Opinione della Settimana

Perché l'assistenza sanitaria integrativa è ancora una chimera per tanti italiani

L’assistenza sanitaria integrativa oggi può esprimere finalmente quel ruolo di supporto e integrazione al Sistema Sanitario nazionale per cui è nata. Gli italiani, interpellati da Eurisko per Assidim, sono ormai sicuri: si tratta del benefit più importante che si possa ricevere dalla propria azienda (secondo il 65% degli intervistati), superiore all’auto (con il 22%), alle convenzioni con esercizi commerciali (6%) o al cellulare (4%). Ma il quadro non è positivo. Se l’84% di coloro che non usufruiscono di assistenza integrativa vorrebbe adottare i servizi a essa connessi, resta basso il numero dei lavoratori che ne beneficiano: solo il 15%.

Mutua - Assicurazione sanitaria ImcL’assistenza integrativa ha quindi delle potenzialità soprattutto in un periodo storico nel quale le certezze vengono meno: ben il 77% degli intervistati – pur con un diverso livello di convinzione – crede che il diritto alla cura non sarà garantito nei prossimi anni a causa della crisi. Anche la conoscenza delle modalità di erogazione dei servizi è particolarmente bassa: per esempio, nonostante il 75% degli interpellati abbia dichiarato di conoscerne l’esistenza, il 60% degli intervistati non sa che la copertura integrativa può essere sottoscritta dall’azienda.

Da parte quindi degli operatori del settore – casse, fondi, società di mutuo soccorso – sono necessarie due azioni: informazione e formazione nei confronti dei responsabili del personale delle aziende per comunicare nel modo più corretto i benefici ai propri lavoratori, e una maggiore collaborazione. Qui si apre anche un fronte legato a un salto di qualità sul tema della prevenzione da parte delle autorità sanitarie. In tal senso l’assistenza integrativa può giocare pienamente il ruolo di supporto al Ssn.

Il compito del sistema sanitario integrativo, creare valore a beneficio delle persone e delle imprese, diventa dunque di primaria importanza in un contesto incerto come quello odierno. Creare valore ha perciò una valenza pratica ben precisa: significa comprendere il ruolo straordinario che il sistema sanitario integrativo può offrire alla realizzazione del cosiddetto Welfare privato e tuttavia il quadro giuridico italiano è allo stato frammentario e inefficiente.

Negli ultimi 20 anni, infatti, si sono succedute una serie di normative da cui si desume l’intento di razionalizzare e coadiuvare il Ssn: il decreto 502/92, la riforma Bindi, il decreto Turco del marzo 2008 il decreto Sacconi dell’ottobre 2009 il decreto Sviluppo-bis e la nuova disciplina delle società di mutuo soccorso. Chiara la frammentarietà del contesto regolamentare, che però non cancella la buona volontà del legislatore di dare riconoscimento giuridico e sistematizzazione normativa alla materia.

Ora, a mio avviso, occorre un cambio di passo per raggiungere alcuni risultati chiari e misurabili:

a) Agevolare l’accesso in modo indifferenziato a tutti i soggetti, anche fuori della contrattazione collettiva e quindi dipendenti, liberi professionisti e anche i non occupati;

b) Garantire le pluralità delle prestazioni non solo sul piano qualitativo ma anche su quello fiscale, quale incentivo all’accesso alle prestazioni sia integrative che sostitutive. Il problema ancora oggi è connesso all’organizzazione dell’anagrafe dei fondi ove le norme fiscali di cui agli artt. 10 e 51 del Tuir vengono applicate in maniera asimmetrica;

c) Rafforzare la categoria unitaria dei fondi sanitari integrativi, delle casse e degli enti assimilati;

d) Puntare all’obbligo di trasparenza e all’adozione di governance per un’adeguata tutela dell’utente;

e) Dare maggior peso al ruolo dell’anagrafe dei fondi in un’ottica di minore burocrazia e maggiore sostegno.

Autore: Bruno Soresina, presidente Assidim – Milano Finanza (Estratto articolo originale)

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