Opinione della Settimana

Assicurazioni, un motore per la crescita

Oggi l’industria delle polizze rappresenta il 7,6% del pil. Nel 1990 la raccolta era il corrispettivo di 18 miliardi, oggi è a 120. Pochi settori in Italia possono vantare tale progressione. Il punto di forza? La garanzia del capitale

Assicurazioni - Risk Management ImcL’opportunità di ripercorrere il tempo di una generazione è l’occasione per misurare come il settore assicurativo in questi anni non soltanto ha continuato a crescere a ritmi sostenuti ma soprattutto ha acquisito un’importanza crescente nella società italiana. È divenuto il primo investitore istituzionale, rappresenta la destinazione privilegiata del risparmio gestito delle famiglie, ha contribuito a mitigare gli effetti della crisi economica offrendo sempre più estese coperture assicurative alle imprese. E sta svolgendo un ruolo da protagonista nella riforma del welfare state di cui il Paese ha bisogno per mettere in sicurezza le conquiste del passato.

Negli ultimi 25 anni il mondo è profondamente cambiato, con il ritmo scandito dall’abbattimento del Muro di Berlino (1989) e da quella socializzazione globale della conoscenza che internet ha reso possibile. Una rivoluzione avviata nel 1991 quando l’informatico inglese Tim Barnes Lee pubblicò il primo sito web della storia. In tutti questi anni anche l’Italia ha mutato il suo volto, sebbene non con la velocità e la profondità che sarebbe stata auspicabile. Ebbene in questo cambiamento l’industria assicurativa ha rappresentato un fattore propulsivo. Nel 1990 la raccolta delle compagnie italiane ammontava al corrispettivo di 18 miliardi di euro, pari al 2,6% del prodotto lordo nazionale. Nel 2013 ha raggiunto i 120 miliardi con un incidenza sul pil pari al 7,6%. È uno sviluppo importante. Pochi settori in Italia, nell’industria o nei servizi, possono vantare una simile progressione. La crescita si deve, innanzitutto, alla vitalità delle compagnie, alla loro capacità di soddisfare i bisogni dei consumatori con prodotti adeguati. E si è anche giovata delle aperture che talvolta sono state introdotte nella regolamentazione rompendo alcuni dei tanti lacci e lacciuoli che da sempre frenano lo sviluppo del sistema Italia. Così è stato, ad esempio, nella previdenza complementare, dove la riforma del 2005 ha consentito il decollo del secondo pilastro pensionistico di cui i prodotti assicurativi (i Pip) rappresentano ormai la componente più dinamica con una crescita di adesioni che nel 2013 si è attestata al 19,4%.

Lo stesso è accaduto nella Rc Auto anche se il bilancio, in questo caso, non è del tutto positivo. Il sistema di prezzi amministrati è stato abrogato il 1° luglio 1994 e la libertà tariffaria ha promosso l’innovazione di prodotto e la concorrenza. Oggi l’offerta contrattuale è così ampia e diversificata da spingere un numero crescente di assicurati a confrontarla direttamente o attraverso un comparatore. Per non parlare dell’innovazione rappresentata dalle scatole nere ormai installate in oltre 2 milioni di autovetture, ciò che fa dell’Italia il Paese leader nel mondo per questa tecnologia. E uno sviluppo che senza la liberalizzazione non sarebbe stato neppure concepibile. Ma è stato anche un percorso a ostacoli in cui il legislatore è talvolta entrato a gamba tesa interferendo nel libero gioco di mercato (ad esempio, in tema di rapporti agenziali) senza intervenire con azioni positive (ad esempio, con nuove tabelle sulla risarcibilità dei gravi danni fisici) per favorire la riduzione strutturale di costi e tariffe assicurative.

In un Paese afflitto da un tasso di disoccupazione record è motivo di orgoglio per le aziende del settore non aver perso in questi anni neppure un posto di lavoro. Marginali sono stati i fallimenti di imprese e mai il settore ha fatto ricorso ad aiuti di Stato. È accaduto piuttosto il contrario, con frequenti aggravi fiscali imposti alle imprese per alleviare i deficit della finanza pubblica.

