Opinione della Settimana

È lo sportello il re della polizza

Intesa Sanpaolo è leader nel vita e la bancassurance ha dominato la raccolta 2013. Generali resta la prima compagnia italiana, proprio come 25 anni fa, nonostante nel 2010 abbia chiuso la porta ad accordi bancari in grande stile. In filiale ora è il momento delle polizze Danni

Temporanea Caso Morte - Protezione - Polizza vita ImcErano gli anni in cui stava per decollare un fenomeno che avrebbe cambiato volto al mercato assicurativo italiano. In molti avrebbero continuato a chiamarlo con il termine francese di bancassurance, perché il primo esperimento di successo in Italia di vendita di polizze assicurative allo sportello, nel 1989, venne esportato proprio da Parigi. Quando al Monte dei Paschi di Siena decisero di stringere un’alleanza con il Crédit Agricole che, tramite la sua compagnia assicurativa Predica, rilevò il 40% della Ticino, ribattezzata poi Monte Paschi Danni e soprattutto il 49% della Ticino Vita, che avrebbe a breve cambiato nome in Monte Paschi Vita, con un esborso di 75 miliardi di lire. Un’operazione che si rivelò un successo aprendo la strada a un nuovo mercato della distribuzione assicurativa. Diciotto anni dopo, e archiviati due fidanzamenti assicurativi (e finanziari), con Sai prima (dal 1992 al 2001 ) e con Unipol dopo (dal 2001 al 2006) il partner delle polizze del Monte dei Paschi sarebbe stata ancora una compagnia francese, Axa, che nel 2007, per sbarcare in Italia in grande stile, staccò un assegno di 1,15 miliardi, questa volta di euro (più di 2.500 miliardi di lire, per fare un confronto con il 1989), spuntandola, stando alle cronache, su 25 pretendenti. «Generali? Dopo l’accordo con Mps non ci serve più», disse orgoglioso il ceo del colosso francese Henri de Castries all’indomani della firma dell’accordo per tentare di spegnere le eterne voci di un possibile take over sul colosso triestino.

Del resto, da quel lontano 1989, il mercato delle polizze in filiale in Italia, seppure tra alti e bassi, è praticamente esploso, specie per quanto riguarda il ramo Vita e nell’ultimo anno le filiali hanno letteralmente dominato. I numeri parlano chiaro: nel 2013 degli 85 miliardi raccolti nel ramo Vita quasi il 60% è passato tramite uno sportello, con un incidenza tra l’altro in aumento rispetto al 2012 quando il canale bancario aveva pesava per il 48%. Al palo, invece, appare la distribuzione dei prodotti Danni allo sportello che rappresenta appena il 3,6% del totale (l’80% è saldamente nelle mani degli agenti) e non da alcun segnale di crescita (era il 3,2% anche nel 2012). Sarà probabilmente questa la sfida aperta per gli anni a venire per le compagnie italiane, visto che in altri Paesi, a partire proprio dalla Francia, anche la vendita in filiale delle polizze Re Auto, per il welfare o ancora per l’abitazione ha ben funzionato. Solo qualche giorno fa, per fare un esempio, Allianz e Unicredit hanno deciso di iniziate a distribuire polizze Rc Auto nelle filiali del gruppo guidato da Federico Ghizzoni.

Pronti a scommettere sul canale bancario sono stati per del resto ancora una volta gli inglesi di Aviva, che proprio a fine aprile hanno messo sul tavolo 25 milioni di sterline cash per rinnovare e prolungare gli accordi con Ubi e Unicredit. Proprio loro, agli albori di questo mercato, all’epoca tramite la Commerciai Union sotto la guida di Cesare Brugola, furono tra i primi a muoversi, alleandosi con l’allora Credito Italiano (oggi Unicredit), sempre nel 1989. A uscire invece, dal mercato della bancassicurazione è stata però curiosamente la compagnia leader del mercato italiano, Generali Assicurazioni, nel 2010, quando l’allora amministratore delegato, Giovanni Perissinotto, dopo la fine degli accordi con Intesa Sanpaolo, affermò che il gruppo avrebbe seguito una strategia diversa rispetto al passato. Sarebbe stata chiusa, cioè, la porta alle alleanze che contemplavano il possesso di partecipazione strategiche nelle banche partner. La decisione, rimasta finora immutata anche con il nuovo group ceo Mario Greco, arrivato a giugno 2012, prevedeva esclusivamente accordi di distribuzione, con banche medio piccole. Nel frattempo, però, dal riassetto delle attività assicurative di Intesa Sanpaolo affidato nel 2011 a Gian Emilio Osculati, che ha guidato la fusione tra Intesa Vita, Eurizon Vita, Sud Polo Vita e Centrovita, è nato il primo gruppo assicurativo Vita italiano, con premi che nel 2013 si sono attestati a 17,1 miliardi, superiori sia al gruppo Generali (13,4 miliardi) sia a Poste Vita (13,1 miliardi). Un balzo in avanti realizzato soprattutto nel 2013 che ha registrato una crescita del 17% rispetto all’anno prima e ha consentito al gruppo bancario di arrivare a rappresentare il 20% del mercato Vita italiano (pari a 87,9 miliardi) e di chiudere il 2013 con un utile di 347 milioni. E poi c’è senza dubbio da segnalare Poste Vita, che nel 1989 non c’era ancora. Lanciata nel 2004 con l’arrivo di Maria Bianca Farina, in poco più di dieci anni, grazie alla potente rete distributiva delle Poste Italiane, con 14 mila sportelli sparsi in tutta Italia, ha scalato le posizione del mercato assicurativo, arrivando a fine 2013 a conquistare, come detto, la medaglia di bronzo della raccolta nel ramo Vita. La compagnia è arrivata a rappresentare una colonna portante per l’intero gruppo postale, e ora si appresta ad avere un ruolo decisi vo in vista della privatizzazione del gruppo con il collocamento sul mercato del 40% delle azioni di Poste Italiane, atteso entro la fine dell’anno. E le Poste sono entrate da poco più di due anni anche nel ramo Danni e hanno già raggiunto la 38esima posizione.

