Opinione della Settimana

Carige, sì ai soci ma senza svendere

La cessione di altre quote da parte della Fondazione e la vendita del polo assicurativo

Banca Carige (Foto Ansa-Luca Zennaro) ImcCarige senza tregua. Dopo aver archiviato con successo l’aumento di capitale da 800 milioni, l’ex Cassa di risparmio di Genova si trova oggi impegnata su almeno tre fronti: l’attesa cessione di altre quote da parte del primo azionista Fondazione Carige; la revisione degli attivi (Aqr) della banca da parte della Bce e la cessione del polo assicurativo costituito dalle due compagnie Vita e Danni.

Lunedì scorso è scaduto il periodo di vincolo (lock-up) sulle azioni possedute dalla Fondazione, che quest’anno è già scesa dal 46 al 19 per cento nel capitale della banca, ma il Tesoro ha autorizzato un’ulteriore discesa fino al 12 per cento. La Fondazione può dunque vendere ancora, ma è frenata da due motivi, uno algebrico, l’altro di governance. «Dalle cessioni effettuate – spiega il presidente della Fondazione, Paolo Momiglianoabbiamo ricavato 253 milioni che sono serviti a ripagare una parte dei debiti, ma soprattutto a mettere in sicurezza la nostra attività. Oggi siamo più tranquilli e se è vero che possiamo cedere un’ulteriore quota del 7 per cento di Banca Carige è vero anche che non c’è fretta, perché siamo convinti che i valori oggi espressi dalla Borsa non rispecchino le prospettive di sviluppo e di redditività dell’istituto di credito». Così la Fondazione apre a nuovi soci, ma attende l’esito delle esplorazioni affidate all’advisor Banca Imi, impegnato nella ricerca di un partner.

Il mercato invece non aspetta. Da quando è scaduto il lock-up il titolo Carige ha guadagnato il 10 per cento (lunedì 25 era a 0,113 euro), chiudendo ieri in progresso del 3,35 per cento a 0,1233 euro. La Fondazione, che ha i titoli iscritti a bilancio a 17 centesimi, prende tempo, riavvia le erogazioni (70 pratiche per circa 4 milioni) e procede con una due diligence per valutare, su sollecitazione del Mef, un’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti amministratori: a ottobre la decisione.

La banca, dal canto suo, ha archiviato i primi sei mesi dell’anno con una perdita di 45,5 milioni di euro anche a causa della profonda razionalizzazione avviata dall’amministratore delegato Piero Luigi Montani. A settembre Montani nominerà il responsabile dell’area Mercato e dalla metà di ottobre dovrebbero essere noti i risultati dell’Asset quality review e degli stress test. Gli 800 milioni portati in cassa con l’aumento sembrano in grado di garantire da nuove manovre sul capitale, anche perché prima di quel momento potrebbe definirsi la cessione delle due compagnie assicurative, di cui Carige sta trattando la cessione in esclusiva con Apollo Management Holding. In ballo una cifra tra 300 e 400 milioni, la metà di quanto si stimava un anno fa, ma sufficiente a portare a oltre un miliardo la nuova finanza nelle casse della banca.

Parallelamente proseguono le attività della magistratura, che indaga sulla precedente gestione, mentre Bankitalia ha sanzionato una parte dei precedenti amministratori. Via Nazionale ha multato l’ex presidente Giovanni Berneschi (387 mila euro), l’ex vicepresidente Alessandro Scajola (fratello dell’ex ministro, 190 mila euro) e l’allora direttore generale Ennio La Monica (208 mila euro), oltre ad altri amministratori, per un totale di 1.961.440 euro. Totalmente esclusi dalle sanzioni gli amministratori che si opposero alla linea Berneschi, tra cui i soci francesi, Gabriele Galateri di Genola e l’attuale presidente, Cesare Castelbarco Albani.

Autore: Stefano Righi – Corriere della Sera (Articolo originale)

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