Opinione della Settimana

Patrimonio, Polizze vita e Insurance wrappers

I due strumenti a confronto. Ci sono indubbi vantaggi fiscali nella sottoscrizione di polizze vita. Attenzione, però, alle polizze assicurative vita meramente “interposte”

Testamento - Successione ImcNon esiste una “ricetta” unica per trasferire un patrimonio. La scelta della modalità con cui si vuole trasmettere un patrimonio non può non passare da un esame puntuale dello stato dei beni che compongono il patrimonio di famiglia, da una attenta analisi dell’eventuale rischio derivante dall’aggredibilità degli stessi beni, dalla conseguente progettazione giuridica del passaggio generazionale e da una simulazione dei benefici, dei costi e della fattibilità della trasmissione del patrimonio.

Le soluzioni che possono essere adottate per la trasmissione di un patrimonio possono essere giuridiche, finanziarie, assicurative e la loro scelta varia a seconda della tipologia di beni che compongono il patrimonio, delle specifiche situazioni che lo richiedono e dei diversi effetti che producono dal punto di vista civilistico e fiscale.

Diversi sono gli istituti: la polizza vita

Oltre a Trust, patti di famiglia, holding di famiglia (giusto per citarne alcuni), la polizza vita rappresenta sicuramente un utile strumento per la trasmissione di un patrimonio. In particolare, le polizza vita, con il loro specifico quadro giuridico, sono riconosciute internazionalmente come un veicolo di trasmissione del patrimonio sicuro ed efficace.

Trasmettere, infatti, il patrimonio offrendo soluzioni mirate attraverso le polizze vita, costituisce un’ottima soluzione da offrire in consulenza ai propri clienti. I beni oggetto di tutela possono essere gli immobili, le partecipazioni e il denaro.

Per citare ad esempio alcuni vantaggi delle polizze vita, queste sono impignorabili e insequestrabili, fatta salva la revocatoria fallimentare e altre tutele, possono essere cedute a terzi, costituite in pegno o cedute a garanzia di finanziamenti. La polizza vita consente inoltre la protezione del patrimonio in ipotesi di fallimento del soggetto: infatti, alla dichiarazione di fallimento del beneficiario non consegue lo scioglimento del contratto, nè il curatore può agire contro il terzo assicuratore per ottenere il valore di riscatto della relativa polizza.

Imposizione fiscale

Le polizze vita non sono solo uno strumento di pianificazione successoria, ma si prestano anche ad una pianificazione finanziaria e consentono un’ottimizzazione dell’imposizione fiscale.

Sotto questo aspetto, infatti, nelle polizze vita “pure” nessuna tassazione viene applicata sul premio versato. E’ possibile detrarre il 19% del premio pagato, ma con un tetto massimo (nel limite di 630 euro per il periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013 e di 230 euro a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2014). Per quanto riguarda la liquidazione del capitale, in caso di possibilità di riscatto delle prestazioni maturate, il capitale liquidato è esente dalla dichiarazione Irpef mentre sull’eventuale plusvalenza si applica una ritenuta a titolo d’imposta pari al 20% ad eccezione della quota riconducibile a titoli pubblici o equivalenti tassata al 12,50%. In caso di premorienza il capitale liquidato è esente dalla dichiarazione Irpef. Per quanto riguarda la rendita erogata questa è esente dalla dichiarazione Irpef. La rivalutazione annua della rendita erogata è tassata al 20% come capital gain a eccezione della quota riconducibile a titoli pubblici o equivalenti, che è tassata al 12,50%.

