Opinione della Settimana

Dentisti: «Un futuro di fondi e polizze»

Dentista ImcLe ricette anticrisi del presidente confermato di Andi Gianfranco Prada. Le altre frecce all’arco: patto tra generazioni e più associazionismo

L’ombrello della polizza su misura, il “placet” finalmente incassato sui fondi integrativi; le reticenze persistenti sulle forme societarie e sul lavoro d’équipe. Sullo sfondo, una crisi che morde. È questo il menu che si appresta a degustare e a servire ai propri associati Gianfranco Prada, appena confermato – fino a maggio 2018 – alla presidenza dell’Andi, l’associazione nazionale dei dentisti italiani, primo sindacato della categoria.

La rielezione in blocco dell’intero esecutivo, che Prada si è aggiudicato con una percentuale del 90%, è un mandato esplicito a proseguire sulla strada tracciata in questi anni. Anni complicati, per gli effetti della crisi economica.

Si può dire che l’ultimo decennio ha stravolto la vostra professione?

Senz’altro. Questa crisi generale, che ha colpito tutti, ha minato le certezze dei dentisti. La minore disponibilità economica delle famiglie ha messo in crisi un sistema basato sull’esborso out of pocket. Inoltre è cambiato il rapporto con il paziente, che oggi tende a condividere fin dall’inizio del processo di cura le scelte terapeutiche. Un empowerment che è andato di pari passo con l’evoluzione del contenzioso, rispetto al quale però la nostra Associazione è stata lungimirante.

In che senso?

Da oltre 8 anni ci siamo dotati di una polizza assicurativa, che progressivamente è arrivata a coprire oltre 11.500 dentisti, quasi la metà dei 23mila associati. Studiata sulle esigenze della nostra professione e fatta in convenzione con Cattolica assicurazioni, la nostra formula è ulteriormente garantita dalla società interna. Andi assicura: il sinistro viene denunciato ad Andi che attraverso la propria struttura di gestione del contenzioso cerca di percorrere le vie utili, inclusa una sorta di mediazione, a ridurre il numero dei contenziosi. L’iscrizione ovviamente non è obbligatoria e tale resterà fino al 13 agosto – come per tutti i medici – ma di fatto oggi tutti i dentisti scelgono di assicurarsi, in quanto liberi professionisti. In media un nostro associato riesce a pagare “appena” 1.000-1.200 euro l’anno, a fronte delle cifre stellari sborsate da ginecologi e ortopedici.

La polizza “in casa” è una buona formula, ma come potete assicurarvi contro l’emorragia di pazienti?

Quello è un fenomeno rispetto al quale bisogna reagire ripensando l’organizzazione degli studi. In questi ultimi 3-4 anni molti colleghi hanno dovuto ricorrere alla cassa integrazione in deroga per i propri dipendenti, ma ciò che davvero serve è un cambio di mentalità. In troppi ancora pensano che la crisi sia un fenomeno passeggero rispetto al quale barcamenarsi senza elaborare risposte strutturali. Come associazione invece non ci stanchiamo di ripetere che bisogna uscire dall’individualismo che ci caratterizza: servirebbero forme di aggregazione utili a risparmiare sui costi, mentre gli ultimi dati sugli studi di settore dimostrano che queste realtà continuano a crescere pochissimo. E poi serve un patto intergenerazionale che con regole chiare faccia largo ai giovani e non disperda il patrimonio di competenze e di clienti accumulato dai dentisti già maturi.

Resta la rinuncia alle cure…

A questo proposito, finalmente siamo riusciti a sdoganare il tabù fondi integrativi, da sempre visti come una “turbativa” al principio della libera professione: per la prima volta l’assemblea Andi ha avallato il nostro ingresso nel secondo pilastro. Finalmente si è capito che questo è un settore in cui bisogna entrare, per poterlo governare. Oggi il singolo odontoiatra non ha alcuna capacità contrattuale rispetto a tariffe e pacchetto clienti, ma d’ora in poi Andi lavorerà a un progetto che consenta sia di tutelare la qualità delle prestazioni sia le cifre e i tempi di rimborso. Pensiamo a un “fondo integrativo Andi“, dove alcune prestazioni dei soci che vorranno aderire saranno offerte al mercato dei fondi a determinate tariffe e condizioni.

Il sindacato, dunque, è sempre più baluardo della categoria?

Senz’altro. Andi vede continuamente aumentare i propri iscritti, soprattutto nella fascia under 35. Segno che la nostra azione, anche nel segno della lotta all’abusivismo e della rivalutazione delle prerogative mediche dell’odontoiatra, va nella giusta direzione. Per questo non smettiamo di proporci come interlocutore istituzionale di regioni e ministero. Penso alla riscrittura dei Lea, rispetto ai quali ci candidiamo a ricoprire un ruolo sempre più sussidiario, purché ci venga finalmente riconosciuta la detraibilità delle parcelle: sediamoci attorno a un tavolo e definiamo finalmente che almeno per alcune prestazioni e per alcune fasce sociali la detrazione venga portata al 50 per cento.

Autore: Barbara Gobbi – Il Sole 24 Ore Sanità (Articolo originale)

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