Opinione della Settimana

Grosseto: Truffa alle assicurazioni, gli indagati sono 63

Grosseto - Centro storico ImcOperazione Pandora: avviso di fine indagini per avvocati, medici, infermieri, carrozzieri, rappresentanti delle forze dell’ordine e falsi incidentati

Ci sono voluti oltre quattro anni di indagini e approfondimenti, di ricerca di riscontri e di certezza di essere in possesso di argomenti sufficienti per poter sostenere un’ipotesi di accusa. Ma la prima parte di “Pandora” sulle truffe ai danni delle compagnie assicuratrici – l’operazione della polizia stradale e della polizia di stato “esplosa” nel 2009 – è arrivata a conclusione. A 63 indagati è stato notificato l’avviso di fine indagini: è il filone dell’agenzia di pratiche infortunistiche Studio Verde. Ci sono titolari, soci di fatto e collaboratori come anche due avvocati, cinque medici, quattro infermieri, un poliziotto, un carabiniere, due carrozzieri, un perito infortunistico e semplici cittadini sospettati di aver fatto carte false (in particolare false dichiarazioni al pronto soccorso) per incidenti di cui non sarebbero mai rimasti vittima; addirittura che non sarebbero mai avvenuti. In un caso, una donna è indagata per aver indotto il figlio di 5 anni a dichiarare al medico di essere rimasto coinvolto con lei in un incidente.

Per 22 di loro l’accusa è di associazione per delinquere. Corruzione, falso, truffa (riuscita o tentata) i reati contestati nello specifico dai sostituti procuratori Stefano Pizza e Marco Nassi. Ognuno dei 63 avrebbe avuto un ruolo ben preciso – testimoniato anche da intercettazioni o da agende sequestrate – per episodi avvenuti tra il 2008 e il 2010. Dinamica similare per i quasi 90 capi contestati (molti sono sfaccettature di un unico episodio): compilazione di modelli per falsi infortuni, istruzione di pratiche risarcitorie per incidente veri con falsi infortunati, prolungamento della malattia. Il sodalizio individuato dalla Procura avrebbe intessuto una ragnatela di contatti, finalizzata a individuare i segnalatori (medici, infermieri e forze dell’ordine che avrebbero agito in cambio di denaro) e avrebbe reperito persone, anche di origini straniere, disponibili a comparire come infortunati in incidenti falsi. Anche uno dei procacciatori di falsi testimoni si era presentato lamentando di essere rimasto vittima di un incidente.

Ci sono anche due presunti falsi testimoni per una caduta in via Matteotti. C’era chi si preoccupava di organizzare infortuni mai avvenuti, magari cercando anche auto incidentate in altri momenti; e avrebbe anche provveduto a scannerizzare i certificati per modificarli successivamente. Gli infermieri avrebbero consigliato di rivolgersi allo Studio Verde (talvolta facendo firmare un modulo di incarico) e l’avvocato di sarebbe prestato a seguirne le pratiche. I carrozzieri avrebbero rimosso parti intatte di veicoli non incidentati e rimontato al loro posto pezzi danneggiati, con tanto di foto e con la complicità del perito assicurativo. I medici avrebbero redatto certificazioni per incidenti mai avvenuti o falsamente ricostruiti e avrebbero incontrato i clienti dello studio sia all’interno dell’agenzia che negli ospedali: una delle ipotesi è che abbiano redatto la certificazione in assenza del paziente.

Tutti ne avrebbero avuto un tornaconto economico. Una volta riscosso l’importo dalle compagnie (Ugf, Direct Line, Liguria, Allianz, Fondiaria, Axa, Generali, Helvetia – avvertite dalla Procura) il denaro (anche 11mila euro) sarebbe stato spartito tra gli interessati. Avrebbero ricevuto compensi anche i segnalatori (100-200 euro), i medici (per due di loro le cifre sono di 500 e 700 euro) e i rappresentanti delle forze dell’ordine (ma non è indicata la cifra)

Autore: Pierluigi Sposato – Il Tirreno Grosseto (Articolo originale)

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