Ma il cambiamento più rilevante che ha caratterizzato l’industria assicurativa italiana è avvenuto nel ramo Vita. Nel 1990 erano distribuite in Italia polizze Vita per un controvalore pari a 4 miliardi di euro (0,8% del pii). Nell’anno appena trascorso la raccolta ha raggiunto gli 85 miliardi (5,4% del pil). È uno sviluppo portentoso reso possibile dal lancio di nuovi prodotti e dalla nascita della bancassicurazione come nuovo canale distributivo. Vorrei ricordare i due esponenti del mondo assicurativo che hanno legato il proprio nome a questa stagione di crescita, l’ex presidente di Ina-Assitalia Antonio Longo e l’ex presidente delle Generali Alfonso Desiata. Assai rilevante è stato il loro contributo ali’affermazione di quell’originale via italiana al mercato Vita rappresentata dalle polizze rivalutabili, collegate alle gestioni separate assicurative. Nate storicamente per garantire in caso di morte un capitale agli eredi dell’assicurato, le polizze Vita si sono trasformate col tempo in un efficiente strumento di risparmio. A fine 2012 le riserve Vita assicurative pesavano per ben l’11,5% nei portafogli finanziari delle famiglie italiane, ben più dei fondi comuni (7,2%) e dello stesso risparmio postale (9,3%). Sono numeri importanti che oggi collocano gli assicuratori italiani tra i principali gestori del risparmio del Paese.

Garanzia del capitale e di un rendimento minimo, che riposano sulla forza patrimoniale delle compagnie, e stabilità nel tempo delle performance sono i punti di forza delle polizze Vita italiane che proprio nei periodi di crisi hanno mostrato la loro solidità. Nella tempesta dei mercati seguita al fallimento di Lehman Brothers le rivalutabili sono state un vero bene rifugio salvaguardando i risparmi degli italiani mentre altri strumenti finanziari perdevano rapidamente valore. E due anni più tardi quando sotto tiro è finito il debito pubblico e chi possedeva titoli di stato ha subito perdite significative, i rendimenti delle gestioni separate hanno continuato a rimanere in terreno positivo. È proprio in quei frangenti che si è rinsaldato il rapporto di fiducia tra i risparmiatori e l’industria assicurativa e questo spiega perché la raccolta assicurativa Vita, dopo la battuta d’arresto del 2011 (-18%) e 2012 (-5,5%), ha ripreso a crescere vigorosamente nel 2013 (+ 22%) e la nuova produzione ha registrato un balzo del 48,9% nei primi due mesi dell’anno in corso.

In questi ultimi decenni non soltanto l’industria assicurativa si è sviluppata ma sono cresciuti anche i suoi clienti, sono diventati più informati, più reattivi, più esigenti. Momenti di frizione con le imprese non sono mancati, e non mancano. E tuttavia credo che quest’ultime abbiano saputo tenere il passo di un consumatore più maturo. Sono nate le compagnie dirette ad assecondare il bisogno della clientela ad avere un rapporto più immediato con il proprio assicuratore, tempi di reazione più rapidi nella scelta e nella sottoscrizione di una polizza. E ora, grazie a internet e ai social network, questo rapporto sta diventando più interattivo, così come nel canale agenziale l’informatica sta offrendo un contributo essenziale per tagliare i costi amministrativi, migliorare il servizio, concentrare sulla consulenza il rapporto con il cliente. Insomma, c’è meno distanza tra impresa e consumatore, migliora la conoscenza reciproca, si riducono le asimmetrie informative. E questo permette alle compagnie di rafforzare il proprio ruolo come fornitore di servizi adatti a coprire i crescenti bisogni di protezione di una società in continua evoluzione.

Autore: Aldo Minucci, presidente ANIA – Milano Finanza, Speciale MF 25

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