Opinione della Settimana

Dread Disease, la copertura complementare per il nostro futuro

Stetoscopio (2) ImcGli effetti dell’allungamento della durata di vita media (già ampliamente descritti nell’articolo “Vivere più a lungo o lavorare più a lungo: cosa implica cosa?”) si rifletteranno sicuramente nel futuro sullo stato di salute degli individui raggiunta una determinata età. Già oggi, nel mercato assicurativo, sono presenti una molteplicità di prodotti che hanno come scopo principale quello di garantire una copertura, assistenziale o economica, in caso si dovessero presentare malattie o più in generale, alterazioni dello stato di salute di un generico individuo. Tra questi emerge una polizza tanto “intelligente” quanto poco conosciuta: la Dread Disease. La stessa, commercializzata per la prima volta nel 1983 in Sudafrica, si è sviluppata in tempi brevissimi e con grande successo nel Regno Unito e nei Paesi Asiatici quali ad esempio Cina, Malesia, Corea del Sud e Singapore. Volendola definire possiamo affermare che la dead disease è una copertura complementare, abbinata ad una assicurazione sulla vita, contro il rischio di insorgenza di una malattia particolarmente grave. Risulta intuitivo capire dunque che la finalità ultima di tale polizza è meramente previdenziale, offrendo sostegno economico nel caso appunto in cui si verifichi una malattia grave. Nel dettaglio, la dread disease è spesso unita a polizze vita con copertura caso morte, caso vita o polizze miste e prevede che, all’insorgere di una delle gravi malattie previste nel contratto, l’assicurazione si impegni a pagare un anticipo sul capitale assicurato per il caso di morte (forma anticipativa) o in aggiunta a quest’ultimo (forma aggiuntiva). In generale dunque, i contratti tradizionali di dread disease vengono sospesi una volta pagata l’indennità (si ricorda anche l’esonero dal pagamento dei premi non ancora scaduti), lasciando quindi il titolare della polizza senza una reale copertura nel caso di una seconda e futura grave malattia. Questo però rappresenta a tutti gli effetti un problema, soprattutto considerando il miglioramento delle cure mediche degli ultimi anni e dunque una maggiore probabilità di sopravvivere dopo la malattia. Per questo le Compagnie hanno iniziato a proporre delle reintegrazioni della copertura sulle malattie gravi, evitando dunque di essere “scoperti” rispetto alle stesse (nel gergo assicurativo questa forma di prodotto prende il nome di “prodotto multi pay”). Da notare è il fatto che, nella definizione di dread disease, non sono identificati le gravi malattie bensì queste variano sia in funzione della Compagnia assicurativa di riferimento, che dal singolo contratto assicurativo. In generale possiamo però individuare alcune gravi malattie trasversali alla molteplicità dei possibili contratti, tra cui:

  • Infarto del miocardio
  • Malattie che prevedono interventi di chirurgia vascolare
  • Tumore maligno o neoplasia maligna
  • Insufficienza renale irreversibile
  • Ictus Celebrale
  • Malattie che comportano un trapianto di organo

Tra le principali malattie escluse ricordiamo invece:

  • Malattie o conseguenze dele stesse già conosciute all’assicurato prima della stipula della polizza
  • Alcolismo, abuso di psicofarmaci o stupefacenti se collegabili a dipendenza
  • Interventi chirurgici angioplastici
  • Qualsiasi forma patologica collegabile in modo diretto o indiretto al virus HIV

La polizza Dread Disease non è però commercializzata solamente per gli “adulti ma anche per la popolazione compresa nella fascia di età tra i 2 ed i 15 anni (limiti minimo e massimo per la sottoscrizione dei “giovani”). Legato per esempio ad una caso morte, tale prodotto garantisce la copertura, oltre che verso le malattie descritte in precedenza anche rispetto ad eventuali danni celebrali e cecità, e può essere trasformata in “copertura adulti” all’età di 21 anni.

Riassumendo, emerge quindi chiaramente come la polizza dread disease sia realmente un ottimo prodotto, in grado di offrire buoni margini di sicurezza finanziaria sia all’assicurato che alla propria famiglia, nel caso in cui lo stesso sia affetto da una malattia grave definita in polizza. La speranza è dunque che anche in Italia, come in Gran Bretagna per esempio, nasca una maggiore cultura sui prodotti assicurativi, soprattutto se efficaci ed efficienti come la polizza Dread Disease.

Autore: Francesco Pietro Foppa Pedretti – Il Punto, Giornata Nazionale della Previdenza (Articolo originale)

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