Opinione della Settimana

Presunta truffa alla Carige, arresti e perquisizioni a Genova e La Spezia

Gruppo Banca Carige HP HiResL’ex presidente di Banca Carige Giovanni Berneschi è stato arrestato questa mattina dalla Guardia di finanza che sta eseguendo 7 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di soggetti coinvolti in una presunta truffa all’istituto bancario Carige. Berneschi, che è vicepresidente dell’Abi, è ai domiciliari.

Ai domiciliari l’ex amministratore di Carige Vita Nuova Fernando Menconi.

Si apprende che tra gli indagati vi sono Francesca Amisano, nuora di Berneschi, Ernesto Cavallini e Callai.

Figura centrale dell’inchiesta sarebbe il faccendiere milanese Ernesto Cavallini. La procura di Genova indagava sulle strane compravendite immobiliari orchestrate dall’immobiliarista Cavallini, come ad esempio quella di un complesso edilizio acquistato e rivenduto in un solo giorno a Carige Vita a un prezzo quindici volte superiore (da 650mila euro a 8,9 milioni di euro).

In corso anche perquisizioni a Genova, Milano e La Spezia e il sequestro di beni per 22 milioni.

Nei confronti dei destinatari dell’ordinanza emessa dal gip del tribunale di Genova, vengono ipotizzati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata, riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

L’inchiesta era partita da alcuni rilievi emersi nell’ispezione di Bankitalia. I reati sarebbero stati compiuti ai danni del comparto assicurativo di Banca Carige. Secondo l’accusa si tratterebbe di patrimoni che venivano riciclati attraverso lo schermo di società finanziarie italiane e straniere. I fatti sarebbero avvenuti a partire dal 2006.

Ecco a questo proposito quanto scrisse Marco Grasso il 7 settembre 2013 sul Secolo XIX:

Questa storia parte da uno strano personaggio, un immobiliarista che muove milioni ed è alquanto discusso. Si chiama Ernesto Cavallini e per gli affari sembra avere un tocco magico. Compra complessi edilizi a prezzi decisamente vantaggiosi, tanto che nel giro dello stesso giorno li rivende a unprezzo anche quindici volte superiore all’acquisto.

In più di un’occasione il suo acquirente è Carige Vita, società assicurativa partecipata dall’omonima banca (ma con un management e un bilancio autonomo) che negli anni si è succhiata un monte di quattrini. La storia di queste anomale trattative, diventata nel frattempo materia su cui indagano due diverse Procure, Genova e Milano, si incrocia con un’altra vicenda. Il protagonista in questo caso è un cliente importante, un imprenditore stimato a cui Carige, il settimo gruppo bancario italiano, concede una grande fiducia. Spropositata, secondo gli ispettori di Bankitalia. Sembra un’altra persona e invece è sempre lui, Ernesto Cavallini. Ma perché gode di tutto questo credito, si chiedono gli ispettori di Via Nazionale? Perché continua a essere sovvenzionato senza tenere in considerazione i «rischi di mancato recupero» a cui si espone la banca e le «ricadute delle vicende giudiziarie»?

La strada per arrivare a queste risposte è appena iniziata. Di certo c’è che uno snodo importante del rebus Carige passa dal nome di Cavallini, il trait d’union che collega due storie (e due gestioni, Carige Vita in un caso, Carige nell’altro) che fino ad oggi sono andate avanti in modo separato. La prima ha dato origine a un’indagine per frode fiscale che sta per essere chiusa proprio in questi giorni dal pm genovese Silvio Franz, il quale ne condivide un troncone con il collega milanese Luigi Orsi. Gli accertamenti di entrambi si incentrano sui rapporti tra Cavallini e Carige Vita. La seconda riguarda invece il dossier della Banca d’Italia attraverso cui l’ente di vigilanza chiede un profondo cambiamento dei vertici di Banca Carige, una relazione da cui emerge, ancora una volta, il nome del faccendiere.

Per capire qualcosa di questo puzzle occorre fare un passo indietro. È il 2005. Il 23 dicembre Carige Vita acquisisce il 100% della Portorotondo Gardens, proprietaria di un complesso edilizio di Padova, a un prezzo di 8, 9 milioni di euro. A vendere è Edilpartecipazioni, impresa riconducibile a Ernesto Cavallini, che quello stesso giorno l’aveva comprata per la più modica cifra di 650mila euro. Il sospetto dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza, coordinate dal sostituto procuratore Silvio Franz, è che in quell’operazione siano state celate al Fisco plusvalenze milionarie, mascherate con il meccanismo di passaggio di quote societarie. Passiamo ora al 2006 e alla cessione di IH Roma, ditta della galassia Cavallini, partecipata in parte da società offshore, che possiede l’Hotel Pisana Palace di Roma. Carige Vita si aggiudica IH Roma per 28 milioni di euro. Anche questa seconda operazione finisce sotto la lente della Procura di Genova, che sta cercando di capire anche se dietro a questa rete di società non si nascondano conflitti di interesse tra chi vende e chi compra.

È un fatto che il comparto assicurativo di Carige in questi anni riceve spesso le sferzate dell’Isvap (oggi diventato Ivass), l’ente che regola e controlla il mercato delle assicurazioni. E il ripianamento costa caro (tanto è vero che dopo varie ricapitalizzazioni Bankitalia impone a Carige la vendita del comparto). Altro particolare piuttosto interessante, che per competenza finisce in un fascicolo parallelo nel capoluogo lombardo, la Procura che si occupa dei soldi usciti da Carige Vita. La compagnia avrebbe pagato 39 milioni di risarcimento per sinistri a un tal Filadelfo Arcidiacono, pseudonimo dotato di codice fiscale che in realtà non esiste. Tutto questo, va ribadito, è parte di un accertamento a sé (altre compravendite, avvenute a Milano, sono prescritte). Ma a riportare d’attualità i fatti è ancora una volta la figura di Ernesto Cavallini, nel frattempo condannato per il crac di Comitas assicurazioni, società che gravita nella galassia del finanziere svizzero Florio Fiorini.

Nei giorni scorsi Bankitalia consegna a Carige il risultato di due ispezioni avvenute nei mesi scorsi, un rapporto spedito alla Procura di Genova perché i segugi di Via Nazionale nutrono il dubbio che possano esistere profili penali. Ed ecco che rispunta fuori quel nome: la posizione di Cavallini, «oggetto di molteplici rinnovi (del credito, ndr), è stata posta a sofferenza solo nel corso dell’accertamento, malgrado i crescenti sintomi di deterioramento» e nonostante «le preoccupazioni espresse da un consigliere e, ripetutamente, dai sindaci». Le osservazioni di Bankitalia adesso sono andate a far parte di un unico fascicolo, in mano al procuratore aggiunto Nicola Piacente, sulla cui scrivania erano transitati una serie di esposti anonimi e dettagliati, su presunte gestioni storte del gruppo.

Fonte: Il Secolo XIX Genova (Articolo originale)

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