Opinione della Settimana

Dall’export alle fusioni, dietro ogni opportunità si nasconde un’insidia

Risk Manager Imc

(Autore: Luigi Dell’Olio – Repubblica Affari & Finanza)

Parlano gli operatori impegnati in prima linea nella prevenzione del rischio d’impresa. “Occorre anticipare e pianificare le azioni più adatte a fronteggiare un evento imprevisto”

La gestione dei rischi in ambito aziendale è spesso all’insegna del “vorrei, ma non posso”. Rispetto al passato, oggi sono molte di più le imprese che percepiscono l’importanza di attuare piani di risk management, ma spesso i desiderata si fermano di fronte ai costi da sopportare e alla mancanza di risorse umane in grado di metterli in pratica. Inoltre, anche se i piani vengono messi in campo, spesso sono limitati nel loro raggio d’azione, trascurando i rischi emergenti. Qualche indicazione in merito la offre Luciano Lucca, presidente di Assiteca: «I temi caldi in questo momento sono legati alla supply chain, alla responsabilità ambientale, ai sistemi informatici e alle responsabilità di amministratori e dirigenti», spiega. In questo ambito l’attenzione del legislatore si è fatta più pressante, dopo i numerosi scandali degli ultimi anni. Vi è poi un altro filone evolutivo legato all’andamento congiunturale: «In molti casi è necessario concentrarsi sulla sopravvivenza dell’azienda», sottolinea Lucca. Per questo «bisogna focalizzare l’attenzione sul concetto di prevenzione per poter anticipare e pianificare i comportamenti più adatti a fronteggiare un evento e gestire, quindi, l’imprevisto».

Nel 2010 l’azienda ha lanciato ilPremio Assiteca per segnalare le società che maggiormente si sono mostrati sensibili alla tematica del risk management. Dopo aver affrontato nelle precedenti quattro edizioni la gestione del rischio in tema di sicurezza sul lavoro, dei crediti commerciali, della business continuity e della compliance, quest’anno il premio punta a scoprire le eccellenze nell’export. «Gli scambi commerciali con l’estero sono un’opportunità per crescere e acquisire maggiore competitività — sottolinea Lucca —. Ma fare export senza pianificare e gestire ogni fase dell’attività può essere estremamente rischioso ed inefficiente».

Il deficit di copertura assicurativa riguarda soprattutto le Pmi, secondo uno studio condotto dal Cineas-Politecnico di Milano, il 68% delle Pmi percepisce il tema dei rischi come una minaccia seria per il proprio business, un dato che risulta in crescita del 20% rispetto a un anno fa. «Ragioni culturali di sottovalutazione dei rischi si sommano alle limitate disponibilità di budget», commenta il presidente del Cineas, Alfonso Bertani. Il quale ricorda che «il rischio non è di per sé negativo. Anzi in alcuni casi può rappresentare un’opportunità di crescita, a patto di saperlo gestire».

La gestione dei rischi è più comune tra le aziende più strutturate. «La difficile situazione dell’economia pesa anche in questo ambito però — avverte Fabio Carniol, managing director per l’Italia di Towers Watson. Vi è una grande attenzione sul fronte dei costi, con una conseguente pressioni sui broker, chiamati a dimostrare il valore generato dal servizio da loro offerto». Il restringimento del perimetro di intervento pubblico nell’ambito del welfare sta spingendo, inoltre, a una crescita di attenzione verso i piani di employee benefit, «che ormai rientrano a pieno titolo nella mappatura dei rischi», aggiunge Carniol.

Il difficile scenario economico, combinato con le normative sempre più stringenti, rischia di creare un cortocircuito in ambito aziendale. Secondo uno studio commissionato dalla lawfirm Clifford Chance a The Economist Intelligence Unit, oggi vi è una crescente avversione ai rischi da parte delle aziende, cosa che finisce con il limitare i piani di crescita del business. Inoltre, vi è anche una sottovalutazione dei rischi emergenti, come quelli informatici.

«La gestione dei rischi ha assunto negli anni una connotazione sempre più strategica e oggi coinvolge varie funzioni aziendali, come evidenzia il nostro Progetto Darwin, uno studio che ne ha analizzato l’evoluzione in base ai bilanci di 100 società italiane quotate. Inoltre spetta al cda dare un indirizzo alle politiche di risk management — commenta Andrea Bono, direttore centrale di Marsh. L’indagine evidenzia come anche la top-ten dei rischi più sentiti sia cambiata nel tempo passando da rischi quali variazioni nei tassi di cambio e nei prezzi delle materie prime, a tematiche come reputazione e compliance».

In una fase in cui a livello globale impazzano le operazioni di m&a, anche questo ambito finisce nel mirino degli assicuratori. «Le fusioni e acquisizioni presentano numerosi fattori di rischio che — se non correttamente gestiti — possono portare al fallimento dell’operazione, se non della stessa società», spiega Vincenzo Aliotta, financial istitutions specialty director di Aon. Le coperture assicurative dedicate alle operazioni di m&a sono le warranties & indemnities e le litigation buy out: «Le prime coprono tutte le garanzie che sono state rilasciate dal venditore della azienda target all’acquirente e che sono state negoziate e riportate nel contratto di compravendita tra le parti — spiega Aliotta —. Mentre le seconde intervengono in fase di negoziazione, trasferendo i rischi sull’assicuratore». Si tratta di un ambito innovativo e questo fa sì che non esistano polizze standardizzate, ma si proceda con soluzioni personalizzate.

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