Opinione della Settimana

Polizza vita come strumento di pianificazione successoria

Pensioni - Eredità (2) Imc

Come e perché si può risparmiare sul notaio adottando uno strumento versatile, fiscalmente conveniente, utile per effettuare donazioni. PF ne ha parlato con Lorenzo Stipulante di Farad che ha spiegato i motivi per cui utilizzare la polizza

In un’Italia che sta invecchiando, inizia a rompersi il tabù della pianificazione successoria e degli strumenti da utilizzare affinché le proprie disposizioni possano essere attuate nel modo più vicino possibile ai propri desideri. Oltre ché, possibilmente, con i minori gravami fiscali, legge permettendo. Non esiste solo il notaio. E’ bene chiarirlo subito. probabilmente, in molte situazioni, rivolgersi a un consulente finanziario potrebbe essere un’idea migliore e (non dimentichiamolo) sicuramente più economica.

Ecco perché PF ha iniziato a parlarne con gli esperti. In particolare con Lorenzo Stipulante, Country Manager Italia per Farad International è stato analizzato uno strumento per la pianificazione successoria potenzialmente molto utile anche se poco conosciuto al di là degli ambienti strettamente collegati alla consulenza finanziaria: la polizza vita.

La polizza vita si sta affermando come strumento di pianificazione successoria, quali sono a suo giudizio i motivi alla base di questo trend?

Prima di tutto stiamo assistendo a un presa di coscienza sulla necessità di effettuare una pianificazione successoria per cui gli strumenti comunemente utilizzati sono le polizze vita, i testamenti, i patti di famiglia o ancora i trust.

In Italia, per ragioni culturali, non siamo abituati a parlarne. In altri Paesi europei, al contrario, superata una certa età, è naturale porsi il problema ed agire di conseguenza.

In secondo luogo, le famiglie si “complicano”, nel senso che assistiamo a un aumento dei nuclei famigliari non tradizionali, dove la questione del passaggio generazionale si fa più evidente e più pressante. In terzo luogo, una volta acclarata la necessità di procedere a  una pianificazione successoria, lo strumento della polizza vita favorisce una gestione più immediata rispetto ad altri strumenti. La polizza vita infatti è versatile e flessibile, anche nella gestione del portafoglio sottostante al contratto.

Qual è l’appeal della polizza vita, nell’ambito della pianificazione successoria e cosa  la distingue da altri strumenti legati al tema del passaggio generazionale?

Il contratto di assicurazione sulla vita è immediato, flessibile e versatile. Per sottoscrivere il contratto di assicurazione sulla vita non occorre la presenza del notaio. L’intermediario si presenta dal cliente e lo consiglia. Il contraente, in qualsiasi momento, può apportare modifiche per quanto riguarda la nomina dei beneficiari in caso morte e consente una gestione finanziaria flessibile del premio sottostante al contratto. Inoltre, il contratto di assicurazione sulla vita beneficia di notevoli vantaggi, tanto in ambito civile, quanto tributario, che lo distinguono sia dal testamento (che non beneficia della impignorabilità né della insequestrabilità, così come vi si applicano le tasse successorie),  sia dai patti di famiglia (stessa cosa), sia dal trust (niente vantaggio fiscale) …

Quali sono i limiti della polizza vita intesa come strumento di pianificazione successoria?

L’unico limite della polizza vita è rappresentato dall’obbligo della sua liquidazione in caso di decesso della persona assicurata. O meglio, non appena viene a mancare la persona assicurata, l’assicuratore ha l’obbligo di pagare la prestazione assicurativa al beneficiario. Questa prestazione non può essere differita ma deve essere liquidata contemporaneamente al decesso (rispettando i tempi tecnici per liquidare il capitale e completare il dossier amministrativo del decesso). Nel caso in cui il cliente volesse subordinare la prestazione assicurativa a una darà non anteriore al raggiungimento di una certa età da parte del beneficiario in caso morte, forse dovremo utilizzare un secondo strumento. In effetti, se il cliente venisse a mancare prima di questa data l’assicuratore non potrebbe trattenere le somme. Dovrà liquidare immediatamente la polizza a favore del beneficiario. In questi casi, possiamo utilizzare come beneficiario di una polizza vita in caso morte un trust che gestirà la prestazione assicurativa fino al raggiungimento dell’età definita dal contraente.

Più in dettaglio quali sono i vantaggi e i limiti rispetto al trust?

Da un punto di vista comparativo, notiamo che la polizza vita gode oggi di vantaggi tributari di cui non gode il trust. Al contrario, la flessibilità di cui gode il trust nel differire le prestazioni, può rappresentare il giusto compendio alla polizza vita.

E’ possibile effettuare una donazione attraverso l’utilizzo di una polizza vita? Come?

Certamente sì. Un bel esempio è la collaborazione che Farad International ha avviato, recentemente con il Fai.

In generale il contratto di assicurazione sulla vita consente, al donante di mantenere, nel corso della propria vita il controllo del patrimonio oggetto di liberalità. O meglio se ne ha bisogno, per qualsiasi ragione, può chiedere il riscatto della polizza e utilizzare il capitale riscattato per soddisfare le proprie esigenze.

Quali invece i maggiori ostacoli all’utilizzo della polizza vita ai fini della pianificazione successoria e del passaggio generazionale?

La comprensione dello strumento polizza vita, nonché la presa di coscienza della necessità di effettuare una  pianificazione successoria, rappresentano i maggiori ostacoli. Certamente è di fondamentale importanza l’assistenza qualificata di un consulente indipendente, nella scelta del contratto assicurativo vita più adeguato alle reali esigenze del cliente. Senza tale supporto la scelta del cliente può rivelarsi controproducente.

Quali sono gli aspetti cruciali da considerare prima della stesura di una polizza successoria ai fini della gestione del passaggio generazionale e come si possono operativamente affrontare?

Occorre definire, con precisione, quali sono gli obiettivi che il cliente intende raggiungere. Spesso siamo confrontati con delle aspettative molto nebulose, che derivano da situazioni famigliari altrettanto complicate. Una volta chiaro l’obiettivo da raggiungere, diventa più semplice definire la strada da percorrere purché il cliente accetti di aprirsi. O meglio, per raggiungere l’obiettivo, dobbiamo conoscere quali sono gli eventuali ostacoli che non sempre i clienti, per ragioni di riservatezza, accettano di rivelare. Ad esempio il numero e le generalità dei figli del cliente; la valutazione complessiva del patrimonio per stimare la quota di legittima e situazione debitoria.

Autore: Cinzia Meoni – Professione Finanza (Articolo originale)

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