Opinione della Settimana

Arpinge, la finanza al servizio dell’industria

Arpinge(Autore: Gianni Ferrante – Previnforma)

Nasce una società d’investimento in infrastrutture e immobiliare costituita da tre Casse di previdenza

Dalle parole ai fatti. La finanza al servizio dell’industria. Un piccolo esempio probabilmente, ma in una così lunga fase stagnante di risorse e progetti costituisce un evento concreto positivo.

Qual è il fatto? Il lancio di Arpinge. Non la località del Kent situata a sud-est di Londra, ma la nuova società d’investimento in infrastrutture e immobiliare che opera nella logica del project financing. Non un semplice fondo immobiliare o infrastrutturale, ma una SpA costituita da alcune Casse di previdenza delle professioni tecniche, del territorio, ovvero: la Cassa dei geometri (Cipag), quella dei periti industriali (Eppi) e quella degli ingegneri e degli architetti (Inarcassa).

Il progetto, già operativo da alcuni mesi, è stato presentato oggi a Roma nel corso di una Conferenza stampa dal titolo “Il circolo virtuoso tra previdenza ed economia reale”, alla quale sono intervenuti Franco Bassanini, presidente Astrid, Paolo Buzzetti, presidente Ance, Stefano Scalera, del ministero dell’Economia e delle Finanze, Andrea Tinagli, capo ufficio Roma Bei, Nicolas Firzli, direttore generale del World Pension Council, oltre ai rappresentanti delle Casse coinvolte.

Come ha raccontato l’amministratore delegato di Arpinge, Federico Merola: “Il progetto nasce innanzitutto dalla consapevolezza delle significative opportunità associate all’impiego di risparmio previdenziale in capitale fisso produttivo, secondo una logica di promotore  industriale analoga a quella di illustri esempi esteri di successo che hanno dimostrato i significativi benefici di questa impostazione per gli investitori e per l’economia reale”.

Come è emerso dal dibattito il riferimento internazionale, in termini positivi, è andato soprattutto verso le esperienze canadesi e australiane; meno verso quelledella Gran Bretagna dove, ad esempio, l’esperienza della Pension Investment Platform, ha sofferto di limiti di dirigismo derivanti anche dalla sua origine di emanazione pubblica, dal suo essere stata in qualche imposta dalla volontà governativa.

Ma cosa ha fatto finora in concreto Arpinge? Dopo aver esaminato 133 progetti per investimenti complessivi pari a 3,8 miliardi di euro (dei quali circa 700 milioni di euro di possibile impegno diretto della Società, e averne poi selezionati 51, per investimenti nel triennio 2014-2016 di circa 340 milioni di euro (dei quali circa 160 rappresentano i possibili investimenti diretti di Arpinge), nell’immediato si è concentrata su 15 progetti, in fase più avanzata di analisi e trattativa – divisi fra infrastrutture e immobiliare, con una rilevante quota greenfield – per i quali è attivabile un investimento complessivo di 140 milioni (di cui 50 di competenza della Società).

Le operazioni sono distribuite sulle diverse aree geografiche del Paese e coinvolgono settori che vanno  dall’energia, ai parcheggi, alle reti gas, alle residenze sanitarie assistite, alle scuole, alla logistica, fino a immobili in fase di privatizzazione.

L’attenzione di Arpinge è comunque rivolta verso possibili iniziative e collaborazioni con la Cassa depositi e prestiti e con la Banca europea per gli investimenti che prevedono l’utilizzo di altri strumenti (project bond).

A margine della Conferenza stampa Previnforma ha rivolto alcune domande all’Amministratore delegato, Federico Merola.

Previnforma: Qual è, secondo lei, il tratto peculiare, originale, di questa nuova esperienza che, stando agli interventi che si sono succeduti, ha ricevuto una positiva accoglienza?

Merola: La novità, per così dire, è che siamo un investitore non un follower. Siamo un promotore: mettiamo l’equity, mettiamo l’industria, con i soldi della previdenza, come fanno altri operatori in altri mercati, per creare una nuova figura, quella del promotore puro, altrimenti non si esce mai dalla trappola tra conflitti d’interesse di banche, costruttori e gestori.

Previnforma: Da quest’esperienza quale indicazione può arrivare al più ampio dibattito in corso tra investitori istituzionali, Fondi pensione e possibile impiego di loro quote di risorse per il sostegno dell’economia reale?

Merola: L’indicazione è che quando si capisce che bisogna mettersi insieme, fondersi, crescere, magari rinunciando a qualche posto nei Consigli d’amministrazione, a qualche livello d’autonomia, guadagnando però in capacità di governance, di gestire processi più complessi, allora la distanza dall’economia reale, cioè dal vero rendimento del risparmio, si riduce. Quando si cresce di scala e ci si mette insieme la distanza dall’economia reale si riduce. L’altro aspetto fondamentale riguarda la governance di questa Società: distinzione dei ruoli. Il management è il management e deve avere autonomia; il socio – soprattutto quello previdenziale – non ha una cultura e un’esperienza tecnica per poter approvare un progetto. Quindi la governance, ovviamente a valle di processi trasparenti valutati, e sulla base dei risultati, deve contenere una forte autonomia del processo manageriale.

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