Opinione della Settimana

L’Ania denuncia il collasso della rc dei medici

Rc professionale medici - Stetoscopio Imc

Grandi ospedali, come Niguarda a Milano e Umberto I a Roma, che non sono assicurati per la difficoltà di trovare una copertura. Tariffe che, per le categorie a rischio, arrivano a livelli elevatissimi, sino a 15mila euro l’anno per un ginecologo. Un’impennata delle richieste di risarcimento che porta i giovani medici a non praticare le specialità più a rischio. E’ lo scenario allarmante dell’errore medico nel campo sanitario, per le aziende ospedaliere e i liberi professionisti, che emerge da un dossier realizzato dall’Ania su Malpractice, il grande caos. Lo studio esce a pochi giorni dall’introduzione dell’obbligo assicurativo per i medici liberi professionisti; salvo slittamenti dell’ultima ora (ma sarebbe il terzo rinvio), dal prossimo 14 agosto dovranno avere una polizza di rc professionale che rimborsi i danni procurati a terzi nello svolgimento dell’attività. Un obbligo già scattato per altre categorie di professionisti, con la sola eccezione degli avvocati, ma da cui è stato escluso il personale delle Asl, fra cui i medici degli ospedali pubblici.

Nella sanità la situazione è davvero esplosiva. “Non è pensabile che in questo settore per ogni cento euro di premi raccolti le compagnie ne spendano centocinquanta per i sinistri”, sottolinea Aldo Minucci, presidente dell’Ania, “bisogna creare le condizioni perché possano operare in questo settore senza subire perdite strutturali. Bisogna prevedere che gli ospedali abbiano un risk manager incaricato di gestire i rischi, e rendere certi i criteri di risarcimento. La tabella unica nazionale per il risarcimento delle lesioni gravi, di cui si attende il varo da sette anni, oltre che nella rc auto avrebbe anche in questo settore un immediato impatto positivo sui costi dei risarcimenti, e quindi sulle tariffe. Bisogna restringere il numero dei soggetti che hanno diritto al risarcimento dei danni non patrimoniali ed escludere la responsabilità per il medico che ha seguito tutti i protocolli operativi. In generale, comunque, dev’essere chiaro che a risarcimenti più elevati corrispondono tariffe più alte per le coperture assicurative. Un altro fenomeno è quello della medicina difensiva, cioè la prescrizione ai pazienti di esami al solo scopo di ridurre la responsabilità del medico; secondo le nostre stime costa al Servizio sanitario nazionale circa 13 miliardi di euro l’anno, con adeguati interventi si potrebbe risparmiare almeno un miliardo di euro l’anno”. “Ora l’attenzione è concentrata sull’obbligo assicurativo che dovrebbe scattare il 14 agosto per i medici liberi professionisti”, spiega dal canto suo Dario Focarelli, direttore generale dell’Ania, “ma in prospettiva bisogna arrivare a una riforma complessiva del settore”.

I medici, intanto, denunciano la drammaticità della situazione. “Non chiediamo certo colpi di spugna sulla responsabilità dei medici”, sottolinea Mauro Longoni, vice-presidente di Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri italiani “ma la categoria sta vivendo una fase di drammatica difficoltà. Molti giovani non scelgono più le specialità a maggior rischio legate all’urgenza, come ortopedico, chirurgo e anestesista, per il timore dei contenziosi medico-legali cui potranno andare incontro”. Longoni è anche vice-presidente di Cineas, il Consorzio inter-universitario per la gestione del rischio. “Bisogna rendere obbligatoria la figura del risk manager, che oggi hanno pochissimi ospedali”, sottolinea Longoni, “devono essere le associazioni di categoria a vigilare sulla professionalità dei propri iscritti, ma è necessaria anche una riforma complessiva del settore”.

Autore: Roberto E. Bagnoli – Iomiassicuro.it (Articolo originale)

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