Opinione della Settimana

Sui titoli strutturati di Unipol le accuse dell’Ivass a Consob

Una lettera del 2013 di Rossi a Vegas lamentava i ritardi sull’analisi. La ricostruzione dell’ex commissario Pezzinga: l’autorità di Borsa era spaccata

IVASS HPIl nodo del valore del portafoglio titoli strutturati di Unipol creò, nel corso del 2013, forti tensioni tra l’Ivass e la Consob, sfociate in una dura lettera indirizzata al presidente dell’authority di Borsa, Giuseppe Vegas, dal suo omologo a capo del «regulator» assicurativo e direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi. «Esprimo rammarico per il fatto che la Consob non sia in grado di fornire, come più volte preannunciato, informazioni e valutazioni im portanti per le decisioni che l’Ivass dovrà assumere, in tempo utile per poter essere considerate» ha scritto Rossi a Vegas, il 27 giugno 2013.

Da febbraio 2013 l’Ivass, che doveva autorizzare la fusione tra Unipol Assicurazioni, Fonsai, Premafin e Milano Assicurazioni, chiedeva alla Consob di farle pervenire i dati della sua analisi sul portafoglio di derivati Unipol, affidata all’Ufficio analisi quantitative, il cui valore era messo in dubbio da un’analisi di Ernst & Young. Il 25 luglio l’Ivass autorizzerà la fusione senza avere accesso ai risultati a cui era nel frattempo giunta la Consob.

La lettera è agli atti dell’inchiesta su UnipolSai condotta dal pm di Milano Luigi Orsi. Un’indagine che vede accusato con il reato di aggiotaggio l’a.d del gruppo, Carlo Cimbri, e che sta lambendo la Consob di Vegas. A portare il documento è stato l’ex commissario, Michele Pezzinga, ascoltato come testimone. Pezzinga ha descritto la spaccatura provocata in Consob dall’istruttoria su Unipol, conclusa a dicembre 2013 con una delibera sugli strutturati che disattese – con il voto decisivo di Vegas – il lavoro dell’ufficio analisi quantitative di Marcello Minenna (secondo cui il fair value del portafoglio andava tagliato di 600-650 milioni) e divise la commissione, con Pezzinga che votò contro, e il terzo commissario, Paolo Troiano, che si astenne.

Sulla ricostruzione della vicenda fatta da Pezzinga è intervenuta ieri Consob con una nota per affermare che «così come presentata», «non trova alcun riscontro nella realtà dei fatti, nell’attività di vigilanza degli uffici e negli atti della Commissione, assunti sempre nel pieno rispetto della legge e a tutela dell’interesse pubblico».

Tornando alla lettera di Rossi a Vegas, secondo Pezzinga già a giugno-luglio i risultati a cui era giunto l’ufficio di Minenna erano «altamente affidabili ai fini di una proiezione di quelli finali», da cui si discosteranno solo per «pochi milioni di euro». Vegas non volle dare questi risultati a Rossi perché, come scrisse in una lettera del 7 giugno, li giudicava «parziali» e privi di «un sufficiente grado di definizione».

Minenna, sentito da Orsi, definì il mandato ricevuto «inefficace» perché gli imponeva l’analisi di tutti i 358 derivati e non solo di quelli più grandi e critici. Vegas ha imputato il ritardo all’ufficio di Minenna, che «ci mise un anno» per fare un’analisi completa, la sola che «poteva garantire l’affidabilità dei risultati».

Fonte: La Stampa (Estratto articolo originale)

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