Opinione della Settimana

«Aumento di capitale Cattolica indispensabile per crescere»

Paolo Bedoni (2) Imc

(Autore: Lucio Bussi – L’Arena)

Paolo Bedoni, presidente della compagnia assicurativa: «Operazione a sostegno del piano industriale». «In Borsa sotto attacco speculativo, ma alla fine il mercato riconoscerà il nostro valore. La solidità si misura nel tempo. Soci e azionisti avranno le soddisfazioni che meritano»

Domani (oggi, ndIMC) prende il via l’aumento di capitale da 500 milioni di euro di Cattolica Assicurazioni. Dall’annuncio il 18 settembre della decisione di procedere all’unanimità da parte del consiglio di amministrazione all’operazione a venerdì sera il titolo di Cattolica Assicurazioni in Borsa è sceso da 15,85 a 9,90 euro per azione. Una caduta a causa di «operazioni speculative», dice il presidente della compagnia, Paolo Bedoni (nella foto), ma alla fine i mercati «debbono prendere atto della reale consistenza delle aziende. E Cattolica questa consistenza ce l’ha». E lo sarà ancora di più, dice il presidente proprio grazie all’aumento di capitale a sostegno del piano industriale 2015-2017 che prevede un utile netto al 2017 pari a 207 milioni una redditività del capitale del 9% e una raccolta premi a 5,8 miliardi di euro.

Dopo il via libera della Consob, l’autorità che vigila su Borsa e mercati, domani (oggi, ndIMC) ci sarà quindi il test del mercato con la quotazione delle azioni e dei diritti.

Oltre a migliaia di piccoli soci e azionisti nella compagine azionaria ci sono alcuni azionisti di rilievo tra cui la Banca Popolare di Vicenza che detiene oltre il 12% del capitale e la compagnia assicurativa spagnola Mapfre che ha l’8,4. Entrambe le società hanno componenti nel cda della Cattolica che ha votato all’unanimità l’aumento.

Si tratta di oltre il 20% del capitale complessivo che dovranno sborsare, se aderiranno in toto; complessivamente oltre cento milioni. Una cifra importante in un momento molto nervoso per i mercati.

Presidente Bedoni, come mai il cda ha deciso di sfruttare in questo momento, con i mercati finanziari altalenanti e grandi richieste di danaro, la delega all’aumento di capitale approvato dall’assemblea dei soci del 2011?

«Abbiamo deciso di procedere ora all’aumento di capitale perché esso è a sostegno del piano industriale che porterà Cattolica a crescere in modo significativo e a raddoppiare in tre anni l’utile netto di gruppo. Il piano va fatto ora perché questo è il momento in cui bisogna investire per essere competitivi sul mercato e per cogliere le occasioni di crescita. E perché dobbiamo misurarci con concorrenti, specialmente le grandi compagnie, che stanno facendo grossi investimenti. Se si sta fermi si diventa prede della loro aggressività».

Non era il caso di attendere un momento di maggiore calma del mercato?

«I mercati finanziari sono per definizione altalenanti ma alla fine devono prendere atto della reale consistenza delle aziende. Cattolica è un Gruppo sano, con i fondamentali a posto e con grandi potenzialità davanti a sé. Con il piano, grazie anche all’aumento, diverrà ancora più competitiva».

Ma la richiesta di denaro al mercato crea sempre una caduta del valore in borsa. Anche venerdì il titolo ha perso oltre il 17%, a 9,90 euro per azione. Una perdita di valore che inquieta soci e azionisti. Cosa c’è da aspettarsi con l’aumento?

«Il Piano di un’impresa non può e non deve dipendere dagli umori e dall’emotività dei mercati finanziari. Nel breve un titolo può anche essere oggetto di operazioni speculative, ma alla lunga trova la sua giusta valorizzazione nei risultati e nella redditività di un’azienda. Ripeto: i mercati sono per definizione altalenanti ma alla fine debbono prendere atto della reale consistenza delle aziende. E Cattolica questa consistenza ce l’ha. Eccome. È nel tempo che si misura la solidità di un’impresa, che vive di risultati e di emozioni del momento. I nostri soci e i nostri azionisti avranno modo di verificarlo con la terza trimestrale, che approveremo mercoledì e, ancora di più, con i risultati di fine d’anno».

