Opinione della Settimana

Assicurazioni: Furto d’auto, nessun risarcimento in mancanza di prova d’acquisto

Auto - Furto (3) Imc
(Autore: Alessio Ubaldi, consulente legale di impresa ed enti locali – Quotidiano Giuridico)

Il contraente che non sia in grado di produrre i documenti relativi all’acquisto del veicolo non può pretendere dalla propria compagnia assicurativa di essere indennizzato nell’ipotesi in cui il bene sia oggetto di furto o rapina. Lo ha stabilito la terza sezione civile del Tribunale di Bologna, con sentenza del 5 agosto 2014.

La vicenda controversa trae origine da un furto d’auto. Il proprietario del veicolo, accortosi della sottrazione subita, ha denunciato l’accaduto alle autorità di polizia per poi rivolgersi alla propria compagnia assicurativa al fine di ottenere l’indennizzo concordato per i casi di furto o incendio.

Tuttavia, al cliente non è stato riconosciuto alcunchè. La compagnia, infatti, si è rifiutata di corrispondere l’indennizzo richiesto in ragione della mancata produzione, da parte dell’assicurato, della prova d’acquisto del veicolo assicurato. L’auto rubata, infatti, seppur regolarmente registrata presso gli uffici competenti, era stata acquistata in contanti all’esito di una trattativa tra privati mai documentata.

Tali giustificazioni hanno obbligato il cliente a citare in giudizio la compagnia. Al Tribunale adito è stata chiesta la condanna al pagamento della somma  pari al valore del veicolo, decurtata della percentuale di franchigia. La società convenuta, nel chiedere il rigetto della domanda, ha ribadito le sue ragioni al giudice civile, facendo leva sulla piana lettura delle clausole contenute nel contratto assicurativo. Secondo la difesa della compagnia, infatti, il cliente – in violazione delle condizioni generali di assicurazione – non avrebbe reso disponibile alcun documento attestante l’acquisto del veicolo né il certificato di spossessamento;  sicchè –  in presenza della sola denuncia di furto – nessun risarcimento poteva essere erogato.

Il Tribunale di Bologna, nel risolvere la lite, ha optato per il rigetto della domanda.

Ed invero, secondo il giudice di merito nessun rimprovero poteva essere mosso contro la condotta della ente assicurativo, posto che le condizioni contrattuali pattuite – con dizione chiara e inopinabile – obbligavano l’assicurato, in ipotesi di furto, a produrre una serie di documenti a pena di decadenza dal diritto al ristoro.

In dettaglio, il Tribunale ha richiamato l’accordo nella parte in cui si specificava che, in caso di perdita totale del bene assicurato per furto o rapina “a pena di decadenza” e “oltre alla denuncia”, l’assicurato avrebbe dovuto inviare all’impresa: l’estratto cronologico generale e certificato di spossessamento (da richiedersi al Pubblico registro automobilistico); la carta di circolazione e il certificato di proprietà; la fattura o altra documentazione d’acquisto del veicolo; la documentazione attestante l’avvenuto pagamento del mezzo (copia assegno, bonifico bancario, eventuale contratto di leasing o finanziamento); la serie completa delle chiavi, tessere identificative e stampigliature con i seriali (fornite da casa madre) di cui è dotato il veicolo assicurato; ogni altra documentazione richiesta specificamente dall’impresa stessa.

A nulla è valsa l’eccezione dell’assicurato circa la materiale impossibilità di dar prova dell’acquisto del veicolo sottratto. L’essere divenuto proprietario del bene a seguito di un accordo verbale – senza nemmeno la prova dell’avvenuto pagamento – non rappresentava, per il Tribunale, un motivo sufficiente per opinare nel senso dell’applicabilità, ad ogni costo, della garanzia.

La sentenza merita particolare attenzione per la netta presa di posizione assunta in favore dell’impresa. Allo stato, è appena il caso di osservare come l’esigenza di salvaguardare l’interesse dell’ente sia comunque prevalsa per effetto di un (discutibile) formalismo negoziale, che potrebbe non essere altrettanto apprezzato nei successivi gradi di giudizio.

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