Nella polizze vita “unit linked” (polizze di assicurazione sulla vita ad elevato contenuto finanziario con durata pari alla vita dell’assicurato, chiamate così perché il loro valore è collegato direttamente a quello delle quote dei fondi in cui il capitale è investito), non è possibile detrarre o dedurre il premio versato. Al momento della scadenza o al riscatto, il capitale liquidato è esente dalla dichiarazione Irpef. Sull’eventuale plusvalenza pari alla differenza tra l’ammontare percepito e quello dei premi pagati e non dedotti/detratti, al netto di una quota dei proventi riferibili ai Titoli di Stato ed equiparati, si applica una ritenuta a titolo d’imposta pari al 20% a eccezione della quota riconducibile a titoli pubblici o equivalenti tassata al 12,50%. L’imposta è applicabile anche agli importi dovuti da soggetti non residenti e percepiti da soggetti residenti in Italia, direttamente dalle imprese di assicurazioni estere operanti nel territorio dello Stato in regime di libertà di prestazione di servizi ovvero da un rappresentante fiscale. Nel caso in cui non venga applicata l’imposta tramite sostituto, il percettore sarà tenuto ad assolvere l’obbligo in dichiarazione dei redditi ed alla auto liquidazione dell’imposta sostitutiva dovuta.

In caso di premorienza, il capitale liquidato è esente dalla dichiarazione Irpef e le plusvalenze maturate sono esenti dalla tassazione come capital gain. La rendita erogata non costituisce reddito Irpef (il capitale trasformato in rendita è assoggettato alla tassazione sull’eventuale plusvalenza). La rivalutazione annua della rendita erogata è tassata al 20% come capital gain a eccezione della quota riconducibile a titoli pubblici o equivalenti, tassata al 12,50%.

A decorrere dal 2013 è applicabile ai contratti di assicurazione sulla vita, così come chiarito dall’Amministrazione finanziaria in una recente Circolare, l’imposta di bollo prevista nella misura dello 0,15%. Con riferimento alle imprese estere, sono soggette a tale obbligo le imprese operanti in Italia in regime di libertà di prestazioni di servizi che abbiano optato per applicare l’imposta sostitutiva o che abbiano affidato le polizze in amministrazione a fiduciarie residenti o altri intermediari residenti.

Insurance wrappers

Nonostante ci siano, come si è visto, indubbi vantaggi fiscali nella sottoscrizione di polizze vita è doveroso anche dire che ci sono particolari polizze assicurative vita i cui effetti fiscali potrebbero essere disconosciuti dall’Amministrazione finanziaria in quanto ritenute polizze meramente “interposte”. Alludo, in particolare alle “insurance wrappers” (i.e. l'”assicurazione involucro“). Il “bozzolo” – i.e. la polizza di assicurazione wrapper – è stato inventato in corrispondenza dell’affievolimento del segreto bancario di molti Stati Europei e non Europei e all’alba di condoni o scudi fiscali. La guerra all’evasione internazionale dichiarata al G8 di Londra stava provocando smottamenti preoccupanti in questi Paesi. Per tranquillizzare i propri clienti, tutt’altro che contenti di rinunciare all'”anonimato“, banche e assicurazioni hanno iniziato a offrire queste polizze vita senza temere la repentina dipartita dei propri depositanti. L’insurance wrappers, in particolare, presenta altri vantaggi molto più ambiti rispetto a quelli comunemente conosciuti. In cima all’elenco dei quali c’era appunto la “schermatura” dei sottoscrittori. I contribuenti esteri con il conto in questi paesi potevano convertire il proprio “patrimonio” nel premio unico del contratto assicurativo. In questo modo, il patrimonio continuava a essere gestito dalla banca, ma passando sotto la titolarità formale della compagnia assicurativa. In altre parole, anonimato ripristinato ed euroritenuta evitata nei paesi extracomunitari. In Svizzera attualmente ad esempio nonostante – la «Swiss financial market supervisory authority» – abbia emanato una circolare obbligando le Banche, assicurazioni e altri operatori a conservare la documentazione riguardante il beneficiario economico e il titolare effettivo della polizza (i.e. chi ha effettuato il versamento dei premi o impartisce le istruzioni per gestirli), continua ad essere utilizzata. La possibilità di sottoscrivere tali polizze mediante il conferimento del proprio patrmonio è presente attualmente anche in altri paesi quali ad esempio il Lussemburgo, il Liechtenstein, Singapore e Dubai, giusto per citarne alcuni.

Autore: Sergio Sirabella, dottore commercialista, OF Counsel di Legalitax, studio legale e tributario – Professione Finanza (Articolo originale)

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