Opinione della Settimana

Un esercito di auto con targa straniera. Chi c’è alla guida?

Auto - Targa tedesca ImcSpesso sono italiani che le intestano a prestanome. Non pagano il bollo e le multe, polizze a rischio

Un immigrato peruviano ha spinto un po’ troppo con l’acceleratore sul versante italiano del tunnel del Fréjus. Guidava un’auto a noleggio. La foto scattata dall’autovelox ci ha messo un po’ ad arrivare, la Polstrada ha mandato la contravvenzione dall’altra parte del mondo. E il destinatario ha pagato: 41 euro. E’ l’eccezione che conferma la regola dei mancati pagamenti delle multe inviate all’estero. Le stime più ottimistiche sono di un 30 per cento di versamenti, ma molto dipende dagli importi e dal senso civico dei personaggi multati. Diversa è la questione per lo straniero fermato dalle forze dell’ordine in seguito a un’infrazione: deve pagare subito (in Italia e all’estero), pena il sequestro del veicolo fino a pagamento avvenuto.

La reciprocità  

Prima di tutto, bisogna fare una distinzione: ci sono multe di serie «A» e altre di serie «B». Dipende da chi le fa e avvia le pratiche per il pagamento. La Polstrada ha la possibilità di contattare uffici di collegamento in tutti i Paesi. E’ fondamentale per riuscire a ottenere indicazioni sugli intestatari dei veicoli multati. Ma non vale per tutti. La polizia municipale riesce a ottenere informazioni soltanto da alcuni Paesi. Senza quei dati, però, è impossibile spedire le contravvenzioni. Ottenere il pagamento, poi, è tutta un’altra storia.

Le spese sono a carico del destinatario. Sempre che decida di mettere mano al portafogli. Già, perché la legge non prevede sanzioni. E questo vale per gli stranieri in Italia, ma anche per gli italiani all’estero.

L’unico deterrente per i «furbi» è il «fermo amministrativo» del veicolo, che prevede l’accesso al Pubblico registro automobilistico. In Italia (come in altri Paesi), al mancato pagamento delle contravvenzioni seguono varie ingiunzioni, che possono arrivare anche al pignoramento di beni per sanare il debito. Ma sono pratiche nazionali. Non esistono «fermi amministrativi» all’estero. Così, chi non paga può continuare a farlo.

C’è un’eccezione: la Svizzera. Paese neutrale su tutto, basta non toccarlo sui soldi. Ha una banca dati con numeri di targa e dati anagrafici dei trasgressori. Per gli svizzeri, il mancato pagamento di una contravvenzione è un reato penale.

Le notifiche per un divieto di sosta oppure un autovelox arrivano con rogatoria internazionale, come per una rapina o un omicidio. Assieme a un avviso: al prossimo ingresso in Svizzera, c’è il rischio dell’arresto, salvo pagamento del debito e dell’equivalente dei giorni di carcere previsti come pena commutati in moneta sonante.

I trucchi  

L’ultima moda sono le immatricolazioni nell’Est. Fino a qualche tempo fa, la Romania era in testa alla classifica delle preferenze, ma da alcuni mesi è stata surclassata dalla Bulgaria. Motivo: le tariffe delle assicurazioni sono più basse. Quando vengono pagate. Anche perché, il controllo è quasi impossibile. In più, non c’è da pagare il bollo. A parte il profilo fiscale, c’è una questione di sicurezza: chi paga nell’eventualità di un incidente? Siamo proprio sicuri che l’assicurazione romena o bulgara (quando c’è) sarà così sollecita nei risarcimenti?

Per l’immatricolazione all’estero, però, serve un residente in quel Paese. Ed ecco spuntare i prestanome, che facilitano le operazioni illecite. Così, alla polizia municipale è capitato di scoprire un imprenditore italiano con una montagna di contravvenzioni non pagate che aveva fatto reimmatricolare la propria auto in Romania. Stesso telaio, doppia targa. Ma a un controllo sommario, poteva passare.

Autore: Claudio Laugeri – La Stampa Torino (Articolo originale)

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