Saldamente in mano alle Generali, proprio come nel 1989, resta invece il podio del mercato assicurativo italiano generale, composto da Vita più Danni. Venticinque anni fa i premi del gruppo triestino erano di 2,8 miliardi di euro, alla fine dell’anno scorso avevano raggiunto i 20,4 miliardi (dati Ania), cui bisogna aggiungere i premi raccolti all’estero dal gruppo (unica compagnia italiana ad avere una dimensione mondiale); in questo modo Generali arriva a gestire premi per circa 66 miliardi. Ma se la pole position è rimasta immutata con il passare del tempo, in questi 25 anni il mercato assicurativo italiano ha assistito a cambiamenti profondi, che hanno subito un’accelerazione proprio in questi ultimi anni. Rivoluzioni che hanno interessato i big del settore con la fusione di grandi compagnie che hanno inevitabilmente ridotto il numero degli operatori. A partire da Unipol, che a giugno di due anni fa, è stata la protagonista del salvataggio di Fondiaria Sai, con la nascita il 6 gennaio di quest’anno di UnipolSai Assicurazioni, frutto della fusione di Unipol Assicurazioni, Milano e Premafin in Fondiaria Sai. Il gruppo assicurativo guidato da Carlo Cimbri ha cosi guadagnato la prima posizione del mercato Danni italiano, con una quota del 25% del mercato e 9,7 miliardi di premi 2013 su un totale di 38 miliardi. Poi c’è stata la grande riorganizzazione di Generali in Italia, affidata da Greco al francese Philippe Donnet che in Italia aveva già guidato Axa nel 2000. Generali Italia è nata a fine 2013 dalla fusione delle tre realtà assicurative esistenti nel gruppo Generali in Italia, tra cui Toro, Ina-Assitalia e le attività italiane di Assicurazioni Generali, ed è la prima realtà assicurativa del Paese, con circa 100 miliardi di attivi. Una rivoluzione che ha coinvolto anche l’autorità di controllo del settore che a fine 2012 è finita nel ciclone dell’inchiesta della procura di Torino sulla gestione della Fondiaria Sai da parte della famiglia Ligrestì. Gli uffici dell’autorità di controllo furono perquisiti quando l’ex presidente Giancario Giannini era ancora al vertice, in qualità di commissario straordinario e lui stesso è stato indagato per concorso in falso in bilancio, a poco giorni dalla trasformazione dell’Isvap in Ivass che ne avrebbe comportato il passaggio sotto l’egida della Banca d’Italia e l’arrivo al timone dell’ex direttore generale di Via Nazionale, Fabrizio Saccomanni, sostituito a breve distanza da Salvatore Rossi, quando assunse l’incarico di ministro dell’Economia nel governo di Enrico Letta.

L’altro cambiamento epocale di questi ultimi anni nel mondo delle polizze ha riguardato invece le regole del gioco, ed è arrivata direttamente dal legislatore che ha allentato il legame tra assicurazioni e reti di vendita agenziali. Prima nel 2007, c’è stato l’intervento dell’allora ministro dello Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani (con Romano Prodi al governo), che ha vietato il monomandato tra agenti e compagnie. Poi ci aveva riprovato il governo Monti nel 2012, che coni decreti liberalizzazioni aveva introdotto addirittura l’obbligo di plurimandato. In pratica gli agenti si sarebbero dovuti trasformare in una specie di broker, firmando un contratto con almeno due compagnie, sia nel Vita sia nel Danni. Ma alla fine, nelle leggi di conversione, è rimasto solo l’obbligo di presentare al cliente, al momento della firma, tre preventivi Rc Auto di compagnie diverse, senza di fatto produrre alcun cambiamento nel mercato. Salvo poi un intervento a gamba tesa dell’Antitrust che nel 2013 ha aperto un indagine su sette compagnie leader del mercato che avrebbero ostacolato la diffusione del plurimandato e ha a inizio 2014 ha incassato i loro impegni per rimuovere gli ostacoli. Tutto rimandato invece per la riforma del mercato Rc Auto che era stata messa a punto dal governo Letta ma che all’ultimo minuto è stata rinviata e l’esecutivo di Matteo Renzi, preso da altre impellenze, la tiene ancora nel cassetto.

Autore: Anna Messia – Milano Finanza, Speciale MF 25

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