Opinione della Settimana

Architetti, avvocati e consulenti del lavoro contro il Pos: non è obbligatorio

Professionisti - POS ImcI professionisti non sono obbligati ad installare il Pos. È questa la convinzione di diverse categorie professionali che, negli ultimi tempi, hanno diramato circolari o comunicati per spiegare ai loro iscritti cosa prevede la legge e come organizzarsi. L’obbligo di consentire al cliente di pagare con la carta di debito (bancomat) cifre superiori ai 30 euro è previsto dal Dl 179/2012.

Con un decreto dello sviluppo economico pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 21 del 27 gennaio 2014 sono stati poi previsti limiti ed entrata in vigore di questo nuovo adempimento, che riguarda artigiani, commercianti, piccole e medie imprese e professionisti.

Se artigiani e commercianti hanno denunciato, attraverso le associazioni di categoria, difficoltà legate alla scarsa educazione informatica e all’anti-economicità dello strumento, fattori che stanno ostacolando la diffusione di questa “moneta elettronica“, la strada percorsa dai professionisti è diversa.

I Consigli nazionali di architetti, avvocati e consulenti del lavoro hanno diramato comunicazioni interne o circolari per comunicare ai propri iscritti la loro posizione in merito al Pos.

Ci sono poi prese di posizione attraverso comunicati stampa, l’ultima in termini di tempo è quella dei Chimici del 28 maggio. Tutti sostengono che l’installazione del Pos non è obbligatoria, e questa posizione viene avallata dal fatto che la legge non prevede sanzioni se il Pos non viene installato. L’unico rischio a cui potrebbe andare incontro il professionista è quello della “mora del creditore” se il cliente si rifiutasse di pagare con uno strumento diverso dalla carta di debito.

Un altro tasto su cui insistono i professionisti è quello del “regalo alle banche“, perché sarebbero le uniche a trarre realmente un guadagno dalla diffusione della carta di debito dato i costi di installazione e gestione che il Pos richiede.

Lo stimolo alla diffusione della moneta elettronica viene motivato dalla necessità di tracciare il flusso di denaro, per ridurre il rischio di evasione e l’utilizzo del “nero“. Un obiettivo che tutti sembrano condividere, ma che si scontra con i costi, che per alcuni soggetti sono eccessivi; anche se tutti riconoscono l’esistenza di importanti vantaggi come la sicurezza – avere denaro contante aumenta il rischio – o la facilità di gestione. Poiché non è percorribile la strada di ridurre per legge i costi di installazione e gestione, perché sarebbe un ingerenza nel libero mercato, c’è chi suggerisce di utilizzare come leva incentivante gli sgravi fiscali.

Entro il 26 giugno potrebbe uscire un secondo regolamento, che potrebbe prevedere un’entrata in vigore graduale, escludere alcune categorie (ponendo limiti di fatturato o per tipologia di clientela) e caprire a nuove modalità di pagamento, sempre tracciabili, come la carta di credito. In assenza di ulteriori interventi normativi l’obbligo, senza sanzione, scatterà per tutti dal 30 giugno.

Autori: Federica Micardi e Giuseppe Borello – Il Sole 24 Ore (Articolo originale)

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