Opinione della Settimana

Le Casse provano a correre ai ripari

Cassa ragionieri Imc

(Autore: Matteo Prioschi – Il Sole 24 Ore)

La contrazione dei redditi dei professionisti ha ripercussioni sul fronte pensionistico, soprattutto per i più giovani. Nel recente passato, per garantire la sostenibilità dei bilanci a lungo termine come richiesto dalla legge, la maggior parte delle Casse di previdenza è passata, seppur con modalità diverse, dal sistema retributivo a quello contributivo o aggiornato alcuni parametri se quest’ultimo era già in vigore.

Le strategie

Questo significa che, in via generale, per garantirsi un assegno pensionistico adeguato è necessario versare contributi con costanza e in misura superiore al passato. Non è, quindi, un caso se le aliquote inferiori al 10% previste per il contributo soggettivo siano un ricordo. Il 10% oggi può essere considerato il valore minimo, ma in più di un caso si versa il 12 o 14% del reddito professionale netto, con la prospettiva di salire ulteriormente nei prossimi anni. Inoltre, per garantire una pensione adeguata, più di una cassa sfrutta la possibilità, introdotta dalla legge Lo Presti (la 133/2011), di usare parte del contributo integrativo, in precedenza destinato ad altre finalità tra cui la copertura delle spese di gestione o prestazioni assistenziali. Ciò significa che una quota di questa voce (per legge può oscillare tra il 2 e il 5% del volume d’affari) viene dirottata a beneficio della futura pensione. La Cassa di previdenza dei dottori commercialisti, per esempio, retrocede un quarto dell’integrativo, pari al 4% del volume d’affari (quindi l’1%), al montante contributivo, con un meccanismo che prevede una riduzione della retrocessione con l’incremento dell’età. In questo modo il tasso di sostituzione della pensione passa dal 35 al 38% a fronte di un contributo soggettivo al 14 per cento. Altra possibilità per incrementare il montante contributivo messa a disposizione degli iscritti da alcune Casse è innalzare l’aliquota del contributo soggettivo o versarne uno aggiuntivo.

Il problema versamenti

Tutte queste misure adottate negli ultimi anni devono, però, fare i conti con la crisi che ha ridotto i redditi degli iscritti, tanto da far aumentare in misura consistente il numero dei professionisti che fatica a versare i contributi minimi, come emerso ieri a Bologna nel corso di un convegno dell’Anc (Associazione nazionale commercialisti) dove si è discusso anche del futuro delle casse di previdenza. Mauro Scarpellini, docente di finanza previdenziale, ha sottolineato come sia sempre più difficile per gli enti previdenziali incassare i contributi. «Secondo gli ultimi dati della Corte dei conti – ha affermato Scarpellini – circa 50mila avvocati, più o meno un terzo degli iscritti all’Ordine, sono morosi verso la propria cassa di previdenza che ha crediti per circa 692 milioni di euro. Non meglio stanno gli architetti con crediti di oltre 700 milioni».

I giovani

Dunque, se a fatica si arriva a conferire all’ente di previdenza il 10 o il 14% del reddito, difficilmente un giovane, che di norma ha un volume d’affari contenuto perché a inizio carriera, è disposto a incrementare tale aliquota. Da qui la necessità di prevedere agevolazioni. La Cassa forense, per esempio, ha previsto che i praticanti con abilitazione al patrocinio possono iscriveri su base volonaria e versare il contributo soggettivo al 50% mentre a quello integrativo non si applica il valore minimo. Inarcassa (ingegneri e architetti) applica una riduzione di un terzo dei contributi minimi nei primi cinque anni di iscrizione, ma con l’integrazione figurativa a carico dell’ente se si raggiungono i 25 anni di contribuzione, in modo da non penalizzare l’assegno finale. Non mancano poi prestiti a condizioni agevolate per avviare l’attività professionale.

La demografia

Oltre alla riduzione dei redditi si deve fare i conti con l’evoluzione demografica, che determina un aumento dei pensionati in rapporto ai lavoratori attivi. E poiché il nostro sistema previdenziale prevede che le pensioni di oggi siano pagate con i contributi di chi versa ora (non con quelli accumulati nel tempo da ogni soggetto) diventa sempre più difficile bilanciare entrate e uscite, tanto più che i già pensionati beneficiano interamente degli effetti del sistema contributivo che svincola l’importo dell’assegno da quanto effettivamente versato durante l’attività professionale. Le Casse sono intervenute anche su questo fronte, aumentando i requisiti per accedere alla pensione e introducendo correttivi al sistema di calcolo anche per chi è prossimo alla pensione. Correttivi che, come dimostra una recente sentenza della Corte di cassazione nei confronti della Cassa ragionieri, rischiano di non superare l’esame dei giudici.

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