Opinione della Settimana

Fininvest, il trust è l'ipotesi privilegiata per Mediolanum

Gruppo Mediolanum (2) Rettangolare(Autore: Laura Galvagni – Il Sole 24 Ore)

Dopo l’incontro con i legali di fiducia. Il trust utile per ridurre l’ingerenza sulla partecipata. Sullo sfondo l’ipotesi delle dimissioni dei sette consiglieri del Biscione

La vicenda Mediolanum-Fininvest è stata al centro dell’incontro tra i vertici della holding e i legali di fiducia, tenuto nelle scorse ore, per provare a definire il percorso ideale di smobilizzo del 20% di Mediolanum stessa. L’idea era quella di individuare una serie di opzioni praticabili da sottoporre poi a un prossimo consiglio di amministrazione del Biscione. Cda che, si immagina, potrebbe tenersi già in settimana sebbene allo stato non sia ancora partita alcuna convocazione ufficiale. Al momento, risulta che una delle opzioni maggiormente condivise, per poter poi affrontare con calma l’intera questione, possa essere e quella di trasferire a un trust l’intero pacchetto. Sebbene Bankitalia abbia concesso a Fininvest 30 mesi di tempo per valorizzare la quota che eccede il 9,9%, l’auspicio è che l’ingerenza sulla gestione della società possa essere ridimensionata in tempi certamente più stretti. In ragione di questo, il trust può rappresentare uno strumento utile.

Ogni decisione verrà comunque presa nel prossimo consiglio. Compresa l’ipotesi che per rendere ancora più efficace la separazione tra Fininvest e Mediolanum, i rappresentanti della holding in seno al consiglio della partecipata possano valutare di compiere un passo indietro. Al momento, compresi gli indipendenti, sono sette i consiglieri Mediolanum di nomina Fininvest rispetto a un board composto complessivamente da 15 membri. Da capire se le dimissioni sino un atto davvero necessario ma, si apprende, potrebbe essere una delle opzioni da valutare. Tra i consiglieri figurano Pasquale Cannatelli, amministratore delegato di Fininvest, Luigi Berlusconi e Alfredo Messina, storico collaboratore di Silvio Berlusconi. Come è noto l’intera vicenda nasce dalla trasformazione in banca di Mediolanum, un passaggio che ha imposto a Bankitalia la verifica degli azionisti oltre al 10%.

La perdita del requisito di onorabilità in capo a Silvio Berlusconi, complice la condanna per frode fiscale, ha così comportato la richiesta da parte della Vigilanza, di intesa con Ivass, di procedere al ridimensionamento di Fininvest nel capitale di Mediolanum. Ora si sta studiando quale strada percorrere per ottemperare al diktat. Il trust potrebbe essere l’occasione per parcheggiare temporaneamente la quota e quindi procedere a una dismissione ordinata del pacchetto. Ennio Doris nei giorni scorsi si è detto disponibile a rilevare fino al 10% del capitale. Cosa che Doris può fare ma nell’arco di 24 mesi e in due tranche distinte, ciascuna del 5%. In modo da evitare un possibile obbligo d’Opa. Resta un altro 10% che potrebbe però venir veduto sul mercato. Ciò a patto che i figli di Berlusconi non decidano di rilevare per intero la partecipazione. L’esborso è tuttavia significativo, la cifra supera i 700 milioni e bisogna capire se ci sia effettivo interesse. Considerato anche che il diktat di Banca d’Italia ha prodotto lo scioglimento del patto di sindacato tra Fininvest e la famiglia Doris che ha fin qui governato Mediolanum.

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