Opinione della Settimana

Garage responsabile del furto dell'auto col tagliando contraffatto

Cassazione - Esterno (2) Imc

(Autore: Francesco Machina Grifeo – Quotidiano del Diritto)

Scatta la responsabilità della società che gestisce il garage – in quanto depositaria del bene – per il furto dell’auto avvenuto mediante consegna del mezzo ad un terzo estraneo munito di un tagliando contraffatto per il ritiro. Al depositario, per essere esonerato dall’obbligo del risarcimento del danno, non basta neppure sostenere di avere usato la «diligenza del buon padre di famiglia», in quanto la sua responsabilità «si presume», dovendo egli provare che l’inadempimento sia derivato «da causa a lui non imputabile». Lo ha stabilito la Corte di cassazione, con la sentenza 22807/2014, respingendo il ricorso della società che gestiva l’autorimessa.

I fatti
– La vicenda che risale al lontano 1992 origina dal furto di una costosa Mercedes Benz avvenuta in un garage di Milano quando il giorno successivo alla consegna si era presentato a ritirare l’auto un uomo munito di contromarca falsa. Il custode però non si è avveduto di nulla ed ha riconsegnato il mezzo al ladro. A complicare le cose anche il fatto che l’auto era in leasing. L’assicurazione, dunque, ha indennizzato la società concedente il leasing con oltre 116mila euro, di cui 23mila pagati direttamente all’utilizzatore, che quantificò il «danno residuo» in altri 43mila euro, poi accordati in secondo grado.

La sentenza di merito
– Per la Corte d’Appello, infatti, «al contratto atipico di posteggio si applicano le norme relative al deposito sicché il depositario assume contrattualmente nei confronti del depositante l’obbligo della restituzione della cosa nello stato in cui è stata consegnata e il conseguente obbligo, in caso di sottrazione, di risarcimento del danno, salvo che fornisca la prova, sul medesimo incombente, della imprevedibilità ed inevitabilità della perdita della cosa nonostante l’uso della diligenza richiesta per la sua attività e comunque quella del buon padre di famiglia; dunque la colpa del depositario si presume e detta presunzione può essere superata solo se costui prova che l’inadempimento sia derivato da fatto a lui non imputabile». Mentre nel caso specifico non era stato provato che «l’addetto alla riconsegna avesse diligentemente verificato l’autenticità del predetto tagliando o avesse accertato che il possessore era autorizzato al ritiro».

Il ragionamento della Corte
– Ragionamento condiviso dalla Suprema corte secondo cui «in caso di furto della cosa depositata, il depositario non è esente da responsabilità ove si limiti a dimostrare di avere usato nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia prescritta dallart. 1768 cod. civ., ma deve provare a mente dell’art. 1218 cod. civ. che l’inadempimento sia derivato da causa a lui non imputabile». Infatti, come sostenuto anche in sede di appello «comunque … sarebbe stato onere del depositario diligente verificare l’autenticità del tagliando esibitogli». È dunque «mancata una prova idonea della insuperabilità dell’errore in cui cadde l’addetto del garage nel momento in cui non rilevò la non autenticità del contrassegno». Mentre «ovviamente» tal prova «non poteva desumersi dalla mera allegazione della parte interessata circa l’idoneità della contraffazione ad “ingannare chiunque”».

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