Opinione della Settimana

Pensioni: cumulo incerto per le donne

Donne - Manager ImcLe lavoratrici che intendono lasciare il lavoro ricorrendo al regime sperimentale (noto anche come opzione al contributivo) potrebbero andare incontro al divieto di cumulo tra pensione e redditi da lavoro.

Ecco il punto normativo. L’articolo 19 del Decreto legge 112/08 ha stabilito che dal 1° gennaio 2009 sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente le pensioni dirette conseguite nel regime contributivo in via anticipata rispetto ai 65 anni per gli uomini e 60 anni per le donne, oppure a condizione che il lavoratore abbia maturato i 40 anni di contributi.

I requisiti anagrafici sono stati successivamente innalzati con il Decreto Salva Italia di dicembre 2011. I titolari di pensioni liquidate con il sistema contributivo – dove tutte le pensioni sono denominate di vecchiaia, tra cui anche quelle conseguite con il solo requisito contributivo o anagrafico inferiore a quello per la pensione di vecchiaia – possono altresì cumulare i redditi se hanno acquisito i requisiti di età e di contribuzione previsti per il perfezionamento delle quote (per il 2014: 97,3 con almeno 61 anni 3 mesi).

Relativamente alle pensioni di anzianità i redditi da lavoro sono totalmente cumulabili, eccetto quelle prestazioni per le quali specifiche disposizioni normative escludono il cumulo, come ad esempio i trattamenti provvisori liquidati ai lavoratori socialmente utili, nonché le prestazioni erogate ai titolari di assegni straordinari per il sostegno del reddito.

Per quanto riguarda le pensioni di vecchiaia liquidate nel sistema contributivo con requisiti meno stringenti rispetto alle quote fissate dalla Riforma Maroni, il ministero del Lavoro ha ritenuto che l’abolizione del divieto di cumulo debba estendersi anche alla fattispecie in parola. Pertanto, secondo l’Inps, le pensioni di vecchiaia liquidate nel sistema contributivo sono totalmente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente dal 1° gennaio 2009 (messaggio 21394/09).

Si evidenzia che dal 2016 potrebbero esserci soggetti titolari di pensione di vecchiaia calcolata con le regole del sistema contributivo puro che accedono alla rendita con il terzo canale di uscita previsto dall’articolo 24, comma 11, della Riforma Monti-Fornero (63 anni 3 mesi di età, 20 anni di contributi e importo del primo rateo di pensione non inferiore a 2,8 volte l’assegno sociale), i quali incontreranno nuovamente il divieto di cumulo, per mancanza dei requisiti sopra citati.

La normativa fin qui esposta è applicabile sia per i trattamenti pensionistici a carico dell’Assicurazione generale obbligatoria, sia per le forme sostitutive ed esclusive della medesima nonché della gestione separata dell’Inps.

Si sottolinea che l’Istituto di previdenza non ha citato – nella propria prassi – nulla di specifico in merito alla cumulabilità della pensione conseguita in regime sperimentale dalle donne con redditi derivanti da lavoro autonomo o dipendente. La questione è stata oggetto anche di una interrogazione parlamentare (Atto Camera – interrogazione a risposta orale 3/00586, presentata il 6 luglio 2009), il cui iter risulta ancora in corso.

Tuttavia si deve precisare che la pensione liquidata con le regole del regime sperimentale non è una pensione conseguita nel regime contributivo puro (secondo quanto previsto dalla Riforma Dini del 1995), motivo per cui una lettura logico-sistematico della norma dovrebbe far propendere per la cumulabilità con gli altri redditi da lavoro dipendente e autonomo. L’articolo 1, comma 9, della legge 243/04 prevede, infatti, che la pensione erogata alle donne optanti sia un trattamento pensionistico di anzianità. È evidente che una presa di posizione da parte dell’Inps e del ministero del Lavoro eliminerebbe qualsiasi dubbio in merito.

Autore: Fabio Venanzi – Quotidiano del Diritto (Articolo originale)

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