Opinione della Settimana

Piacenza: Truffavano le assicurazioni con finti incidenti e feriti

Piacenza - Veduta Aerea ImcReclutati dei veri “attori” per simulare i sinistri, mediamente due a settimana. Emesse una ventina di ordinanze

Risarcimenti tra i 10 e i 15mila euro, di cui soltanto una piccola parte finiva nelle tasche degli “attori” che partecipavano sulla strada alla simulazione dell’incidente. Il resto, la gran parte, se li intascavano i vertici dell’organizzazione: avvocati, periti e medici che a Piacenza gestivano, a vari livelli, da almeno quattro anni una radicata attività di truffa alle assicurazioni.

I dettagli dell’indagine che ha fatto luce sulla solida e ben avviata attività di truffa, sono stati illustrati direttamente dal capo della Procura di Piacenza, Salvatore Cappelleri. L’indagine ha portato a una ventina di ordinanze di custodia cautelare (metà delle quali in carcere) e a una settantina di indagati. Per metà degli arrestati è stata contestata anche l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa alle assicurazioni, codificata dall’articolo 642 del Codice Penale.

Al centro di tutto c’è un’agenzia di pratiche infortunistiche in centro a Piacenza che – a dire della Procura – viveva quasi esclusivamente della rendita derivante dai rimborsi dei finti sinistri: una media di un paio a settimana, secondo il pm Emilio Pisante che ha coordinato le indagini dei carabinieri della Compagnia di Bobbio (Piacenza). Certo bisognava presentare le cose fatte bene, come se fossero accadute sul serio.

I primi tempi, dicono gli inquirenti, si faceva tutto a tavolino compilando delle finte constatazioni amichevoli. Ma poi le assicurazioni si sono fatte via via più fiscali ed esigenti, ed ecco che, per rendere tutto più credibile e ottenere i rimborsi, è stato necessario creare delle messinscena in mezzo alla strada. E’ a questo punto che si sono rese necessarie le ‘comparse‘: chi faceva il testimone, chi faceva l’investito o l’investitore. Tutta gente che veniva reclutata tra gli sbandati e i tossici piacentini, che per trascorrere un pomeriggio al pronto soccorso si intascavano mille euro. Già, perché per rendere tutto drammaticamente verosimile, sul luogo dell’incidente venivano fatti intervenire sia i vigili urbani per i rilievi, sia le ambulanze del 118 che portavano il ferito (finto, che si procurava le lesioni da solo preventivamente) all’ospedale per essere medicato. Ovviamente vigili e sanitari erano ignari di tutto, mentre i carabinieri appostati sono riusciti, in qualche caso, a riprendere i finti incidenti.

Fonte: La Repubblica Bologna (Articolo originale)

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