Opinione della Settimana

Rc-auto: bonus-malus uguale per tutti

Comparazione Rc Auto Imc

(Autore: Gilberto Muraro – Lavoce.info)

Le polizze Rc-auto sono più care al Sud, dove gli incidenti sono più frequenti. Se è accettabile per la prima polizza, non lo è per quelle successive. Che dovrebbero tener conto solo del comportamento individuale, con tariffario bonus-malus uniforme in tutto il paese. Un aiuto alla guida corretta

IL PRIMO PREMIO. E QUELLI SUCCESSIVI

Vari esponenti politici hanno protestato contro la penalizzazione degli assicurati al Sud. Un diciottenne napoletano paga per l’assicurazione per responsabilità civile auto il doppio del coetaneo della Val d’Aosta. È giusto? Ed è socialmente conveniente? Il concetto di giustizia è sempre soggettivo. Nelle vecchie assicurazioni sociali si riteneva giusto adottare lo spirito mutualistico, per cui tutti pagavano lo stesso premio indipendentemente dal rischio soggettivo di malattia, e semmai si differenziava il premio in base al reddito.

Nel caso dell’auto, invece, la maggioranza ritiene che sia giusto che ognuno paghi il proprio rischio. I premi sono pertanto differenziati in base a tre elementi: le caratteristiche dell’auto, più o meno potente e più o meno vecchia; le caratteristiche del guidatore, penalizzando il giovane e neopatentato; la “pericolosità territoriale” che dipende dal comportamento degli altri e dalle caratteristiche ambientali e viene valutata di fatto attraverso la frequenza degli incidenti. È questo il fattore che penalizza il Sud. Il sistema, dunque, è articolato in modo grossolano. Ma è un difetto minore, se si considera che nei fenomeni di massa le distinzioni creano sempre complicazioni gestionali e aumentano le possibilità di elusione. Il punto critico è che tale sistema appare giustificato solo per determinare il premio assicurativo iniziale. I premi successivi, invece, dovrebbero adottare come riferimento necessario e sufficiente la storia individuale del guidatore assicurato, secondo un sistema di bonus-malus senza più aprioristiche differenze territoriali. Se un napoletano, guidando con particolare maestria e prudenza, evita ogni incidente nonostante l’alta pericolosità territoriale, non è giusto che paghi di più di un valdostano che guida in modo disinvolto e non incorre in incidenti solo grazie all’attento comportamento altrui.

ADDIO ALLE DIFFERENZE TERRITORIALI

Quale sarebbe la prevedibile conseguenza per le assicurazioni? Supponiamo che il cambiamento lasci invariato ovunque il numero degli incidenti: significa che in ciascun territorio deve rimanere invariato anche il gettito complessivo delle assicurazioni e che tale gettito sarà diverso tra i territori. Come prima, insomma. Ma adesso la differenza deriverebbe non da premi diversificati su base territoriale, bensì da diverse distribuzioni territoriali dei premi (con l’aggiunta che i premi dovrebbero crescere con il numero degli incidenti più in fretta di prima, così compensando le compagnie assicurative della rinuncia alle differenze territoriali). In altre parole, a parità di storia individuale del guidatore, si pagherebbe lo stesso premio in tutta Italia; ma a Napoli risulterebbero più numerosi i casi di guidatori con incidenti alle spalle e quindi soggetti a polizze più costose (e più costose di prima). Il sistema potrebbe essere reso più sofisticato adottando come variabile indipendente il costo anziché il numero degli incidenti; ma qui ci si limita a configurare in linea di massima l’approccio suggerito al posto delle attuali differenze territoriali. Oltre che più giusto, il bonus-malus uniforme in sede nazionale sarebbe socialmente più conveniente, sotto due profili: eliminerebbe i numerosi casi di residenze di comodo, che sono sempre fonte di una catena di altri sotterfugi; e soprattutto diminuirebbe il numero degli incidenti, sostituendo un più forte incentivo individuale a quello misto dell’attuale sistema, che accompagna il bonus-malus (incentivo individuale) alle differenza territoriali (incentivo collettivo). L’incentivo collettivo non funziona in gruppi sociali vasti come la popolazione provinciale, in cui nessuno può sentirsi sicuro che il proprio comportamento virtuoso sarà adottato anche dagli altri. E se non è sicuro, perché sacrificarsi in una guida particolarmente attenta che non incide sul fenomeno collettivo? Se invece il singolo sa che il suo comportamento virtuoso si tradurrà in una polizza molto meno costosa, ecco che si diffonde lo stimolo a guidare con attenzione. Alla lunga, ciò dovrebbe diminuire il monte premi complessivo.

In astratto, la soluzione sembrerebbe vincente sul mercato. La struttura dei premi assicurativi con il bonus-malus uniforme sarebbe infatti più “ripida” di quella oggi vigente con le differenze territoriali (i guidatori bravi pagherebbero meno, gli altri pagherebbero di più), sicché una compagnia assicurativa che volesse proporsi sul mercato con la nuova struttura tariffaria dovrebbe essere scelta dai bravi e abbandonata dai cattivi, venendo così a godere di una “positive selection”. Una esiziale “adverse selection” si manifesterebbe invece per le altre compagnie, che per salvarsi dovrebbero presto adeguarsi alla nuova prassi. Il fatto che ciò non sia avvenuto, implica qualche forma di collusione o è spiegabile anche in uno scenario concorrenziale?  Quesito aperto anche sull’ ipotesi di un intervento pubblico coercitivo. La libertà contrattuale garantita dalla normativa europea ammette restrizioni solo contro le differenze discriminatorie, ad esempio basate sul sesso o la razza, che vengono vietate per una scelta etica anche se dovessero risultare rilevanti come variabili esplicative della frequenza di incidenti. La distinzione territoriale rientra o meno in questa categoria?

Questioni applicative da approfondire, dunque. Tuttavia, non intaccano la conclusione sostanziale che ammette le differenze territoriali nei premi assicurativi per la polizza iniziale, ma postula il bonus-malus uniforme a livello.

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