Opinione della Settimana

Assicurazioni: per il subagente infedele ne risponde la società intermediatrice

Cassazione - Esterno Imc

(Autore: Giampaolo Piagnerelli – Quotidiano del Diritto)

È la subagenzia a dover rispondere in via diretta per l’operato irregolare di un proprio dipendente. Non è, quindi, l’agenzia principale che può essere chiamata in causa in presenza di comportamenti fraudolenti operati dal subagente infedele. Lo chiarisce la Cassazione con la sentenza n. 23448/2014.

I fatti – Alla base della vicenda una richiesta da parte di clienti ingannati nei confronti di un importante gruppo assicurativo che, tuttavia, si era difeso eccependo come i prodotti fossero stati offerti non da un agente facente capo all’agenzia medesima, ma da un subagente appartenente ad altra impresa. La Corte ha chiarito come dovesse essere riconosciuto nei confronti della società intermediatrice una responsabilità ex articolo 2049 del codice civile (Responsabilità dei padroni e dei commercianti) in funzione del rapporto di collaborazione lavorativa tra subagenzia e subagente. Si tratta, quindi, di un’evidente triangolazione nella quale l’agenzia di assicurazioni avrebbe potuto avere delle responsabilità solo e nella misura in cui avesse avuto un controllo diretto anche sui collaboratori della ditta subagente. Eventualità che nel caso concreto non si è verificata.

Il principio di diritto – E, quindi, il principio di diritto al quale si deve fare affidamento è il seguente: «in caso di condotte lesive di terzi da parte di un agente di un’impresa intermediatrice di prodotti assicurativi altrui, l’impresa ne risponde ai sensi dell’articolo 2049 del codice civile se le modalità delle condotte rientrino comunque anche in senso lato nelle incombenze dell’agente; in caso contrario essa ne risponde, in applicazione del principio dell’apparenza del diritto all’elemento dell’occasionalità necessaria nel paradigma normativo detto, in caso di buona fede incolpevole dei terzi e di mancata dimostrazione dell’adozione delle misure ragionevolmente idonee, in rapporto alle peculiarità del caso concreto, a prevenire le condotte devianti degli agenti».

Conclusioni – Il principio che riconosce interamente la responsabilità dell’intermediatrice è stato enunciato anche in funzione dell’enorme proliferazione di prodotti che, nati come assicurativi, grazie a campagne molto spinte di marketing, hanno assunto delle connotazioni sempre più innovative, da renderli simili a prodotti finanziari veri e propri. Il tutto, si legge nella sentenza, con un margine di speculazione sempre crescente, «anche in rapporto alle agevolazioni fiscali pro tempore previste e dalla personalizzazione spiccatissima» e questo a discapito di una clientela che non sempre possiede quel bagaglio culturale necessario per riuscire a discernere il raggiro dalla bontà del proprio investimento.

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