Opinione della Settimana

Unipolideas: il futuro (sociale) delle startup

Unipolideas - The Future to Be Imc«Manca la sinergia tra gli attori del sistema, bisogna mettere in collegamento il mondo delle startup con quello delle imprese, dell’università, della scuola, della finanza, che devono dialogare tra loro»: Stefano Firpo, capo della segreteria tecnica del ministero dello Sviluppo Economico, ammette che in Italia sul fronte delle startup innovative c’è ancora da fare.

Ma alla battaglia, lui che dal 2011 si occupa di imprese digitali (il “decreto crescita” del 2012 e il “destinazione Italia” del settembre scorso portano anche la sua firma, ndr) sembra credere.

Dal palco di Unipolideas, l’incubatore del Gruppo Unipol lanciato lunedì 19 maggio a Milano, Firpo sottolinea che qualcosa è stato fatto: «le startup oggi hanno accesso al fondo centrale di garanzia, che copre fino all’80 per cento dei finanziamenti bancari».

E all’obiezione per cui pochissime iniziative sopravvivono con successo oltre i cinque anni risponde che «un certo tasso di mortalità in questo ambito è fisiologico».

Ma rimane convinto che «in settori come il digital manufactoring, il food, i servizi sociali si sta creando un bisogno; da parte delle associazioni dell’artigianato c’è difficoltà a capirlo, invece noto che il mondo dell’agricoltura si sta muovendo. Siamo ad oltre 2mila startup in Italia, ma sono ancora poche».

Della necessità di ricerca e sviluppo di idee nuove sono convinti nel gruppo Unipol, per questo hanno lanciato il progetto che prevede due mesi di accelerazione intensiva in loco, presso la loro sede di Bologna, più altri quattro mesi di lavoro, ancora gomito a gomito con una squadra di tutor.

Si colloca sulla scia di Culturability, iniziativa lanciata da Fondazione Unipolis circa un anno fa per promuovere nuove imprese cooperative di carattere sociale.

«Un’esperienza per la quale abbiamo impegnato 300mila euro e che ha avuto successo», ha dichiarato il presidente di Unipol Pierluigi Stefanini. Per candidarsi a Unipolideas c’è tempo fino al 10 luglio: un comitato formato da esperti esterni al gruppo assicurativo sceglierà dieci startup impegnate nei settori welfare e salute, mobilità, economia della condivisione e valorizzazione delle risorse, assicurazione, credito e finanza, cambiamento climatico.

«Cerchiamo persone che abbiano buone idee in settori dei quali noi ci occupiamo, per aiutarle a un vero cambio di passo», spiega l’ad del gruppo assicurativo Carlo Cimbri.

L’idea è anche far diventare interne al gruppo le startup che dimostrano di funzionare. Perché, sottolinea Cimbri con una buona dose di onestà e concretezza, «questa non è filantropia, e nemmeno marketing, ma business».

Autore: Giuliana De Vivo – La Nuvola del Lavoro (Articolo originale)

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