Opinione della Settimana

Brand unico, reti riunite, corsi per 1.000 addetti: rivoluzione in Generali

Grandi manovre dopo la fusione in una sola società delle tre tre realtà presenti nella penisola. Col sindacato 8 tavoli. In campo 450 tutor interni per la riqualificazione e le lezioni d’inglese. E poi una serie di servizi

Generali Nuovo Logo HiResUn articolato programma di integrazione che punta a migliorare il livello di servizio ai clienti e alle reti, in cui un ruolo molto rilevante è giocato dall’engagement dei dipendenti. È quello lanciato da Generali Italia, società nata nel 2013 dalla fusione delle tre realtà esistenti nel gruppo nella Penisola: Alleanza-Toro, Ina-Assitalia e le attività italiane di Assicurazioni Generali. Sono tre in particolare gli obiettivi del programma, che si concluderà entro il 2016: integrare le strutture distributive (con la razionalizzazione della gamma prodotti) e creare un unico brand; attuare la migrazione di tutte le piattaforme informatiche verso un’unica portante e dar vita a dei centri di eccellenza. Su quest’ultimo punto, il gruppo ha infatti deciso di mantenere le attuali sedi di Mogliano Veneto (in provincia di Treviso), Torino, Roma e Milano, facendone però dei poli di eccellenza specializzati nelle diverse linee di business in cui opera Generali Italia. In particolare, «la sede di Mogliano Veneto sarà dedicata principalmente al segmento vita, Roma ai danni retail, Torino all’auto e Milano ai claims (liquidazione sinistri)», specifica Gianluca Perin, responsabile risorse umane Generali Italia.

Un processo di riorganizzazione attuato attraverso il coinvolgimento dei sindacati, con la creazione di otto tavoli tecnici di confronto, e che passa anche attraverso l’avvio di un programma di engagement dei dipendenti e la riqualificazione professionale di circa 1.000 persone. «Quest’ultima è stata la sfida più importante che abbiamo dovuto affrontare», commenta Perin. Per i dipendenti coinvolti nella riconversione a nuovi ruoli sono stati previsti in particolare dei corsi di formazione «svolti in parte in aula e in parte sul campo con l’affiancamento di 450 tutor interni incaricati di supportare le persone nello sviluppo delle loro nuove mansioni». Con i risultati dell’attività di training che vengono monitorati in maniera costante, «in modo da verificare che le persone formate abbiano raggiunto un livello di competenze e di prestazione in linea con quello dei colleghi».

Altrettanto significativo è il programma di engagement messo in atto con l’obiettivo di rendere più motivante, partecipativo e collaborativo l’ambiente di lavoro, «nato grazie ai suggerimenti raccolti attraverso alcuni focus group e una survey online, alla quale ha partecipato più del 75% dei dipendenti», sottolinea Perin.

Le principali iniziative attuate? Il programma di engagement training, che punta a supportare i responsabili di risorse nelle loro capacità di engagement, comunicazione e team management. O ancora l’English Club, «dedicato ai dipendenti che aspirano a migliorare il proprio inglese in compagnia di un tutor madre lingua». Insieme a parcheggi premaman, asili nido, borse e viaggi studio all’estero e giornate di orientamento al lavoro per i figli dei dipendenti, convenzioni e servizi salvatempo. «All’interno della sede di Mogliano Veneto sono ad esempio attualmente presenti dei punti dedicati, a disposizione dei dipendenti, che svolgono servizi di lavanderia e di prenotazione e consegna farmaci». Altre iniziative riguardano inoltre l’area del benessere, «con un presidio medico che si occupa di prelievi sangue, visite oculistiche e altre attività ambulatoriali su prenotazione, programmi dedicati a chi vuole adottare nuovi stili di vita e distributori automatici con prodotti alimentari salutistici». Oltre a un progetto di creazione di una community interna «per far si che tutti i collaboratori sul territorio possano connettersi, condividere informazioni e conoscenze, incrementare il proprio know-how professionale e quello aziendale». Senza scordare l’area della responsabilità sociale d’impresa rappresentata, ad esempio, dall’iniziativa “Il viaggio della solidarietà” nell’ambito della quale se i dipendenti scelgono di viaggiare in seconda classe il saving viene donato in beneficenza. O dalla raccolta e donazione annuale di giochi e abiti dei lavoratori ad associazioni no profit che operano in località o situazioni di emergenza.

Il tutto in un contesto di grande attenzione alla comunicazione, «non soltanto del top management verso i propri diretti riporti, ma una catena informativa che deve estendersi a cascata a tutti i dipendenti». Con il management che mensilmente aggiorna questi ultimi circa i principali indicatori di performance aziendali, come l’avanzamento dell’integrazione, lo sviluppo commerciale e i dati finanziari.

Autore: Sibilla Di Palma – Repubblica Affari & Finanza (Articolo originale)

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