Opinione della Settimana

Confedilizia e Assoedilizia bocciano la polizza obbligatoria contro le calamità

Assicurazione terremoto

(Fonte: Casa & Clima)

Gli italiani già pagano ogni anno quasi 600 milioni di euro ai Consorzi di bonifica per essere difesi dalle calamità naturali. La polizza obbligatoria avrebbe un costo individuale e sociale molto alto e risolverebbe poco

“Anche a voler credere che possa concepirsi e vararsi una polizza obbligatoria anticalamità a carico delle case in un momento di crisi come questo (caratterizzato, anche, da indiscrezioni su un nuovo aumento della tassazione locale sugli immobili), aspettiamo di sapere come si pensi di poter risolvere il problema su cui si sono sempre bloccate le precedenti iniziative, anche governative, per la polizza anticalamità”. Così in una nota il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani. Ricordiamo che è stata presentata in Senato una bozza di disegno di legge recante la Disciplina dell’assicurazione degli immobili a copertura dei rischi derivanti da calamità naturali.

COSÌ GLI ITALIANI PAGHEREBBERO DUE VOLTE. “Gli italiani – ricorda Sforza Fogliani – pagano ogni anno quasi 600 milioni di euro, di cui più di 200 euro a carico dei proprietari urbani, ai Consorzi di bonifica per essere difesi dalle calamità naturali. Ora si vorrebbe obbligarli a stipulare, per proteggersi dai medesimi fenomeni, una polizza assicurativa, sotto la pressione di lobby ben note, che a tale pratica si dedicano da molti anni. Ma come si può pensare di imporre agli italiani di pagare due volte per la medesima ragione? E comunque, come si calcolerebbe il premio assicurativo ove si paga già il contributo di bonifica e quindi il rischio calamità è per definizione minore?”.

BOCCIATURA DALL’ANTITRUST. Il presidente di Confedilizia ricorda inoltre che la polizza obbligatoria anticalamità è già stata sonoramente bocciata dall’Antitrust. “Una copertura assicurativa generale contro le calamità naturali – scrive l’Autorità garante della concorrenza e del mercato – comporta rilevanti e inevitabili limitazioni alla regola della concorrenza” (Parere 12 aprile 1999). “Non si può dimenticare – scrive ancora l’Antitrust – che l’imposizione di un obbligo assicurativo contribuisce a irrigidire la domanda dei consumatori, che saranno indotti ad accettare le condizioni praticate dalle imprese, anche quando le considerano particolarmente gravose” (Parere 20 novembre 2003).

ASSOEDILIZIA: LA POLIZZA OBBLIGATORIA AVREBBE UN COSTO INDIVIDUALE E SOCIALE MOLTO ALTO E RISOLVEREBBE POCO. Serie perplessità sulla polizza obbligatoria anticalamità per gli immobili sono state espresse anche dal presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici. “A ben vedere, sul piano sostanziale risolve ben poco, mentre presenta un costo individuale e sociale molto rilevante”, sostiene Colombo Clerici. “Caricare i circa 40 milioni di unità residenziali e complementari del costo obbligatorio della assicurazione, significa onerarle in misura dai 5 ai 6 miliardi di premi assicurativi annui, in una fase economica di grave crisi del settore immobiliare ed in una prospettiva di trattamento fiscale non certo favorevole, nella quale qualsiasi previsione d’incentivazione attraverso forme di defiscalizzazione, seppur auspicabile, potrebbe risultare nell’immediato irrealistica e velleitaria. Lo abbiamo potuto constatare – ricorda il presidente Assoedilizia – in particolare in occasione della stretta fiscale sugli immobili intervenuta nel 2011/2012, con la riduzione della deduzione forfetaria dei costi di produzione del reddito locativo. Quindi, una prospettiva di defiscalizzazione, allo stato dei fatti, irrealistica e velleitaria nell’immediato, tanto per il nuovo prodotto edilizio, quanto per il patrimonio immobiliare già destinato a produrre reddito”.

ALIBI PER L’INERZIA DELLO STATO. Colombo Clerici osserva che “Prendere in considerazione solo il rischio-terremoto e trascurare gli altri rischi legati alle diverse calamità naturali (quali inondazioni, esondazioni, frane, smottamenti) o legati agli eventi catastrofali per l’uso del gas dei quali ricorre una casistica quasi quotidiana, significherebbe lasciare il problema irrisolto. Per converso, includere questa copertura nella garanzia, a parte la questione del presumibile aumento dei costi, significherebbe fornire allo Stato se non l’alibi, quanto meno una via di uscita per venir meno al compito istituzionale legato alla tutela, alla salvaguardia, alla sicurezza del territorio attraverso stanziamenti, come storicamente è avvenuto sia pure in maniera disorganica ed insufficiente, di adeguati investimenti. Quando lo Stato già percepisce imposte per assolvere a questo compito. Sarebbe in altri termini il colpo di grazia al Bel Paese”.

I COSTI FATTI USCIRE DALLA PORTA RIENTREREBBERO DALLA FINESTRA. “D’altro lato – aggiunge il numero uno di Assoedilizia – poiché il sistema assicurativo, soprattutto considerando l’entità delle catastrofi ambientali degli ultimi anni, potrebbe non essere in grado di fronteggiare autonomamente indennizzi di tale portata, lo Stato si ridurrebbe comunque a far da riassicuratore delle compagnie di assicurazione; i costi fatti uscire dalla porta rientrerebbero dalla finestra. In ogni caso ritengo che, sul piano dell’equità e della ragionevolezza costituzionale, qualsiasi forma di chiamata diretta, in via obbligatoria, dei cittadini a concorrere nell’onere di fronteggiare le calamità naturali (siano esse solo i fenomeni tellurici o anche gli altri fenomeni naturali) rappresenti una forma larvata ed indiretta di ulteriore imposizione tributaria”.

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