Opinione della Settimana

Genova, la bella assicuratrice che vendeva polizze fasulle

Genova (3) Imc

Chiusa un’agenzia di Cornigliano: offriva contratti a prezzi stracciati. Raggirati 300 automobilisti in pochi mesi. I clienti circolavano senza “copertura”: la donna incastrata dalle indagini dei vigili urbani

Giovane, piacevole e, forse anche per questo, molto convincente. Più di tutto, capace di offrire polizze assicurative a prezzi imbattibili. Peccato che i contratti fossero in realtà privi di reale copertura e che, in caso di incidente stradale, tutti i coinvolti si sarebbero trovati in un mare di guai. La carriera fulminea di W. S., nata 32 anni fa in Marocco, ma corniglianese d’adozione, è terminata tanto rapidamente quanto è iniziata. A stroncarla la polizia municipale che, prendendo spunto da un singolo contrassegno, ha riannodato i fili della raffica di “rc auto” rilasciate dall’ormai ex agenzia di via Cornigliano 136 rosso nel volgere di una manciata di mesi: 300 i contratti sequestrati, 260 dei quali erano stati stipulati. Quaranta quelli “prenotati” e solo in attesa di essere compilati.

L’indagine è nata per caso. Un singolo episodio, che, con i dovuti approfondimenti, ha poi portato a scoprire un giro d’affari ramificato in mezza Italia. Sono più di cinquanta le denunce arrivate nel frattempo alla Procura di Genova grazie alla collaborazione di altri uffici di polizia. E sono di ogni nazionalità – italiani, marocchini, albanesi, ecuadoriani – quanti in buona fede (almeno, fino a prova contraria) erano convinti di aver fatto soltanto un buon affare.

La scintilla si accende in piena via Gramsci il 3 febbraio scorso. Un controllo dei vigili del Primo distretto di Portoria al contrassegno esposto sul parabrezza di un camion, all’apparenza del tutto legittimo – seppure di “foggia” francese – getta le basi per scoprire il meccanismo del raggiro. I documenti sono completi: ci sono i dati del conducente e del veicolo, la carta verde (che “copre” il veicolo fuori dal paese di emissione). E c’è la polizza, compilata e intestata all’assicurazione La Parisienne (risultata estranea ai fatti).

Qualcosa, però, non torna e al conducente viene comunque intimato di raggiungere gli uffici. E, a un controllo nel cervellone dell’Ania – l’associazione delle imprese assicuratrici – emerge come quell’autocarro sia sconosciuto. Almeno lo è dopo la scadenza della precedente assicurazione, alcuni mesi prima. Quindi, privo di copertura qualunque cosa dovesse accadere, dal banale tamponamento allo schianto mortale.

Eppure, il camionista giura che è tutto è a posto, così viene contattata l’agenzia milanese che rappresenta e “vende” le assicurazioni La Parisienne sul territorio italiano. Tutto regolare, lo consente il Codice delle assicurazioni. Ma la risposta è secca: «Questa polizza non ci risulta».

A quel punto l’illusione si spezza, l’auto trasportatore si avvede di essere stato raggirato, indica dove ha stipulato il contratto e dichiara di voler denunciare. La pratica passa nelle mani del nucleo di polizia giudiziaria, reparto della “municipale” che dispone di un laboratorio specializzato nello scoprire documenti fasulli. Da li all’ufficio di via Cornigliano il passo è breve: a stretto giro il pm Massimo Terrile autorizza la perquisizione. Ed è analizzando il materiale raccolto nella sempre affollatissima agenzia – in diverse occasioni sono perfino intervenute le forze di polizia per “disperdere” la folla a caccia dell’affare che invadeva parzialmente la carreggiata – che viene infine scoperto il trucchetto.

In sintesi: W. S. e il suo collaboratore, anch’egli marocchino ma con carta d’identità italiana, M. A., 23 anni, si appoggiano a un’agenzia con sede a Nizza. Il “factotum” emerge essere il titolare, con cui la donna si era messa in contatto alcuni mesi prima attraverso un amico di famiglia.

Raccolti i dati di veicoli e titolari a Cornigliano, questi venivano inoltrati a cadenza settimanale via posta elettronica in Francia. E, in men che non si dica, da Oltralpe tornavano i contratti perfettamente compilati e i tagliandi assicurativi. Il problema è che la connessione si fermava lì, nell’officina del falso di Nizza, dalle parti della stazione. Vale a dire La Parisienne, di questo movimento, non era informata. E ciò significa che il denaro – in media 350 euro a polizza – finiva dritto nelle tasche della titolare, senza che i veicoli fossero realmente assicurati. Alle contestazioni dei vigili la giovane ha replicato producendo solo documenti posticci, alcuni prodotti a posteriori. Adesso è in attesa di processo.

Autore: Roberto Sculli – Il Secolo XIX (Estratto articolo originale)

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