Opinione della Settimana

Previdenza complementare, tassazione agevolata su tutti i prodotti

Pensioni - Fondo cassa Imc

(Autore: Gabriele Petrucciani – Il Sole 24 Ore)

Sui rendimenti si applica l’11,5%; sui contributi dedotti aliquota tra 15% e 9%

Sono diverse le variabili da prendere in considerazione nella scelta di un fondo pensione. In primis, è sicuramente importante tenere conto della propria propensione al rischio; ma è altrettanto importante guardare anche all’orizzonte temporale che si ha davanti. Maggiore è la distanza che separa il lavoratore dall’età della pensione più ha senso aumentare l’aggressività del portafoglio (magari scegliendo una linea azionaria o, se si è molto avversi al rischio, una linea bilanciata), per poi spostarsi verso un profilo più conservativo con l’avvicinarsi della pensione. In questo modo, in una prima fase si cerea di sfruttare le potenzialità che il mercato azionario offre nel lungo periodo, cercando di rivalutare al meglio il capitale investito; in una seconda fase, invece, si mettono al riparo gli eventuali guadagni conseguiti. Tutti i fondi pensioni hanno diverse linee di investimento, da quella più conservativa a quella più aggressiva. E durante la permanenza nel fondo è sempre possibile “switchare” da una linea all’altra. Ci sono, poi, anche dei prodotti previdenziali, i cosiddetti life cycle, che prevedono un meccanismo di riallocazione automatica, con l’obiettivo sempre di massimizzare e preservare i rendimenti conseguiti.

E proprio nell’ottica del rendimento, nella scelta del fondo pensione cui aderire è importante tenere conto anche del fattore costo. «Il rendimento, infatti, non è dato solo dalla performance del prodotto – spiegano da Arcama dipende anche da quanto si versa e per quanto tempo, oltre che naturalmente dal costo. Spese troppo alte rischiano di abbattere drammaticamente il risultato finale dell’investimento».

Stando ai dati Covip, i fondi pensione negoziali, ovvero i fondi di categoria, sono quelli che costano un po’ meno. A metà strada si collocano i fondi pensione aperti, mentre i più cari sono i Pip (Piani individuali previdenziali). «Ma il dato medio può indurre in confusione – sottolineano da Arca -. Per scegliere bene occorre valutare la singola forma di previdenza, il singolo prodotto e a quale categoria di adesione si appartiene».

In termini di benefici fiscali, invece, poco cambia tra le varie forme di previdenza complementare. Il trattamento fiscale, infatti, è lo stesso per tutti i prodotti, con i rendimenti che sono tassati con aliquota agevolata all’11,5%, trattenuta ogni anno dal rendimento del fondo. L’aliquota è stata innalzata dal precedente 11% lo scorso giugno, ma rimane comunque molto vantaggiosa rispetto all’aliquota del 20% prevista per le altre forme di risparmio finanziario (sui titoli di Stato italiani e sui titoli emessi da Stati esteri compresi nella cosiddetta white list la tassazione è invece del 12,5%). Il vantaggio più significativo sul fronte fiscale, comunque, è quello sui contributi versati, che possono essere dedotti dal reddito imponibile nella misura di 5.164,57 euro ogni anno. I contributi saranno poi tassati al momento dell’erogazione della pensione.

L’aliquota massima applicata sarà del 15%, che si riduce progressivamente in funzione degli anni di iscrizione alla forma complementare (dal sedicesimo anno di permanenza l’aliquota si riduce di uno 0,30% per ogni anno di partecipazione), fino a un minimo del 9% (per godere di un’aliquota del 9% è necessaria una permanenza nel fondo di almeno 35 anni).

Anche il trattamento di fine rapporto (Tfr) conferito alla previdenza complementare subirà la medesima tassazione, in quanto concorrerà a formare la pensione. Al contrario, se viene mantenuto in azienda la situazione è ben diversa, perché in quel caso il Tfr subirà “la tassazione separata” con un’aliquota calcolata come media tra le 5 aliquote Irpef, che variano da un minimo del 23% a un massimo del 43 per cento.

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