Opinione della Settimana

Previdenza complementare, diritto di trasferimento della posizione: la portabilità del contributo del datore di lavoro

Trasferimento - Passaggio ImcQualche tempo fa abbiamo visto come il trasferimento della posizione individuale da una forma pensionistica a un’altra da parte di un lavoratore dipendente riguardi l’intera posizione accumulata, che si sostanzia nel TFR, il contributo del lavoratore e del contributo datoriale. A questo punto però pare lecito domandarsi se è possibile continuare ad essere destinatari del contributo datoriale anche nella nuova forma pensionistica scelta.

L’interpretazione in merito alla disciplina in tema di portabilità del contributo del datore di lavoro deve cominciare dalle disposizioni contenute nell’articolo 14 del D. Lgs. 252 del 2005, il quale al comma 6 evidenzia come nell’esercizio del diritto del trasferimento della posizione individuale “il lavoratore abbia diritto al versamento della forma prescelta del TFR e dell’eventuale contributo a carico del datore di lavoro nei limiti e secondo le modalità stabilite dai contratti o accordi collettivi, anche aziendali”.

Su tale formulazione sono nate diverse opinioni da parte degli esperti di settore; tra queste l’interpretazione che vede nella contrattazione collettiva la fonte del diritto al contributo datoriale. Tale opinione sarebbe anche suffragata dal dato letterale della Legge Delega n. 243 del 2004, che all’articolo 1 comma 2 lettera E) n. 4 evidenzia espressamente il diritto al trasferimento del contributo del datore di lavoro. Nello stesso senso si è espressa la Covip nella Relazione dell’anno 2005, che sottolinea come il contributo trovi la sua origine nei contratti e pertanto vada confermata la sua destinazione alle forme istitutive sulla base di contratti collettivi che l’hanno previsto. Appare chiaro quindi come, secondo Covip, la contrattazione collettiva esplichi la sua funzione principale e centrale nel sistema di previdenza complementare. Sembra corretto a questo punto desumere che nel caso in cui il contratto collettivo non preveda nulla riguardo all’eventualità di trasferimento del contributo datoriale, il lavoratore non abbia diritto a quest’ultimo. Bisogna però stare molto attenti a non estremizzare il concetto per cui la portabilità del contributo del datore di lavoro sia possibile solo nel caso in cui il contratto collettivo istitutivo della forma pensionistica complementare espressamente lo preveda. A tal proposito l’Autorità di Vigilanza, in risposta ad un quesito sottopostole da un fondo pensione negoziale di categoria in merito alla portabilità del contributo datoriale in caso di trasferimento tra due fondi negoziali (uno di categoria ed uno territoriale), ha risposto che tale diritto deve essere previsto dall’accordo istitutivo del fondo territoriale a prescindere da quanto previsto nel contratto di categoria. Tale interpretazione dell’autorità è spiegabile con il fatto che l’articolo 3 del D.lgs. 252 del 2005 prevede la possibilità di compresenza di fonti istitutive di diverso livello ma dirette alla medesima platea di lavoratori. Secondo gli Orientamenti Covip, infatti, l’esistenza di una molteplicità di forme pensionistiche complementari di carattere collettivo che si rivolgono ai medesimi destinatari si traduce in una pluralità di offerte dirette ai lavoratori e realizza il principio della libertà di adesione.

Si può concludere quindi che la portabilità del contributo datoriale in favore del lavoratore si avrà nel momento in cui quest’ultimo opti per l’adesione al fondo di categoria, al fondo territoriale se previsto dalle fonti istitutive dello stesso o nel caso in cui siano intervenuti accordi collettivi, anche aziendali, che prevedano espressamente tale ipotesi.

Autore: Sara Loielo – Il Punto, Giornata Nazionale della Previdenza (Articolo originale)

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