Opinione della Settimana

Medici Asl, niente assicurazione obbligatoria

Medico ImcLa semplificazione della sanità: sarà più facile e veloce aprire nuove strutture. Fondo da 48 milioni per i futuri specializzandi. La rottamazione dei primari e dei docenti universitari: in pensione prima dei 65 anni se hanno accumulato 42 anni di contributi

In Italia ci sono oltre 14 milioni di malati cronici (il 24% degli assistiti dal Servizio sanitario nazionale): persone con la pressione alta, il colesterolo, patologie respiratorie e tanti altre. Fino a ieri dovevano ogni tre mesi fare la coda dal medico di famiglia per farsi prescrivere le medicine. Ora avranno un pensiero in meno, perché le ricette valgono sei mesi e quindi il paziente potrà farsi prescrivere tutte le medicine che gli servono fino a sei confezioni, salvo indicazioni diverse del medico di famiglia. Così ha deciso il governo Renzi che ha inserito la novità nel decreto semplificazione. Ma ce ne sono altre sempre sul fronte sanitario.

L’obbligo di assicurazione per i medici che scatterà il 14 agosto non si applica ai camici bianchi dipendenti della sanità pubblica. Sono state introdotte misure per istituire un fondo che supporterà i professionisti nel pagamento dei premi assicurati, in particolare nei casi in cui i premi siano elevati a causa del notevole livello di rischio dell’attività svolta dal professionista. Ci sono specialisti, soprattutto cardiochirurghi e ginecologi, che spendono già oltre 20 mila euro all’anno per la polizza privata.

Nel decreto sono state semplificate le procedure per il rilascio delle autorizzazioni per l’apertura di strutture sanitarie, eliminando il parere delle Regioni che vedono così ridursi il loro ruolo di controllo, senza considerare che viene letta come un’apertura alla sanità privata.

Alle porte (è ancora un disegno di legge delega) c’è una rivoluzione che riguarda la governance delle aziende sanitarie, una più soft sull’età pensionabile dei medici e un finanziamento di 48 milioni in due anni per la formazione dei medici specializzandi. I manager di Asl e ospedali potranno essere nominati soltanto se avranno superato una selezione nazionale e se saranno iscritti in un elenco tenuto dal Ministero della Salute e aggiornato ogni due anni. Prevista anche l’istituzione, su base regionale, degli elenchi dei direttori amministrativi e dei direttori sanitari: per essere nominati dovranno superare una selezione pubblica, mentre ora il rapporto è fiduciario.

Aria di rottamazione anche per i medici: i primari e docenti universitari che hanno 42 anni e sei mesi di contribuzione (41 e 6 mesi le donne) potranno – a quanto pare non sarà obbligatorio – essere mandati in pensione anche se non hanno compiuto i 65 anni. «Non è così che si salvaguarda la sanità pubblica che perde competenze non sostituibili. E’ un assist per la sanità privata», commenta il genovese Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao. E, invece, favorevole Amedeo Bianco, presidente nazionale dell’Ordine dei medici. «E’ fisiologico un cambio generazionale in un’attività faticosa per il fisico e per la mente».

Autore: Guido Filippi – Il Secolo XIX

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