del mondo finanziario, però vogliamo far salvi dei principi. Covip è un esempio positivo, un riferimento importante. Se si vuole fare qualcosa di diverso bisogna migliorare, bisogna andare oltre le attuali prestazioni di Covip. Inoltre bisogna evitare situazioni di conflitto d’interesse in partenza: non si può come Fondo pensione essere regolati da un ente la cui mente può considerare prioritari altri interessi, per esempio quello della banca. L’equilibrio finora è passato attraverso Authority indipendenti; lo si vuole superare? Bisogna allora dimostrare che si vuole migliorare e non peggiorare.

  • Il sistema del Welfare conservi un’Authority specifica – Domande a Mauro Marè

Quali sono, a suo avviso, gli atti e le intenzioni che le diverse istituzioni pensano di compiere in merito all’impegno dei Fondi pensione in direzione degli investimenti nell’economia reale?

Misure concrete ancora non ce ne sono. C’è un’indicazione proveniente dall’autorità pubblica, non solo dal ministero dell’Economia, vedi Cassa depositi e prestiti, rivolta agli investitori istituzionali – Fondi pensione e Casse – di tenere in considerazione lo sviluppo dell’economia italiana in un periodo di riduzione dei tradizionali canali bancari, in modo da far affluire una parte del loro patrimonio verso l’economia italiana. Naturalmente in modo volontario, senza vincoli di portafoglio, secondo procedure attente, perché si tratta di soldi dei lavoratori destinati alla pensione. Occorre quindi aver chiari i meccanismi che rendono praticabile questo percorso; quali siano le condizioni alle quali i Fondi pensione possono accettare che una parte del patrimonio possa affluire a un nuovo Fondo. Si sta ancora pensando a quale possa essere la soluzione organizzativa, di Governance: di concreto non c’è ancora niente, ma il dibattito è in una fase avanzata perché ci si rende conto che bisogna agevolare la ripartenza dell’economia italiana.

Cosa pensa dell’idea che Bankitalia possa assorbire la Covip?

Sono contrario, non per Banca d’Italia che rappresenta un’eccellenza del Paese. Non è un no a Bankitalia ma un sì a Covip come autorità specifica del settore. La si può migliorare, rendere più efficiente la Governance, aumentare il personale, insomma renderla più forte. Il problema è che si tratta di risparmio previdenziale e in Banca d’Italia – se quella fosse la destinazione una volta soppressa la Covip – avremmo domanda e offerta insieme, ovvero i Fondi e i gestori finanziari che sarebbero vigilati dalla stesso operatore. Una soluzione inopportuna, non perché dubiti della Banca d’Italia, che ha dato prova nel corso degli anni di essere uno dei pilastri del Paese, ma per le decisioni: avendo insieme le due controparti, si troverebbero nell’imbarazzo di scegliere tra Fondi e gestori. Quindi credo che primo pilastro, secondo pilastro, Casse, Fondi, Fondi sanitari, debbano avere un’autorità specifica di settore.

  • Rivedere la normativa che svantaggia i Fondi pubblici rispetto ai privati – Domande a Francesco Vallacqua

Come vede il processo di sviluppo della previdenza complementare nei settori della pubblica amministrazione, ovvero il Fondo Espero per la scuola, ma soprattutto i più recenti Perseo e Sirio?

Ad oggi, l’esperienza di Sirio e Perseo non può considerarsi positiva, nella misura in cui è partita in un contesto di crisi finanziaria e i dipendenti pubblici non hanno facilità a capire perché abbandonare il Trattamento di fine servizio per il Trattamento di fine rapporto.

Quindi, a parte Espero, che ha già raggiunto i centomila aderenti, anche grazie a risorse aggiuntive e a una particolare campagna informativa, il primo passo da compiere sarebbe quello di rivedere la normativa eliminando l’opzione tra Tfs e Tfr. Il secondo passo riguarda la ridotta percezione da parte di chi dovrebbe aderire di cosa sia un Fondo pensione rispetto ad una qualunque polizza assicurativa. Basterebbero esempi semplici, come osservare, a parità di soldi investiti, quanto si guadagna dal punto di vista fiscale nei due diversi casi e questo già offrirebbe un maggiore input. Terzo, c’è un’esigenza di maggiore coinvolgimento della Pubblica Amministrazione nel distribuire la necessaria informazione. Se si va nei singoli Comuni è sicuramente carente un’informazione capillare, mentre sarebbero necessari, almeno una volta l’anno, incontri dedicati. Questa attività non può essere delegata al Fondo pensione, nonostante i corsi che pure vengono svolti.

Non ha l’impressione che si sia ampliata la distanza tra le parti costitutive – sia di parte lavoratori che datoriale – e le singole, concrete strutture della Sanità, delle Autonomie Locali, dei Ministeri o altro, tutte alle prese con pressanti problemi di bilancio?

Certo, per un’Amministrazione l’adesione di un lavoratore rappresenta un costo, ma questo lo inquadrerei in un ambito più generale. Resta il problema che se un lavoratore non ha aderito alla previdenza complementare gli effetti si rifletteranno sulla più generale condizione dei cittadini, sulla condizione pensionistica complessivamente intesa. Inoltre, dalla mia esperienza nel Fondo Espero, ho potuto vedere come, da rappresentante datoriale, si sia potuto lavorare bene con i rappresentanti dei lavoratori sui temi della comunicazione; ma non so quanto all’esterno, ad esempio, il ministro sia a conoscenza che dentro il Fondo si è lavorato bene; non so se alla fine Espero non sia solo occasione per dire “chi mettiamo dei nostri nel Consiglio d’amministrazione?”. E non chi mettiamo per competenza sulla comunicazione, sugli investimenti o su altro. Viene quindi da chiedersi: cosa sa la Pubblica Amministrazione della realtà dei Fondi pensione?

I Fondi della pubblica amministrazione patiscono anche il fatto che, a differenza dei Fondi dei settori privati, fanno riferimento a una normativa diversa, alla legge n. 124 del 1993, mentre i privati alla n. 252 del 2005.

È un problema d’incostituzionalità. Sono aspetti difficilmente comprensibili per un lavoratore pubblico. La soluzione sarebbe dovuta essere non quella di applicare la legge 124 nella previdenza complementare pubblica, ma di applicare la 252, salvo gli aspetti che non si potevano recepire, tipo il conferimento reale del Tfr. Inoltre a suo tempo chi ha creato la norma non ha tenuto conto che applicando la 124 non venivano presi in carico una serie di problemi, come quelli rappresentati dai “supplenti brevi” che possono passare dal pubblico al privato nel corso di uno stesso anno, quindi in parte si riferiscono alla 124 e in parte alla legge n. 252. Manca anche una cultura operativa da parte di chi fa le norme.

Autore: Gianni Ferrante – Previnforma (Articolo originale)

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