E cioè?

«Pensiamo che avranno le soddisfazioni che meritano. Si renderanno conto che sarà stato conveniente aver aderito all’aumento di capitale».

I 500 milioni che arriveranno in cassa con l’aumento sono destinati per il 20 per cento (cioè 100 milioni) all’implementazione della parte tecnologica e innovativa. Gli altri 400 sono destinati alla crescita: 200-250 per sviluppare la rete e gli altri 150-200 per nuove acquisizioni o sviluppo di partnership. Dopo l’acquisizione di Fata nel giugno scorso su cosa puntate?

«In un mercato sempre più selettivo, per la crisi economica ma anche per la grande spinta dell’innovazione tecnologica, vince chi investe e si rinnova. Questo vale per tutti i settori, ma specialmente per quello assicurativo dove i prezzi si abbassano e la qualità dei servizi deve migliorare. Com’è giusto, i clienti sono diventati molto più esigenti e noi dobbiamo essere sempre più capaci di rispondere alle loro aspettative».

Certo. Ma sulle possibili acquisizioni?

«Il discorso delle possibili acquisizioni fa parte del percorso di crescita. Noi abbiamo scelto Fata perché sapevamo che era un business coerente con la nostra cultura e la nostra strategia di società cooperativa con forte legame con il territorio e con l’economia reale. Per le nuove acquisizioni ci muoveremo con la stessa logica e gli stessi principi. Perché su un punto non si discute: Cattolica rafforza, non snatura, il proprio modello di impresa cooperativa».

La bancassicurazione resterà uno dei punti focali del business della compagnia?

«Era e resta un punto focale anche perché le banche che distribuiscono i nostri prodotti sono anche nostre partner ed azioniste. È un legame forte, solido e di lungo periodo e con una forte sintonia sociale e culturale. Questo è uno dei punti forti del nostro modello d’impresa e abbiamo un interesse comune a rafforzarlo anche perché l’evoluzione del business assicurativo porterà a dare ancora più importanza a questo asset».

Il modello cooperativo, e quindi la non contendibilità, rimane dunque valido? La trasformazione in società per azioni avrebbe un senso per vivacizzare i corsi di Cattolica a Piazza Affari?

«Non solo rimane valido il modello cooperativo ma io sono convinto, oggi più che mai, che l’esperienza di Cattolica dimostri che esso è attuale e vincente. Tutto il nostro progetto tende a consolidare il modello e a renderlo ancora più sfidante sul mercato».

E la trasformazione in spa?

«Non esiste l’ipotesi di trasformare Cattolica in società per azioni. L’esigenza di vivacizzare i corsi a Piazza Affari verrà ampiamente soddisfatta dalla maggiore liquidità garantita proprio dall’aumento di capitale e quindi dalla maggiore consistenza patrimoniale della compagnia. È questo il modo migliore per combattere i giochi speculativi che oggi si possono fare con piccoli spostamenti. Domani non sarà più possibile e il titolo sarà più stabile ai suoi effettivi valori».

Quali iniziative verranno messe in campo per il territorio di riferimento della compagnia, che vede Verona in testa?

«La scelta di Verona come riferimento è coerente con tutto ciò. Qualche anno fa Cattolica stava volando altrove, ora le sue radici sono saldamente qui. Tutte le decisioni che abbiamo preso in questi anni sono andate nel senso della semplificazione e dell’accorpamento con respiro nazionale ma con base e sede centrale a Verona. E sarà sempre di più così nel futuro perché il legame con il territorio in cui Cattolica è nata resta un suo straordinario punto di forza».

Quindi cosa può attendersi il territorio?

«Con questa centralità del nostro rapporto con Verona e il Veneto va messa in relazione la scelta che abbiamo fatto di aderire a tutti gli aumenti di capitale fatti in quest’ultimo periodo dalle banche del territorio».

Ritiene che questa strategia sia vincente?

«Sì, noi siamo convinti che questo sistema di relazioni, anche dal punto di vista finanziario, vada consolidato e rafforzato».

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